Care amiche, liebe Freunde

Caritas io&du – 4.2018

Il tempo che precede e segue la Pasqua ci conduce attorno a una tavola dove qualcuno prende il pane, lo spezza e lo condivide. La tavola è il luogo attorno al quale si riunisce la comunità. Il pane sono i doni che tutti noi riceviamo, a cominciare dalla vita e dal tempo che ci sono concessi. Quella vita e quel tempo siamo chiamati a condividerli. A spezzarli. A moltiplicarli.

Fare memoria dello “spezzare il pane” significa ripetere quel gesto. Non come un rito, ma come stile di vita. Significa riconoscere che ciò che abbiamo, ciò che facciamo, ha senso solo se lo abbiamo per gli altri, se lo facciamo per gli altri. Tutto il nostro avere, il nostro fare diventa inutile e anche controproducente se non ci fermiamo, ogni tanto, a chiederci perché e soprattutto per chi ci stiamo dando da fare.

Wir sind von einer Kultur des „ich bin mir selbst genug“ und des „Wegwerfverhaltens“ umgeben. Wahr ist aber, dass glücklicherweise „niemand von uns aus sich selber leben kann“, wie Bischof Ivo in seinem Jugendhirtenbrief schreibt. „In unserem Menschsein sind wir darauf angewiesen, dass andere sich unser annehmen.” Und weiter noch: „Sich anderen Menschen zuzuwenden und solidarisch mit ihnen zu sein, wenn sie uns brauchen, das ist die Antwort auf all das, was wir in unserem Leben unverdient und unbezahlbar erhalten haben“.

Unser täglicher Dienst am Menschen ist eine Antwort, eine schüchterne, stille, oft unsichere Antwort auf die vielen Fragen, die im Laufe der Geschichte, die Ereignisse von Ostern hervorrufen.

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