Vita Trentina – 18.3.2018
Vienna – Nel ricordare gli ottant’anni della controversa annessione dell’Austria al Terzo Reich (13 marzo 1938), le Chiese cristiane riconoscono le colpe di allora e mettono in guardia rispetto alle possibili omissioni del presente con le sue ingiustizie e contraddizioni. Lo hanno fatto con un intervento pubblico, reso pubblico sabato scorso dal Consiglio ecumenico delle Chiese in Austria. “Anche le Chiese cristiane – vi si scrive tra l’altro – furono partecipi dello spirito malvagio che ha preparato il terreno al regime nazista”.
Riportiamo di seguito il testo integrale del documento.
Ottant’anni fa, l’11 marzo 1938, ebbe luogo la “fine dell’Austria” attraverso la presa di potere nazionalsocialista, cui seguì, il giorno dopo, l’ingresso nel Paese delle truppe tedesche. Questa Austria non era certamente una repubblica democratica, ma per centinaia di migliaia di austriache e austriaci quel giorno significò davvero la fine di una loro vita normale. Al posto della normalità si aprì l’abisso di un’assurda ideologia totalitaria, le cui radici affondavano certamente lontano, nel 19° secolo.

Le immagini delle austriache e degli austriaci che salutano con gioia la cosiddetta “annessione” (Anschluss) sono ancora giustamente presenti, quando si parla degli avvenimenti tragici di ottant’anni fa. Ma non tutti gli abitanti del nostro Paese hanno gioito, molti hanno anche pianto ed erano disperati, come sappiamo da molte testimonianze personali di quel tempo.
Sette anni dopo – alla fine della guerra nel 1945 – si dovette fare un tragico bilancio: centinaia di migliaia di austriache e austriaci avevano perso la vita, sia perché, in quanto ebrei, caddero vittima della macchina di sterminio dei nazionalsocialisti, sia perché, come membri della Resistenza, furono condannati a morte dalla pseudo-giustizia nazista, sia perché morirono come civili sotto la pioggia di bombe della guerra totale, sia perché furono uccisi come soldati in una guerra che non era la loro.
Il danno materiale e spirituale di sette anni di dominio nazista in Austria fu terribile. Ci sono voluti decenni perché l’Austria prendesse le distanze da quel ruolo di vittima che si era data dal 1945 – anche se con poca convinzione – e riconoscesse il fatto che tra gli austriaci erano presenti vittime ma anche carnefici – e tra questi non pochi dei peggiori carnefici.
Dall’11 marzo 1938 molti in Austria si sono resi colpevoli. Anche le Chiese cristiane furono partecipi dello spirito malvagio che ha preparato il terreno al regime nazista. Alcune Chiese non solo salutarono con gioia l’“annessione”, ma condivisero totalmente anche la politica nazista, sia l’antisemitismo, sia la soppressione della vita considerata senza valore, cosa che oggi con vergogna vediamo come un tradimento del Vangelo.
Dobbiamo confessare, in questo contesto, per gli anni bui dal 1938 al 1945, la colpa e il fallimento dovuti all’essersi voltati dall’altra parte e all’aver collaborato. Nelle Chiese ci fu resistenza contro il criminale regime nazista solo in casi isolati.
Se guardiamo indietro di ottant’anni, oggi ci appare opportuno che le Chiese cristiane insieme facciano tutto il necessario per rendere le persone immuni agli slogan dei falsi profeti. In un tempo di globalizzazione – in cui tutto il mondo diventa un unico villaggio – ci sono molti sviluppi complicati, ma nessuna soluzione “terribilmente semplice”. Il compito delle Chiese, proprio in questo momento storico, è quello di cogliere appieno qual è la sua missione universale.
Questo compito comprende l’osservare con grande attenzione le preoccupazioni e i bisogni delle persone nel nostro Paese e l’impegnarsi per la giustizia sociale. Noi come Chiese vogliamo anche impegnarci affinché l’Austria – ottant’anni dopo la catastrofe del 1938 – diventi una casa con le finestre aperte e un focolare per i perseguitati. Vogliamo vivere in un Paese in cui la pace sociale sia garantita e in cui le persone trovino protezione e la possibilità di una vita piena.