Vita Trentina – 12.11.2017
Domenica 5 novembre, ore 17. È l’ora in cui cala la sera. A Bolzano, in piazza Tribunale, malgrado la pioggia si è riunito quel pezzo di Alto Adige che vuole vedere con i propri occhi trasformarsi il “Credere obbedire combattere” – che campeggia ai piedi del Mussolini a cavallo raffigurato al centro del bassorilievo di Hans Piffrader – nella frase di Hannah Arendt, “Nessuno ha il diritto di obbedire”. La breve cerimonia inizia con la lettura da parte di tre ragazzi di un brano in ladino (tratto da “Bel paese, brutta gente” di Claus Gatterer), uno in tedesco (da “Dimenticare mai” di Franz Thaler) e uno in italiano (da “Se questo è un uomo” di primo Levi). In inglese si riportano le parole della Harendt le quali, dopo un solenne minuto di silenzio, si accendono nelle tre lingue locali attraverso il fregio che avrebbe dovuto celebrare, nelle intenzioni del regime, l’obbedienza incondizionata al duce. Risuonano nella memoria di molti, a sottolineare l’evento, le parole di don Lorenzo Milani (“…l’obbedienza non è più una virtù”) e il “no” di Josef Mayr-Nusser, obbediente solo alla verità e alla giustizia.
Di fronte alla pretesa dei criminali nazisti di essere giustificati davanti alla Storia per avere “obbedito agli ordini dei superiori”, Hannah Arendt affermò in un’intervista del 1964 che “nessuno ha il diritto di obbedire”.
Riferendosi allo stesso tema (“ho obbedito, non sono responsabile…”) don Lorenzo Milani, nel 1965, scrisse che bisogna “avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”.

Il 4 ottobre 1944 Josef Mayr-Nusser, avendo pronunciato il suo “no” (libero e responsabile) al giuramento delle SS, spiegò a un suo compagno che “se mai nessuno ha il coraggio di dire loro che non è d’accordo con le loro visioni nazionalsocialiste, le cose non cambieranno”. Aveva obbedito (alla sua coscienza).
Nessuno di loro invitava a trasgredire la legge, ma ad opporsi – portandone le conseguenze – agli ordini disumani che negano il diritto e i diritti. A darsi una coscienza responsabile. A considerare che la legge è per l’uomo e non l’uomo per la legge (cfr. Marco 2,27). La legge è per l’uomo: ciò la rende degna di altissimo rispetto e di obbedienza, fino al momento in cui – negando la sua natura – essa non sia più legge, ma arbitrio, negazione dell’uomo e della sua dignità, abuso di potere e manifestazione di umana potenza, nello stile del “credere, obbedire, combattere” (che non è arte e nemmeno storia).
Ricordando anche – nel 2017 – che in un sistema democratico le leggi, se sbagliate, si cambiano con metodo democratico e contro gli ordini ritenuti ingiusti si può ricorrere ad altre istanze. E che di fronte all’individualismo liberista e all’illegalità diffusa, l’obbedienza (alla legge) e il rispetto di ruoli e responsabilità tornano a essere una virtù (e un dovere civico). Mentre la (presunta) “libertà” di fare ognuno ciò che vuole (senza considerare le conseguenze sugli altri) diventa “la più subdola delle tentazioni”.