Vita Trentina – 16.10.2016
“Si doveva dire ben chiaro che nessuna tenebra era scesa sui nostri ideali, nessun gelo notturno sui nostri entusiasmi… il nostro doveva essere, anche in mezzo alle malvagità e alle distruzioni degli avversari, un grido, un atto di vita”. Parole di don Giuseppe Lona, il primo “redattore” di Vita Trentina.
Il settimanale, alla fine del 1926, non nasce dal nulla. È discendente diretto di una stampa cattolica trentina che ha radici lontane: “La Voce cattolica” (dal 1866), “Il Trentino” (dal 1906) diretto dal giovane Alcide Degasperi, “Il Nuovo Trentino”, rifondato dallo stesso Degasperi nel primo dopoguerra, e “Il Popolo Trentino” (1919-1926).
Il 1926 è l’anno delle “leggi fascistissime” che sopprimono la libertà di pensiero e di stampa e che sanciscono la natura dittatoriale del regime mussoliniano. La fondazione del settimanale – il cui primo numero porta la data del 23 dicembre – segue alle violenze che i fascisti scatenano contro chi resiste all’involuzione totalitaria, all’indomani dell’attentato a Mussolini del 31 ottobre di quell’anno. La cronaca, specifica la redazione, sarà seguita “senza alcun parteggiamento politico, senza passionalità di sorta”, perché “la nostra passione sarà quella di fare del bene, al di sopra e al di fuori di tutti i partiti”.

Don Giulio Delugan, alla guida di Vita Trentina per quattro decenni (esclusi i tempi della guerra), manterrà fede a questo atteggiamento anche nei momenti più duri. Ci saranno, in quegli anni, i Patti Lateranensi e le persecuzioni all’Azione cattolica, la malattia e poi la morte del vescovo Celestino Endrici, la guerra d’Africa e le leggi razziali, le opzioni e la guerra, lo scontro tra don Delugan ed il prefetto Italo Foschi, le diffide e la sospensione delle pubblicazioni (1941), il nuovo vescovo de Ferrari e la parentesi alla direzione di don Giovanni Degasperi (1941-1944), l’occupazione e la liberazione.
Nel dopoguerra il timone ritorna a don Giulio, per un nuovo viaggio attraverso la ricostruzione, i difficili e fecondi anni ’60 (l’impegno di Joseph Gargitter, il Concilio, la revisione dei confini della diocesi). Quando nel 1967 don Vittorio Cristelli raccoglie l’eredità di don Delugan, il mondo si trova in un’epoca completamente nuova.
La Vita Trentina diretta da don Cristelli, che si circonda da una redazione di giornalisti professionisti, è un settimanale attento al contesto sociale ed ai problemi dell’uomo contemporaneo (che è “via quotidiana della Chiesa”), memore della tradizione ed in particolare sintonia con la “Parola” di cui proprio il Concilio ha riscoperto l’importanza, pronti a riconoscere “i segni dei tempi”. Una direzione, quella di don Cristelli, che si conclude non senza polemiche nel 1989.
I direttori che si susseguono fino ai giorni nostri operano tutti all’insegna del guardare oltre: don Agostino Valentini (1989-2000) aprendo alla dimensione regionale e creando sinergie tra mass media, don Ivan Maffeis (2000-2009) nel promuovere una comunicazione che sciolga confini interni ed esterni, Marco Zeni (2009-2015, il primo direttore laico) nell’ottica dell’Euregio delle chiese, Diego Andreatta (dal 2015) nel coniugare professionalità, impegno e personale testimonianza.