Ladino: un processo virtuoso

Vita Trentina – 18.9.2016

San Martino in Badia – Presentata l’ultima pubblicazione a cura dell’Istituto ladino Micurà de Rü: un dizionario italiano-ladino/ladino-italiano. Si tratta del punto di arrivo di un progetto iniziato cinque anni fa. Il direttore dell’Istituto Leander Moroder ha sostenuto l’importanza dei dizionari usciti ultimamente, quello tedesco/ladino e quello italiano/ladino (per “rimanere in un rapporto di equidistanza sia dall’italiano che dal tedesco restando in una posizione terza”). La coordinatrice del gruppo di lavoro, Sara Moling, ha presentato le novità e la struttura linguistica del dizionario, che si può consultare anche su Internet, data la sua forma interattiva.

Il nuovo dizionario è suddiviso in due parti (italiano – ladino val Badia; ladino val Badia – italiano), ha in tutto 1.530 pagine, 30.800 lemmi italiani e 31.701 lemmi in ladino. 

Marco Forni, lessicografo presso l’Istituto ladino e scrittore, da anni si occupa delle lingue altoatesine. Qual è l’importanza delle traduzioni in una terra multilingue? “È fondamentale”, risponde. “In val Gardena e in val Badia fin da piccoli bisogna confrontarsi con un mosaico linguistico variegato. Ormai da tempo ci si trova di fronte a una condizione sociolinguistica trilingue. Una buona percentuale di locutori ladini, nell’arco di una giornata, si confronta e parla alternativamente il tedesco, l’italiano e il ladino”. La scuola nelle località dolomitiche della provincia di Bolzano è espressione tangibile dell’incontro delle tre realtà socio-linguistiche: “Da qualche anno a questa parte anche l’inglese è lingua d’insegnamento a partire dalla scuola elementare. La traduzione può anche diventare un utile strumento per venirci incontro e riconoscere le ragioni di chi parla un’altra lingua. Alla fine c’è una lingua che ci può accomunare e non ha bisogno di essere tradotta: quella del cuore”.

Negli ultimi anni l’Istituto ladino ha pubblicato vari dizionari. Che cosa manca ora nel campo della tutela della lingua più antica del Tirolo? “Un processo virtuoso di rivitalizzazione”, spiega Forni, “si è avuto in seguito al riconoscimento del ladino come terza lingua ufficiale e amministrativa. Dal 1989 nei comuni ladini della Provincia autonoma di Bolzano gli uffici pubblici sono tenuti per legge a redigere in tedesco, italiano e ladino molti dei loro atti”. Con la pubblicazione dell’ultimo dizionario (impostato sulla base del Dizionario italiano – ladino gardenese uscito nel 2013) “la rappresentazione della comunità linguistica ladina assume una fisionomia ancora più completa. In questo modo, la tradizione culturale ladina e l’innovazione tecnologica si congiungono e contribuiscono, insieme, a restituirci voci antiche e moderne di un piccolo pezzo d’Europa. La globalizzazione può essere provvidenziale anche per le lingue e le culture meno diffuse, purché maturi la consapevolezza dell’utilità di riconoscere le ragioni particolari del glocalismo”. In conclusione: “Troppo spesso facciamo la lista di quello che ci manca, invece di guardare quello che abbiamo. Una forma di tutela è sentirsi custodi della propria memoria e specificità, in un confronto aperto con i radicali cambiamenti geolinguistici e culturali in atto”.

Il ladino del futuro

Selva – Il ladino ha diverse varianti, ma non c’è ancora una lingua unitaria da poter usare ad esempio nell’espressione scritta. Così Marco Forni, esperto di lessicografia, riassume la questione: “L’Istituto Ladino, operante in val Badia e in val Gardena, ha tratto il suo nome dal sacerdote e pioniere della linguistica ladina Micurà De Rü (in veste linguistica tedesca: Nikolaus Bacher). Nel 1833 egli scrisse una grammatica ladina, formulando i lineamenti per una lingua scritta comune per i ladini delle Dolomiti. La questione di una “koinè”, o più precisamente di una lingua di scrittura unificata, è assai dibattuta e controversa. Nel 1988 i due istituti ladini Micurà de Rü e Majon di Fascegn affidarono al prof. Heinrich Schmid (1921-1999), docente di linguistica romanza all’Università di Zurigo, l’incarico di elaborare dei criteri per la formazione di una lingua scritta unitaria del ladino dolomitico. Permangono divergenze di veduta in merito all’accoglimento, all’applicabilità di questo modello e alla sua malleabilità rispetto alle diverse sfaccettature della realtà sociolinguistica ladina. Il ladino standard unificato non è utilizzato a livello amministrativo ufficiale. Il destino di un ladino scritto unitario è nelle mani – e non è alieno ai moti dell’animo – delle istituzioni e delle genti ladine. Senza il convinto appoggio dei parlanti ladino questo progetto sarà destinato a vagare ramingo nel limbo dei buoni propositi irrealizzati”. 

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