Vita Trentina – 5.6.2016
Brennero – L’autostrada è bloccata. Sembra che qualcosa possa mettersi di traverso. Lunghe code di auto verso Nord. La delegazione di scout, attesa sullo spartiacque alpino alle ore 17, non potrà arrivare puntuale.
Dalle 15 intanto, in piazza Duomo a Bolzano, nel cortile del Centro pastorale, gruppi di ragazzi in camicia azzurra si riuniscono sotto il “sol di maggio”. Non sono venuti a lanciare slogan, ma a riflettere sulle cause delle migrazioni e sulle ragioni dell’accoglienza.
Questo lungo sabato era cominciato alla mattina, nella sala riunioni del vescovo Ivo, con la sobria ma solenne cerimonia di benedizione delle tre piccole croci arrivate da Lampedusa, due destinate al Brennero e una alla sede Agesci di Trento. Poveri pezzi di legno strappati ai barconi dei migranti accatastati presso il porto dell’isoletta mediterranea.

Le code sull’autostrada danno il senso del confine e della sua chiusura, che nessuno vuole e che tutti temono. Le auto della delegazione devono uscire a Bressanone e prendere la statale. Arriveranno in ritardo. Un ritardo che è metafora del modo in cui l’Europa – di cui il Brennero rappresenta una delle cicatrici – affronta il fenomeno delle migrazioni e le sue cause, da ricercare in quella “economia che uccide” di cui ha scritto Francesco.
Al passo intanto la piazzetta della chiesa si anima. Ci sono Waltraud e Silvio, marito e moglie, in rappresentanza del Consiglio parrocchiale di una comunità che si estende, in barba alle frontiere, di qua e di là del passo. Sono arrivati anche, con le loro camice rosse, gli scout dei gruppi di Innsbruck e di Völs. A poca distanza la polizia osserva cosa accadrà. Però non si tratta di una manifestazione di protesta, come titolerà qualche organo di stampa, per il quale forse un semplice incontro tra fratelli non fa abbastanza notizia.
Alla fine la delegazione partita da Bolzano raggiunge il passo. Ci sono la capo guida d’Italia, Rosanna Birollo, i rappresentanti delle varie organizzazioni scout (Agesci, Sp, Cngei, Asmi e Masci), una pattuglia di rover e scolte e una rappresentanza della Caritas diocesana.
Uno scout austriaco legge, in tedesco, il messaggio del card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento (diocesi che comprende Lampedusa). È una lettura che commuove. “È necessario costruire ponti, ma nello stesso tempo bisogna abbattere i muri e le recinzioni dei pregiudizi, della paura, dell’odio che dividono e annichiliscono la dignità di ogni uomo. Occorre superare le frontiere delle inimicizie e delle indifferenze…” E ancora: “Un segno tangibile del significato di questa giornata è dato dalle croci di Lampedusa, realizzate con il legno dei barconi degli immigrati fuggiti da guerre, miseria e violenza e approdati sull’isola agrigentina”.
Ecco il momento della consegna: una croce agli scout nordtirolesi (che la custodiranno a Völs, poi a Wilten e a dicembre la porteranno a Vienna associandola alla Luce di Betlemme), una alla comunità di Brennero. Quest’ultima, l’indomani, è già attesa a Vipiteno per la processione del Corpus Domini.
Ognuno ha una parola da dire, finché il canto della promessa e le campane della parrocchiale non mettono il loro sigillo finale ad un incontro tra amici che tutti ricorderanno a lungo.