La dignità umana vale più della crescita economica

Vita Trentina – 20.3.2016

Bolzano – L’emergenza migranti avrà ripercussioni sul turismo altoatesino? È quanto ha paventato la settimana scorsa il presidente della Camera di commercio di Bolzano, Michl Ebner. “Deve essere categoricamente esclusa l’accoglienza in Alto Adige di un numero di profughi che eccede il contingente minimo assegnato”, dice Ebner. “L’economia altoatesina – aggiunge – è solidale con i profughi di guerra che vengono nella nostra provincia. È però necessario distinguere tra i profughi di guerra e gli altri profughi”. In ogni caso “i centri di accoglienza necessari devono essere allestiti nelle zone dove avviene l’ingresso illegale in Italia, e comunque non oltre Verona”.

A queste dichiarazioni hanno subito risposto la Caritas diocesana, la Federazione per il Sociale e la Sanità e il KVW. Queste realtà assai rappresentative, “in quanto portatrici di valori sociali e principi solidaristici, desiderano affermare una prospettiva e un punto di vista alternativo a quello espresso in termini puramente economici, per la considerazione del fenomeno migratorio e relativa problematica di gestione dell’accoglienza: la dignità umana vale di più della crescita economica”. Inoltre “l’Alto Adige è una regione dalle tante risorse e come tale è chiamata a fare la sua parte in favore di persone e terre meno fortunate”. “Voltarsi dall’altra parte di fronte alle persone in stato di bisogno (causa guerra, persecuzioni, cambiamenti climatici, miseria) è contrario ai valori della nostra civiltà e contraddice gli elementi essenziali del pensiero sociale cristiano”. Infine: “Molti dei motivi che inducono le persone ad abbandonare la propria terra sono proprio di natura economica e possono essere risolti solamente stabilendo una stretta relazione tra economia e diritti umani, nella prospettiva di una giusta distribuzione delle risorse sul piano locale e sul piano globale”.

Sabato scorso, per attirare l’attenzione sulla situazione di oltre duecento persone richiedenti asilo che in questo momento vivono a Bolzano al di fuori delle strutture dell’accoglienza statale e provinciale, è stato organizzato un pranzo in piazza. Presentata anche una lettera, redatta dalla Fondazione Langer, firmata da 13 organizzazioni e indirizzata a varie istituzioni, in cui si denuncia il disagio e si chiedono interventi concreti. Anche in questo caso si registra un intervento della Caritas diocesana, questa volta assieme all’associazione Volontarius. Le due realtà, “coinvolte direttamente, a vari livelli, nell’accoglienza e accompagnamento di persone richiedenti asilo – si legge nella dichiarazione congiunta –, seguono con attenzione l’iniziativa che si esprime nella lettera riguardante l’‘accesso alle misure d’accoglienza per i richiedenti protezione internazionale presenti nel territorio di Bolzano’. A molte delle questioni indicate Caritas e Volontarius stanno già dando o ricercando risposte concrete, in dialogo e collaborazione con le istituzioni competenti sul territorio. Caritas e Volontarius, avendo come obiettivo prioritario il bene delle persone coinvolte, auspicano soluzioni rispettose della dignità umana, da attuarsi ognuno a seconda delle proprie specifiche responsabilità”.

“Eliminare le cause delle migrazioni forzate”

Linz – “Per quanto lo faccia con ritardo, l’Unione Europea e i suoi Stati membri hanno riconosciuto che il futuro del progetto di pace europeo dipende da come si riesce a trovare insieme una risposta umana alle migrazioni”. Questo il pensiero centrale del comunicato dei vescovi austriaci al termine dell’Assemblea plenaria, svoltasi a Linz del 7 al 10 marzo. Se è necessaria a livello globale “una maggiore giustizia economica”, nei Paesi ricchi “occorre una maggiore disponibilità a condividere”, scrivono i pastori. Migrazioni e rifugiati sono argomenti di fondo trattati dai vescovi. L’assunto di partenza: “I motivi che spingono alla fuga e alla migrazione vanno affrontati con la solidarietà”. La denuncia: “Per gli aiuti di emergenza e la cooperazione allo sviluppo c’è bisogno di più risorse, che in Austria e in moltissimi altri Stati sono molto inferiori a quanto previsto dagli accordi internazionali”. 

Dei 90mila rifugiati accolti nel Paese nel 2015 circa 41mila sono stati accompagnati in vario modo dalle istituzioni ecclesiali e un decimo di essi sono alloggiati in strutture che fanno capo alle Caritas diocesane. Ora si apre la fase dell’integrazione, “che si gioca nella reciprocità” tra chi accoglie e chi invece deve accettare i valori sociali positivi e “rispettare le leggi del Paese in cui è accolto, collaborando al bene comune”. Lo Stato deve “creare le condizioni perché ciò possa avvenire”. Si tratta comunque, in modo prioritario, di “eliminare in modo solidale le cause della fuga e delle migrazioni”.

Eurodeputata Kyenge raccoglie elementi

Bolzano – Venerdì mattina l’eurodeputata ed ex ministro del governo italiano Cécile Kyenge, membro della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento europeo, ha incontrato i responsabili della Caritas diocesana, di Volontarius e River Equipe, in vista dell’imminente presentazione del “Rapporto sulla migrazione nel Mediterraneo”.

I temi trattati: la situazione al Brennero, con una particolare attenzione alla paventata chiusura delle frontiere, il disagio a Bolzano delle persone richiedenti asilo, attualmente al di fuori dei programmi di accoglienza e prive di molti servizi essenziali, la necessità di intensificare gli interventi integrati e socio-sanitari.

La deputata Kyenge è stata accolta alla casa Conte Forni, gestita da River Equipe, è poi passata nei locali della Mensa S. Chiara della Caritas e infine al punto d’appoggio presso la stazione ferroviaria. Proprio attorno ai tavoli della Mensa si è parlato ancora di corridoi umanitari, dei rapporti tra istituzioni pubbliche, terzo settore e società civile e delle responsabilità dei Paesi europei nel determinare le cause, spesso economiche, delle migrazioni.

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