Gli anni della fame

Vita Trentina – 20.9.2015

Bolzano – La “fame”, intesa come fenomeno sociale, ci sembra una realtà lontana e tipica dei paesi poveri, soprattutto in Africa o in Asia. A prescindere dal fatto che a causa dell’attuale crisi aumentano le richieste e le raccolte alimentari anche da noi e che l’alimentazione è vista sempre più come una sfida globale (vedi Expo 2015), ci furono anche nella nostra regione – e nel vecchio Tirolo – gli anni della fame. Dobbiamo tornare indietro di un secolo. La fame è l’argomento del mese sulla pagina web dell’Euregio dedicata alla Prima Guerra Mondiale (https://historegio.europaregion.info/).

Nonostante il Tirolo fosse una regione a vocazione agricola, non era in grado di sfamare la sua popolazione e alimenti di primaria importanza come cereali, patate e mais dovevano essere importati dall’Ungheria e dalla Galizia, oppure dall’estero. Con lo scoppio della guerra, tuttavia, gli alleati imposero il blocco economico, privando in tal modo l’Austro- Ungheria della possibilità di importare gli alimenti di cui erano sprovvisti; in particolare il Tirolo soffrì di questa limitazione. Sin dall’inizio del conflitto, pertanto, il cibo scarseggiava. Già a partire dall’ottobre 1914 si poteva acquistare quasi unicamente solo il cosiddetto “pane di guerra”, che conteneva, accanto alla segale o alla farina di frumento, anche farina di mais, fecola di patate e persino segatura.

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Causa la malnutrizione protratta sul lungo periodo la popolazione moriva di privazioni, cosa che influì in modo determinante alla vittoria degli alleati. Così nel 1918 e 1919 per la prima volta nel 20° secolo si riscontrò un calo della popolazione.

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