Vita Trentina – 9.8.2015
Bolzano – Anche questa settimana, come avviene dal mese scorso, è stato reso noto il contenuto di alcuni documenti programmatici del sinodo diocesano di Bolzano-Bressanone. Ci soffermiamo in particolare su quello dedicato all’impegno socio-politico dei cristiani. Esso contiene diversi temi, trattati in base a queste premesse: “Poiché l’amore per Dio e l’amore per il prossimo sono intimamente connessi, ne consegue un legame molto stretto tra la nostra relazione con Dio e la nostra responsabilità verso il mondo, tra la liturgia e l’amore per il prossimo. Dato che l’amore per Dio e l’amore per il prossimo sono inscindibili, il doppio comandamento dell’amore, oltre che nelle attività caritative, si realizza anche nell’impegno per la costruzione di una società che non escluda nessuno e che offra possibilità di vita a tutti”. Infatti “l’unità tra amore per Dio e amore per il prossimo si concretizza nell’impegno per i poveri, i deboli e gli svantaggiati, chiunque essi siano”, e “in una prospettiva di etica cristiana tutto l’agire sociale, politico ed economico va commisurato alla sua capacità di operare per il bene delle persone svantaggiate e deboli, di aiutarle a risollevarsi e a prendere in mano autonomamente la propria vita”. Secondo il documento “una società solidale è il frutto di una più forte capacità di resistenza e di rinnovamento da parte delle persone. Una società più giusta, libera e umana richiede, per realizzarsi, un processo costruttivo di confronto, di discussione, di dialogo. In altre parole: occorre il coraggio di affrontare i conflitti in modo non-violento”.
I capitoli del documento programmatico trattano dunque della salvaguardia del creato – “I cristiani si impegnano al riguardo con determinazione, danno loro stessi il buon esempio, si fanno coinvolgere e assumono posizioni chiare” – e dell’attenzione ai problemi sociali: “La società metta la persona al centro delle sue attenzioni. La particolare attenzione verso chi si trova in difficoltà dà la misura della credibilità dei cristiani”. Particolare rilevanza è data alla politica – “Le comunità ecclesiali e i singoli cristiani partecipano alla vita politica della comunità civile, a servizio del bene comune e non a difesa di interessi di parte” – e all’economia: “L’amministrazione del patrimonio ecclesiale avviene secondo direttive chiare e trasparenti e nel rispetto dei principi della dottrina sociale della Chiesa”. Inoltre: “Perseguiamo l’obiettivo del bene comune nella convinzione che economia ed etica devono procedere insieme”. Spazio anche alla “questione femminile” – “Donne e uomini sono valorizzati alla pari nelle decisioni, nei servizi e nei ruoli di responsabilità all’interno della Chiesa” – e alla convivenza tra i gruppi: “Come Chiesa siamo per la buona convivenza e il dialogo fra i gruppi linguistici e le culture in Alto Adige. Perciò promuoviamo progetti e strutture che accomunano e uniscono i gruppi linguistici e le culture. Diamo precedenza a questi rispetto a progetti e strutture separate ovunque ciò sia possibile”.

Convivere uniti nella diversità
Bolzano – Centrale, nel documento del sinodo sull’impegno socio-politico, la questione della convivenza tra i gruppi. “La nostra Chiesa – si scrive – è chiamata a promuovere una ‘convivenza nella differenza’, perché la bellezza del nostro territorio possa rispecchiarsi in un tessuto sociale amabile, dove si vive come parte di sé la cultura e la lingua dell’altro”. E ancora: “L’appartenenza alla stessa terra e alla stessa società ci aiuta ad avere un orizzonte più ampio, che va al di là dei singoli gruppi linguistici e culturali. Tutti insieme siamo corresponsabili, anche oltre i confini provinciali, dell’unica comunità umana”. Infatti “le diversità linguistiche e culturali costituiscono un’opportunità di crescita” e la società deve essere “organizzata in modo tale da salvaguardare le diversità e al tempo stesso promuovere il bene comune”. Proprio “nell’ottica del bene comune, siamo tutti responsabili di tutti. Nelle comunità cristiane i membri di un gruppo linguistico sono corresponsabili anche per i membri di altri gruppi linguistici”. Si auspica anche l’esistenza di “mezzi di comunicazione multilingui e altri strumenti che favoriscano la comunicazione fra i gruppi linguistici” e “si favorisce la celebrazione plurilingue, che consente ai cristiani di ringraziare insieme il Padre comune”.
La Chiesa altoatesina “è chiamata ad una testimonianza che arrivi al di là dei nostri confini territoriali”. “Abbiamo tra noi molti ‘nuovi cittadini’, con le loro lingue e culture. Questa presenza consente di vedere le diversità in un’ottica di mutuo scambio, anziché di contrapposizione”.