Kurhaus: testimone del Novecento

Vita Trentina – 12.10.2014

Merano – C’è un aspetto della storia meranese che è strettamente legato al centenario della Prima guerra mondiale e al tempo stesso stride col ricordo della tragedia che essa rappresentò: si tratta dell’inaugurazione del Kurhaus che avvenne (peraltro un po’ in sordina) l’ultimo giorno di dicembre del 1914.

Al gioiello liberty è dedicato ora un volume, edito dalla Fabbrica del Tempo, in collaborazione con la società Dante Alighieri e i Licei cittadini di lingua tedesca. Curatori: Tiziano Rosani, Rosanna Pruccoli, Patrick Rina e Elisabeth Hölzl. La filosofia di fondo: coinvolgere soggetti di varia estrazione e cercare, parlando del Kurhaus, approcci nuovi, evidenziando il fatto che esso è divenuto un simbolo di Merano condiviso da entrambi i gruppi linguistici.

“Il Kurhaus – leggiamo nella prefazione firmata da Rosani, Pruccoli e Martin Holzner (dirigente dei Licei) – è tra gli edifici più trasversalmente rappresentativi della città di Merano, fra quelli che meglio colgono e interpretano la sua anima multiculturale: punto di riferimento dell’offerta turistica, sede ideale per concerti, balli, congressi, location per sfilate di moda, cuore storico della mondanità. Il Kurhaus delle mostre d’arte, degli eventi di spicco, dei festival cinematografici”. Frequentato da ospiti d’eccezione e “scenario d’importanti eventi politici, dalla visita del presidente della Repubblica Luigi Einaudi oltre sessant’anni fa, al notissimo congresso della Südtiroler Volkspartei nel 1969, che approvò il ‘Pacchetto’ per la Seconda autonomia, al recentissimo incontro tra il presidente Giorgio Napolitano e il suo collega austriaco Heinz Fischer”.

Nella redazione del volume, spiegano i curatori, si sono voluti coinvolgere i ricercatori che negli anni scorsi si sono occupati di storia cittadina, si è cercato di aprire ai giovani, offrendo punti di vista volutamente differenti e pubblicando in forma plurilingue, alternando tedesco, italiano e inglese, in coerenza con la storia internazionale dell’edificio. “I temi affrontati percorrono da un lato le vicende edilizie del Kurhaus e la vita che vi pulsò, dall’altro puntano i riflettori sull’edificio quale muto testimone di avvenimenti storici e svolte epocali. Infine si è cercato di intrecciare il destino di questo luogo ai diversi altri luoghi cardine della vita pubblica cittadina”.

Aperta in questi giorni anche una mostra, nel Pavillon des Fleurs, che ripercorre i cento anni passati con oggetti e fotografie, proponendo pure in questo caso sguardi inediti. “Sia il libro che la mostra intendono narrare, indagare, dare spazio e voce ai protagonisti, contribuire a riflettere coralmente sulla storia meranese e su questa struttura che è nel cuore degli abitanti di Merano e del Burgraviato”.

Il protrarsi della Grande Guerra impedì che il Kurhaus potesse essere completato secondo i progetti iniziali: “Ideato nella belle époque, il nuovo Kurhaus ha vissuto in realtà un’epoca diversa, inevitabilmente diversa per mille ragioni, è divenuto un testimone del Novecento, ha aggiunto nuove funzioni e tuttavia si è mantenuto al centro della scena meranese”.

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