“Il primo mendicante sono io”

Vita Trentina – 16.3.2014

Innsbruck – Il direttore della Caritas tirolese Georg Schärmer interviene con decisione nella discussione a proposito dei cosiddetti “divieti di accattonaggio”. “Allontanare le persone povere dallo sguardo del pubblico non risolve niente”, dice. “Il modo migliore per sconfiggere la povertà è aprire gli occhi”.

I mendicanti danno fastidio? Secondo Schärmer sono più molesti quei gruppi politici dai toni populistici che chiedono insistentemente il voto dei cittadini, oppure le pressioni della società dei consumi e del superfluo che cerca, con metodi aggressivi, di sfilare di tasca anche l’ultimo spicciolo, soprattutto ai bambini ed ai giovani.

“Capisco – dice il direttore Caritas – che le persone possano sentirsi disturbate da un modo aggressivo di chiedere l’elemosina. Capisco anche l’impulso a negare la povertà, a distogliere lo sguardo dai bisogni degli altri. Il divieto imposto ai mendicanti non è altro che il tentativo di evitare di incrociare lo sguardo delle persone povere. La legge proibisce già ora l’accattonaggio aggressivo e organizzato. Vietare in modo generalizzato a chiunque di chiedere ad un’altra persona una qualche offerta, non mi pare rappresenti un progresso sociale. In fin dei conti ognuno di noi è libero di decidere se a quel mendicante vuole dare qualcosa oppure no”.

Come direttore della Caritas, conclude Georg Schärmer, “mi definisco io stesso un mendicante. Perciò non posso certo essere contro gli altri mendicanti”.

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