Vita Trentina – 5.1.2014
Bolzano-Innsbruck – Anniversario comune per le tre Chiese dell’Euregio. Nell’agosto 2014 ricorre il cinquantesimo anniversario delle bolle Quo aptius e Sedis Apostolicae, con le quali Paolo VI istituiva la diocesi di Bolzano-Bressanone e quella di Innsbruck. In origine il Tirolo oltre Brennero, il Vorarlberg e parte del Sudtirolo erano appartenuti a Bressanone, che a sua volta raccoglieva l’eredità, più antica, di Sabiona. La restante porzione altoatesina, comprendente la valle dell’Adige con Merano e Bolzano, faceva capo all’arcidiocesi di Trento. Dopo l’annessione del Tirolo cisalpino all’Italia, a partire dal 1921, era stata istituita l’amministrazione apostolica di Innsbruck-Feldkirch.
Ci vollero parecchi anni per dare alla nuova situazione una risposta adeguata sul piano pastorale. Gli ultimi atti di questo cammino videro coinvolti i due vescovi Joseph Gargitter a Bressanone e Alessandro Maria Gottardi a Trento. La decisione di far coincidere le diocesi di Trento e Bolzano-Bressanone con le rispettive province fu ufficializzata il 6 agosto 1964.
In quegli stessi giorni l’arcivescovo Gottardi scrisse una lettera alla diocesi: “Nella oggettiva e serena constatazione di nuove situazioni da tempo evolute rispetto alle antiche – affermava – l’odierno provvedimento assicura a tutte le nostre popolazioni, in particolare a quelle della provincia di Bolzano, una più diretta e adeguata assistenza pastorale, che ovunque sempre più si manifesta urgente, specie in relazione al sempre maggiore sviluppo culturale, economico e sociale dei nostri territori”. Aggiungeva: “La nostra Trento, pur nella rinuncia ad antiche tradizioni di unità diocesana con alcune zone dell’Alto Adige, non sarà certo tarda a comprendere l’onore che le deriva dal rendere possibile colà una comunità spirituale più organica e efficiente, e dal consentirvi in tal modo una presenza e azione della Chiesa più immediatamente rispondente alle delicate necessità di quella zona e di quelle popolazioni”.

La ricorrenza del cinquantesimo sarà ricordata il 6 agosto 2014 con una celebrazione nella cattedrale di Bressanone. Presiederà il vescovo Ivo Muser e saranno naturalmente invitati i vescovi delle due diocesi sorelle. “Innsbruck celebra il cinquantesimo per tutto l’anno”, dice Eugen Runggaldier, direttore dell’Ufficio pastorale altoatesino. “Noi abbiamo pensato così: visto che c’è il Sinodo, sarà questo il più bel contributo per i cinquant’anni della diocesi. Il Sinodo sarà vissuto come una festa per l’anniversario”.
L’anno giubilare di Innsbruck è cominciato il 1° dicembre scorso e si protrarrà fino all’8 dicembre del 2014. La domenica di Cristo Re il vescovo Scheuer ha diffuso il messaggio che espone i contenuti della commemorazione. “I cinquant’anni – scrive – ci invitano a guardarci indietro, per capire quali strade ha percorso la nostra terra. In quest’anno ci devono accompagnare uno sguardo sincero al passato e la riconoscenza per la benedizione di Dio. Vogliamo imparare dal passato, per vivere il presente con coraggio e per gettare al futuro uno sguardo di speranza”.
“Alla fede – prosegue Scheuer – appartengono radici comuni, appartiene la comunità che vive nel presente e il passaggio del testimone alle generazioni che vengono. Nella fede partecipiamo alla predilezione di Dio per l’uomo e il mondo. Credere è ascoltare e accettare il ‘sì’ definitivo di Dio all’uomo. Possiamo leggere i 50 anni della diocesi di Innsbruck anche come una storia d’amore di Dio con noi”.
Pensando ai molti cambiamenti dell’ultimo mezzo secolo, il vescovo Scheuer invita a guardare alle crisi non come ad una minaccia, ma come “ad una sfida e ad un’opportunità: Dio ci viene incontro nella realtà di oggi”.
La parola scelta per l’anno giubilare è “aufbrechen”, che significa ripartire, cercare nuove strade, avere il coraggio di uscire. “Il Concilio Vaticano secondo parla ripetutamente di ‘popolo di Dio in cammino’. La disponibilità a mettersi in cammino e a cambiare appartiene sempre ad una fede viva. Il non essere sedentari ed il partire verso nuovi orizzonti, corrisponde alla storia di Abramo e a quella del popolo di Israele messo in movimento dalla fede. Ma questo vale anche per la Chiesa dei nostri giorni. È necessario osservare in modo critico e chiederci: la nostra vita corrisponde al Vangelo?”
Il vescovo di Innsbruck, di fronte alle scelte, propone di operare una sorta di “valutazione di impatto evangelico”. Si tratta di chiedersi: “Abbiamo occhi per le persone nel bisogno? Come possiamo creare un clima positivo per bambini e giovani, come possiamo entusiasmare al Vangelo le persone, soprattutto i giovani? Papa Francesco parla di una Chiesa che dia spazio al mistero di Dio; una Chiesa che custodisca essa stessa questo mistero in modo da attrarre e trasmettere entusiasmo agli altri”.