L’Adige – 24.10.2013
L’Europa e la Germania, in particolare, guardano alle elezioni altoatesine? Si moltiplicano in questi ultimi giorni gli interventi, più o meno ricercati, più o meno casuali, di esponenti della politica e delle istituzioni tedesche nella campagna per il rinnovo del Consiglio provinciale. Ultime in ordine di tempo le parole dell’ambasciatore tedesco a Roma, Reinhard Schäfers. Intervistato dal quotidiano Dolomiten, il diplomatico, che conosce bene la situazione altoatesina fin dagli anni ‘70, non esita a stroncare le velleità secessionistiche che hanno in parte caratterizzato i contenuti della campagna elettorale della destra di lingua tedesca. Non avrebbe senso buttare alle ortiche un’autonomia per la quale è stato necessario lottare duramente, ha fatto intendere. “Ritengo che una separazione del Sudtirolo dall’Italia non sarebbe un passo avanti, quanto piuttosto un passo indietro. Europa vuol dire superare i confini, non crearne di nuovi. L’ultima cosa di cui ha bisogno l’Europa in questo tempo di crisi è un problema di frontiere nel cuore del continente”. Schäfers è ancora più chiaro: anche se i sudtirolesi volessero fare il passo verso la secessione “non vedo nessuno che vi appoggerebbe. Al contrario sarebbe ritenuto presuntuoso rimettere in gioco tutto ciò che si è ottenuto”. Si va in tutt’altra direzione, afferma l’ambasciatore, ovvero verso il potenziamento del ruolo dell’Unione, da un lato, di quello delle regioni, dall’altro.

La settimana scorsa il futuro presidente della Provincia Arno Kompatscher era volato a Berlino per ottenere la benedizione di Angela Merkel. Anch’essa vecchia amica dell’Alto Adige, dove trascorre ogni anno una breve vacanza, non si è tirata indietro. Ha ricevuto il sindaco di Fiè assieme al segretario generale della CDU Hermann Gröhe e al direttore dell’Ufficio per le relazioni estere Bertil Wenger. Al centro del colloquio non solo le imminenti elezioni, ma temi dell’economia come il lavoro, la disoccupazione giovanile, le tasse e la burocrazia. La cancelliera si è mostrata d’accordo nell’idea di rafforzare la funzione di ponte che il Sudtirolo rappresenta tra Italia e Germania, anche in campo industriale e commerciale. In merito al potenziamento del ruolo delle regioni in Europa (per l’Alto Adige in particolare dell’Euregio) anche la Merkel ha riconosciuto trattarsi della via giusta, in particolare per una minoranza linguistica.
L’altro big tedesco che si è fatto vivo, con un video bilingue in appoggio del Pd, è niente meno che Martin Schulz, esponente di spicco della Spd e presidente del Parlamento europeo. La provincia di Bolzano, sostiene, “è un esempio di successo per tutta l’Europa. L’Alto Adige/Südtirol è un esempio di integrazione riuscita. Il successo della vostra provincia – continua Schulz – si fonda sul fatto che avete investito nel futuro. Nella formazione e nella sostenibilità… Investimenti nelle persone, così come in una visione socialmente orientata della vita pubblica…” Il plurilinguismo è un’“idea vincente”. “L’Alto Adige/Südtirol rappresenta un modello e un’ispirazione per tutta l’Europa. È una provincia che ha saputo usare la sua ricca e variegata eredità culturale come una fonte di forza”.
Non si tratta di semplici atti di “endorsement”. Ciò che questi interventi hanno in comune è la convinzione che sui rapporti tra culture e territori, tra centro e periferia, si gioca il futuro dell’Europa. Che i provincialismi, i nazionalismi, gli etnocentrismi appartengono ad un’epoca che si vorrebbe ormai superata.