“Wahlwerbung”

L’Adige – 18.10.2013

C’è, in Alto Adige, un “pericolo secessione”? Questa domanda ne presuppone un’altra: la secessione (o una revisione dei confini) rappresenta un pericolo?

Ma andiamo per gradi. È a tutti noto che il Sudtirolo (col Trentino) divenne parte dello Stato italiano dopo la Prima guerra mondiale. Nel 1919 o nel 1920, se si fosse tenuto un referendum, il Trentino avrebbe probabilmente scelto l’Italia, ma l’Alto Adige avrebbe optato per l’Austria (benché l’impero si fosse dissolto) oppure per la grande Germania. Il fatto è che non ci fu nessuna consultazione popolare. Nemmeno dopo la Seconda guerra mondiale, sebbene richiesti a gran voce, non ci furono alcuna revisione dei confini né un referendum sull’argomento. L’unico momento in cui la popolazione altoatesina fu chiamata in qualche modo ad esprimersi furono le Opzioni del 1939. In quel caso gran parte degli aventi diritto si espresse per l’espatrio, proprio nella speranza di una revisione dei confini. Ma allora, giova ricordarlo, si trattava di scegliere tra l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler. Diciamo pure che ogni paragone con l’attualità è fuori luogo.

C’è oggi un settore della società altoatesina che sogna la secessione. Ha in mente uno stato indipendente oppure l’annessione all’Austria. Si compone grosso modo dei partiti della destra di lingua tedesca e di altri elementi, come ad esempio il mondo dell’eterno ieri rappresentato dagli Scizzeri. Questi ultimi, pochi giorni fa, hanno organizzato una tavola rotonda a Marlengo (invitando politici di ogni colore), durante la quale si è discusso seriamente su come fare per le ambasciate e i consolati. Cioè se aprirne di propri oppure se affidarsi per la rappresentanza del libero Sudtirolo a qualche altro Paese. Questo sì ricorda un po’ le discussioni del 1939, quando si dava per certo che il Terzo Reich avrebbe dato ai sudtirolesi un territorio del tutto uguale a quello che avrebbero abbandonato. Cioè c’è una sorta di fanatica incoscienza che fa sì che nel Sudtirolo possano convivere alcune società parallele. Non solo quelle italiana e tedesca (per molti versi nient’affatto parallele), ma una società che vive nel 2013, una che è ferma ai (presunti) tempi di Hofer, una che vegeta fuori dal tempo e dalle relazioni reali.

Il partito di Eva Klotz e Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha la separazione dall’Italia come suo primo obiettivo. Dopo aver diffuso per anni lo slogan “Südtirol ist nicht Italien” e prodotto un simpatico video in cui si simula l’annuncio della “liberazione del Sudtirolo” (con scene che ricordano le rappresentazioni del teatro popolare di inizio ‘900 a celebrazione dell’epopea hoferiana) ora, da settembre fino a novembre, ha organizzato un referendum non “per” ma “sull’autodeterminazione”. Ovvero si chiede: “Sei d’accordo che i sudtirolesi esercitino il loro diritto all’autodeterminazione per poter decidere liberamente sul futuro della propria terra?” Il partito ha spedito ad altrettanti altoatesini 400.000 lettere, contenenti la “scheda elettorale”, un “invito al voto” e le istruzioni per l’uso. Si può esprimersi on-line, per sms, per corrispondenza e, qualche giorno fa, anche recandosi ad uno degli oltre cento seggi allestiti in tutta la provincia, cosa che avrebbero fatto circa diecimila persone. Ciò che rende un po’ meno seriosa tutta la faccenda è la nota in calce alla scheda: “Tra tutti coloro che parteciperanno alla votazione sarà estratto a sorte un viaggio in Scozia del valore di 2.500 Euro nonché un viaggio a Barcellona del valore di 2.000 Euro”. Un piccolo incentivo, insomma. Naturalmente si tratta di viaggi di istruzione in regioni che, prossimamente, avranno la possibilità di esprimersi rispetto ai loro rapporti con Spagna e Gran Bretagna. A questo proposito ci si può chiedere fino a che punto in Europa stiano rinascendo i nazionalismi o le spinte etnocentriche. Segnali in tal senso non sono solo in Scozia, Catalogna o nei Paesi Baschi, ma anche in Belgio, nella stessa Austria, per tacere dei Balcani e (se di nazionalismo si tratta) dei leghismi “d’ogni razza e colore”. Spesso più che l’aspetto patriottico prevalgono considerazioni di natura economica. Statistiche alla mano STF cerca di dimostrare che l’Italia non conviene al Sudtirolo. Meglio l’Austria, dove c’è meno disoccupazione, meno debito pubblico e l’Iva non è al 22 per cento.

Ma dallo stagno del “libero Stato” pescano anche altri soggetti politici. I Freiheitlichen hanno il Freistaat nel loro programma (benché non tra i primi punti): “Uno stato libero, indipendente nel cuore dell’Europa è, a lungo termine, la prospettiva del futuro del Sudtirolo”. La BürgerUnion di Pöder propone un’Euroregione libera, indipendente e sovrana, da amministrarsi in senso federale nel contesto dell’Europa dei popoli. Il Trentino? “Deve decidere da solo se vuole percorrere la strada dell’Euroregione del Tirolo” (gli altri invece sono obbligati?).

La stessa Svp corre il rischio di giocare con le parole. Sostiene di aver scelto la via dell’autonomia, ma di un’autonomia “dinamica”, oggi di una “autonomia integrale”. Il futuro presidente delle Provincia, Arno Kompatscher, da un lato (citando Magnago) afferma che non si può giocare su due tavoli (pretendere più competenze e allo stesso tempo minacciare la secessione), dall’altro afferma che se non si chiede l’autodeterminazione è perché “mancano le condizioni”. Perché “al momento” essa “non è un’alternativa percorribile e realistica”. Altrove, ha spiegato Kompatscher, prima dello spostamento dei confini ci sono state guerre civili oppure la dissoluzione dello Stato. E non è il caso dell’Italia.

Che cosa comporti esattamente il diritto di autodeterminazione non lo sa bene nessuno. Perché dipende dalle situazioni concrete. In alcuni casi può significare staccarsi da uno Stato, in altri può essere sinonimo di autonomia o autogoverno. Nel contesto europeo, per quanto difficile sia il cammino dell’Unione, dovrebbe essere chiaro che la prospettiva per tutti non è lo spostamento dei confini o la creazione di nuovi Stati, quanto piuttosto il superamento delle frontiere e dei particolarismi.

È chiaro che forze politiche come Süd-Tiroler Freiheit vivono esclusivamente del miraggio del “Los von Rom”. È un fenomeno pericoloso? Mah… Paradossalmente, chiedendo soluzioni estreme, essi rafforzano nei rapporti col governo centrale il ruolo dei partiti autonomisti che così appaiono, anche di fronte alla comunità internazionale, maggiormente dotati di buon senso e più affidabili. Più capaci di gestire positivamente le relazioni tra gruppi, culture, popoli, regioni e Stati. La Svp non può dirlo apertamente, ma Eva Klotz le fa comodo.

Quanto al cosiddetto “referendum” proposto da Süd-Tiroler Freiheit, sulla scheda spedita nelle case, messa in un angolo di traverso, scritta in caratteri piccolissimi e quasi illeggibili, c’è la parola “Wahlwerbung”, che significa: propaganda elettorale.

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