L’Adige – 2.10.2013
Quello che si prepara (ma lo fa davvero?) ad andare alle urne è un Alto Adige distratto e schizofrenico. È la provincia che investe nell’innovazione dell’industria e dell’economia, che si colloca all’avanguardia nei settori dell’energia pulita all’idrogeno e del risparmio energetico di casaclima, che si propone ad ogni pie’ sospinto come un modello avanzato di autonomia e convivenza. Insomma una terra proiettata nel terzo millennio. Ma è anche l’Alto Adige in cui, ancora nel 2013, le società alpinistiche di lingua italiana e tedesca sono indotte a litigare in merito a quale bandiera debba essere esposta presso i rifugi di montagna (due o tre non si può?). Reinhold Messner, l’altro giorno, ha fatto rilevare che si tratta molto semplicemente di un mai sopito nazionalismo. Ma la Svp di Durnwalder, per sottrarre qualche voto ad Eva Klotz, non esita a prestarsi come strumento politico di queste dispute da fine Ottocento. Come se il secolo breve, con tutte le sue tragedie, fosse stato cancellato dai libri di storia.

Comunque sia, a Bolzano le liste ai blocchi di partenza sono quattordici. Una campagna elettorale, quella che si apre in questi giorni, che presenta non poche novità. I risultati, fra un mese, comporteranno scenari rivoluzionari? Questo è un altro paio di maniche. Molto probabilmente no. Ovvero: il governo provinciale potrà facilmente essere, quanto ai partiti, analogo a quello uscente: un centrosinistra in salsa altoatesina. Cioè una coalizione Svp-Pd (e forse Scelta civica). È presto per dirlo e dipenderà dai numeri (persino dai decimali).
Una prima novità è rappresentata dal fatto che Luis Durnwalder, dopo un quarto di secolo da presidente, passa la mano. Era stato eletto per la prima volta nel novembre del 1973. Quarant’anni fa. Allora la Volkspartei otteneva ancora il 56 per cento dei voti. Il successore di re Luis, consacrato dalle primarie di partito e benedetto dal predecessore, sarà Arno Kompatscher, sindaco di Fiè e presidente del Consorzio dei comuni altoatesini. È scontato che il partito etnico sarà il più votato. Ma otterrà la maggioranza assoluta dei consensi e, soprattutto, dei seggi? È questo l’interrogativo di maggiore interesse della nuova tornata elettorale. Cinque anni fa il partito rimase sotto il 50 per cento, ma ottenne la maggioranza assoluta dei seggi grazie ai resti.
È chiaro che se la Svp non avesse i numeri che ha sempre avuto per fare il bello e cattivo tempo, aumenterebbe di qualcosa il peso specifico dei partner italiani che, secondo Statuto, vanno coinvolti nel governo della provincia. Questa potrebbe essere la seconda novità di rilievo. Chi saranno? Con molta probabilità il Pd sarà convocato al tavolo delle trattative di coalizione. Ma anche Scelta civica bussa alla porta. Il rischio concreto è che, come è spesso accaduto, la Svp di fronte a due pretendenti faccia il gioco del divide et impera.
Quanto a divisioni, ecco la terza novità, la destra altoatesina non si è mai presentata così frammentata. Se ad inizio legislatura c’erano ancora tre consiglieri del Pdl, uno di Unitalia e una della Lega Nord, oggi ce n’è uno rispettivamente di Team Autonomie (Lega Nord), de La Destra, di Unitalia e due di “Alto Adige nel cuore”. Il dissolto Pdl si ripresenta ora in occasione delle elezioni dietro ai simboli di Forza Italia e della Lega. Esclusa per irregolarità nella raccolta delle firme la lista Fratelli d’Italia di Holzmann. La Bolzano caposaldo del Movimento Sociale dei Mitolo sembra (ed è) lontana anni luce.
Pure la destra più o meno patriottica di lingua tedesca si presenta in ordine sparso. Del resto oltre Brennero sembrano spirare venti contrastanti (favorevoli in Austria, molto meno in Germania). L’unica formazione in grado di insidiare seriamente la Volkspartei (da destra) sono i Freiheitlichen, capaci di pescare nel calderone dell’antipolitica e degli insoddisfatti. Oltre a loro ci sarà la Süd-Tiroler Freiheit di Eva Klotz. La BürgerUnion di Pöder ha una lista promiscua, in comune con Ladins Dolomites (mossa di ardua comprensione, questa, soprattutto per quanto riguarda la componente ladina).
Il movimento di Grillo difficilmente ripeterà la performance delle ultime elezioni politiche (8,3 per cento alla Camera). Tuttavia nella patria del voto di protesta ci si può aspettare di tutto.
La frammentazione c’è anche a sinistra, ma questa non è certo una novità. È tradizione. A parte il Pd (le altre sigle sono Pci e Prc) l’unica presenza di peso è quella dei Verdi (che hanno anche un candidato di Sel). Quasi un anno fa Hans Heiss, che in un primo tempo aveva annunciato il suo ritorno al mestiere di storico, fece marcia indietro vedendo segnali di cambiamento. Ipotizzava la crisi del sistema Svp, con “molti voti in libera uscita”. Una situazione dalla quale avrebbero potuto “trarre profitto soprattutto le destre patriottiche tedesche, in primis i Freiheitlichen”. Allora le rilevazioni davano effettivamente la Svp a poco più del 40 per cento e i Freiheitlichen a quasi il 24. Sarà ancora così? Secondo un sondaggio che risale a luglio la Svp si assesterebbe piuttosto attorno al 47 per cento dei voti (alle politiche aveva superato di poco il 44), in calo ma senza crolli. I Freiheitlichen rimarrebbero al palo (12 per cento), il Pd guadagnerebbe due punti e i Verdi, col 13 per cento, diverrebbero il secondo partito della provincia. Ma è una previsione azzardata. In ogni caso gli esperti preferiscono non sbilanciarsi.
Del resto quali sono oggi i motivi per cui si vota l’una o l’altra lista? Considerazioni politiche o questioni personali? La crisi, le prospettive di lavoro? I volti dei candidati, i loro slogan? Gli umori dell’ultimo momento?
Il Sudtirolo, al momento, non sembra appassionarsi troppo. Le schermaglie etno-politiche danno ai più un senso di nausea. E a Bolzano si respira un’aria stanca.