L’Adige – 5.9.2013
La prima campanella, a Bolzano, suona questa mattina. Un anticipo sul calendario non a tutti gradito, dovuto all’introduzione, l’anno scorso, delle vacanze d’autunno (o “dei Santi”), dette anche “settimana Sharm”, poiché nate, secondo i maligni, per consentire a chi può, a chiusura della stagione turistica, di tirare il fiato sulle spiagge di Sharm el-Sheikh.
La scuola altoatesina è un mondo complesso, articolato in tre sistemi (tedesco, italiano, ladino), che fanno capo a tre distinte Intendenze scolastiche. In comune, in questi ultimi anni, la voglia di plurilinguismo. La scuola ladina è trilingue per tradizione. Le lezioni sono impartite in tedesco e italiano e il ladino funge da ulteriore materia di insegnamento. La scuola del gruppo più piccolo ha fatto da battistrada per tutti gli altri a vari livelli. “Coloro che sessant’anni fa hanno ideato il nostro sistema scolastico ladino – ha detto l’altro giorno l’assessore Florian Mussner – sicuramente non immaginavano che esso avrebbe aiutato ad affrontare il problema dell’immigrazione e ad accogliere coloro che giungono da noi alla ricerca di un lavoro”. La scuola italiana, da parte sua, da decenni è a caccia di metodi adatti all’apprendimento della seconda lingua e negli ultimi tempi ha fatto discreti passi in avanti in questo settore. La scuola tedesca, un tempo arroccata a difesa della minoranza, oggi si mostra ad ogni stagione più aperta agli scambi e ai gemellaggi con gli istituti italiani e sempre più investe nell’apprendimento della seconda e delle altre lingue.

Emblema di questa nuova primavera (un tempo la scuola fu un duro campo di battaglia) sono gli scambi tra studenti. Ai ragazzi del quarto anno di superiori è data la possibilità di frequentare la scuola nell’altra lingua. Un’ovvietà? Non proprio. La proposta è partita un po’ in sordina nel 2002, con una studentessa passata per un anno dal linguistico Vogelweide al Carducci di Bolzano. Nel 2013, dopo un decennio, gli studenti che hanno deciso di buttarsi oltre il confine linguistico sono 104 (39 provenienti dalla scuola italiana, 65 da quella tedesca).
L’assessore Christian Tommasini dichiara che “l’obiettivo è la scuola pienamente trilingue” (italiano, tedesco, inglese) e l’altro giorno ha organizzato a Bolzano il convegno “Parliamo di CLIL”, presenti più di 350 docenti delle scuole altoatesine e trentine. Va ricordato che di CLIL (Content and Language Integrated Learning), ovvero del metodo della cosiddetta “immersione linguistica”, per decenni in Alto Adige è stato vietato “parlare”. Pareva un attentato all’identità etnica che ha nella scuola monolingue la sua colonna portante. Oggi, dice l’assessore, “il bilinguismo non viene più visto come uno scoglio da superare, ma come una grande opportunità”. E Durnwalder (con qualche incongruenza) gli darebbe (oggi) certamente ragione.
Secondo Renzo Roncat, direttore di ripartizione dell’Intendenza scolastica italiana, il plurilinguismo e l’integrazione dei ragazzi stranieri sono il fiore all’occhiello della scuola altoatesina. Nel passato anno scolastico gli alunni “nuovi altoatesini”, nella scuola italiana, erano più di un quinto del totale. Molti meno in quella tedesca. D’altra parte se la scuola in lingua italiana ha continuato a crescere numericamente in questi anni è proprio merito loro.
Un po’ di cifre. Cominciano a frequentare le scuole tedesche (dalle elementari alle superiori) circa 53.000 alunni. La scuola italiana ne conta quasi 17.000, frequentano le scuole delle valli ladine più o meno 2.600 ragazzi. Una situazione analoga a quella dell’anno passato. Una piccola novità è rappresentata dall’incremento di alunni “con background migratorio” anche nella scuola tedesca. C’è infine un calo di presenze nelle scuole private di Bolzano dovuto, come pare, alla crisi che ha obbligato ad un aumento delle rette.
Al di là dei numeri che confermano una sostanziale buona salute della scuola altoatesina, i due sistemi più significativi (l’italiano e il tedesco) che finora viaggiavano paralleli, oggi cercano una maggiore comunicazione. “I rapporti e i gemellaggi tra scuole di lingua diversa sono in costante aumento”, conferma Roncat. “Anche la scuola tedesca si è resa conto del bisogno formativo dei propri alunni nell’apprendimento della seconda lingua”. In altri termini: si avverte la cresciuta difficoltà per un’adeguata conoscenza dell’italiano. Una realtà che deve fare i conti pure con la difficoltà di avere insegnanti di ruolo di lingua italiana (ovvero con tutti i requisiti, tra i quali il patentino di bilinguismo), soprattutto nelle scuole delle valli più lontane dal capoluogo. Sembra assurdo, in tempi di crescente disoccupazione, ma è così.
Per alcuni anni è parso che la scuola italiana dell’Alto Adige (soprattutto le elementari) risentisse di una situazione di stress. Le famigerate prove Invalsi descrivevano una sua qualità complessiva al di sotto della media regionale. Tuttavia gli esperti dell’Intendenza escludono che si possa ipotizzare una debolezza strutturale della scuola italiana, dovuta ad esempio al fatto che il bilinguismo assorbe molte energie rispetto al resto del Paese. “Il problema è piuttosto nell’attenzione che si riserva alle prove stesse e ai loro contenuti. D’altra parte che i risultati Invalsi rispecchino le reali competenze possedute per la vita dagli studenti, questo è tutto da dimostrare”. In ogni caso le ultime prove anche in Alto Adige hanno dato i tanto attesi risultati positivi.
Plurilinguismo, innovazione, rapporti più stretti tra scuola e lavoro. Tra la scuola e la vita di ogni giorno. Al di là delle considerazioni degli esperti e dei commentatori, certe realtà parlano davvero da sole. Pauline, che per un anno, a Merano, è passata dal liceo tedesco a quello italiano, malgrado le ovvie difficoltà dei primi mesi, considera il suo “anno in L2” “un’esperienza preziosa”. E Philipp, pure lui un passatore di confini, conferma e rilancia: “Ho avuto la possibilità di conoscere un altro modo di vedere le cose. Questo è importante, soprattutto in una regione in cui troppo spesso i gruppi linguistici vengono divisi rigidamente. Io quest’anno ‘nell’altra lingua’ lo consiglierei a tutti”.