Primo impegno, l’Europa

L’Adige – 2.9.2013

Le prossime elezioni “provinciali” saranno al contempo “regionali”. Gli eletti nelle due provincie andranno infatti a comporre il Consiglio regionale. Questa semplice constatazione ci dice quanto sarebbe opportuno che lo sguardo di Bolzano e quello di Trento non si arrestassero ai piedi del muro invisibile di Salorno.

È assai probabile che nell’ultima parte della campagna elettorale non ci sarà affatto, questo sguardo oltresalorno, ognuno si vorrà confrontare coi suoi diretti elettori e con questioni provinciali (in senso istituzionale e in senso metaforico). Eppure, come accade anche nei rapporti interpersonali, la risposta ai propri problemi è spesso nella vita e nell’esperienza dell’altro. La si ricerca e la si può trovare insieme.

Che Trentino e Sudtirolo abbiano delle prospettive comuni è un’evidenza. L’uno ha bisogno dell’altro: forse non si può dire ad alta voce, ma è così. Facciamo un esempio: l’Alto Adige può continuare a rivendicare il suo ruolo di cerniera, all’interno dell’Europa, tra Nord e Sud, solo se concretamente è in grado di comunicare e di mettere in comunicazione in primo luogo la provincia di Trento col Land Tirolo. Trento e Innsbruck, prima ancora che Roma e Vienna. Per quanto riguarda Bolzano, poi, il suo porsi come modello di intercultura si misura sulla capacità effettiva di far sì che i gruppi linguistici (quelli della tradizione e quelli di nuovo conio) convivano nel rispetto l’uno dell’altro. Ma questo è un altro discorso.

L’Europa invece è proprio un tema di interesse comune tra le due parti della Regione. Vediamo perché. In primo luogo l’autonomia regionale è nata perché chi l’ha concepita (Degasperi, Gruber ecc.) confidava nell’esistenza e nello sviluppo di un’Europa capace di rendere sempre più sottili i confini interni, fino a farli scomparire.

Però non è necessario guardare al passato per capirne l’importanza. Anche in prospettiva il campo d’azione comune di Trento e Bolzano si chiama principalmente Europa. Verso l’Unione, proprio in questo grave momento di crisi sul piano dell’integrazione economica, politica e istituzionale, i nostri territori e chi li amministra hanno una comune responsabilità. La regione trentino-altoatesina può fornire all’UE indicazioni pratiche a vari livelli: nelle relazioni bilaterali tra Stati, nella questione dei confini interni, nei rapporti con le minoranze, nella democrazia applicata alle relazioni tra gruppi, nella dialettica tra diritti della comunità e diritti del singolo.

Ecco dunque che il Trentino non può guardare all’Europa senza passare per l’Alto Adige (e viceversa). Che questo percorso si chiami Euregio, GECT o con altri nomi, poco importa. Certamente sarebbe contraddittorio andare al voto senza considerare la realtà del Gruppo di cooperazione territoriale. Già ora Tirolo, Sudtirolo e Trentino collaborano (o almeno comunicano) nei campi dell’arte, della cultura, del plurilinguismo, della ricerca, dell’amministrazione. Sarebbe impensabile che non lo facessero nel campo dei trasporti, della sanità, dell’università ed in vari rami dell’economia, uno per tutti l’agricoltura.

Trentino e Alto Adige, al di là della questione europea, hanno altre comuni responsabilità. Ad esempio quella della tutela e della valorizzazione del territorio. Le Dolomiti, da quando sono state dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità, costringono ad una cooperazione virtuosa che coinvolge anche altre regioni dell’area dolomitica, con un approccio pluridisciplinare che va dalla geologia alla ricerca al paesaggio, dai parchi allo sviluppo socio-economico, dalla mobilità al turismo sostenibile.

Infine c’è un altro ambito nel quale le due province hanno il dovere di collaborare e tutto l’interesse a farlo. Si tratta della riforma dello Stato (italiano) in relazione ai rapporti centro-periferia. Da anni, benché spesso in modo ideologico e elettoralistico, si parla di federalismo. A vari livelli: fiscale, istituzionale. Qual è il contributo che la Regione autonoma Trentino Alto Adige e le due Province autonome di Bolzano e Trento danno alla riscrittura della Carta costituzionale o alla produzione di leggi di riforma? È una domanda retorica, d’accordo. Prima è necessario che trentini e altoatesini abbiano chiaro (loro) cosa intendono fare dell’autonomia e degli enti nei quali essa prende corpo, ad esempio la Regione. Tuttavia il tema “terzo statuto” è all’ordine del giorno. È necessario se non altro adeguare l’attuale apparato istituzionale, nato nel contesto storico degli anni Sessanta e Settanta, allo scenario dei giorni nostri, decisamente mutato negli ultimi quattro decenni. Malgrado le fughe in avanti di alcuni esponenti altoatesini, è a tutti chiaro che questo cammino va percorso insieme. Non solo Trentino e Alto Adige, ma anche Austria, Italia e soprattutto Europa.

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