Vita Trentina – 28.7.2013
“Mio fratello è musulmano, è stato alla Mecca ed è lui che ha finanziato i miei studi affinché io diventassi prete. Ho un grande rispetto per i musulmani”. Si è presentato con queste parole, ai giovani della Carovana per la Pace, Laurent Djalwana Lompo, da un mese vescovo ausiliare di Niamey, primo vescovo cattolico originario del Niger. Dopo l’ordinazione, lo scorso 9 giugno, mons. Lompo aveva ricevuto la visita dei dignitari musulmani della città i quali, oltre ad essere stati presenti alla cerimonia nella cattedrale, hanno voluto esprimere il sostegno della comunità musulmana al nuovo vescovo e la loro solidarietà ai cristiani nigerini.

La Carovana per la Pace è stata fortemente voluta da Joachim Ouédraogo, vescovo di Koudougou (Burkina Faso). In marzo, i lettori lo ricorderanno, è stato ospite di queste pagine. Responsabile dell’Unione fraterna dei credenti (UFC), aveva portato la sua esperienza molto concreta di dialogo interreligioso. Il bilancio della Carovana è quanto mai positivo, dice François Paul Ramde che ne ha curato l’organizzazione. “L’accoglienza ad ogni tappa è stata conviviale da parte delle autorità e dei leader religiosi”. Ci sono stati momenti di grande emozione. A Koupela, in Burkina, racconta Ramde, “la comunità musulmana ha accettato di partecipare all’incontro di sensibilizzazione, benché esso avesse luogo sul sagrato della cattedrale. È una cosa insolita”. E in Mali, a Sikasso, “la Carovana era molto attesa, visto ciò che sta succedendo in quel Paese. Molti giovani predicatori musulmani ci sono venuti incontro per esprimere la loro soddisfazione e il desiderio di aprire all’esperienza dell’UFC anche nella loro città. Penso che nascerà una bella iniziativa capace di mettere insieme cattolici, protestanti e musulmani”.
La Carovana era proprio a Sikasso quando è cominciato il Ramadan. “Almeno venti dei nostri carovanieri hanno voluto digiunare. Ne abbiamo naturalmente tenuto conto nell’organizzazione dei pasti”.
Partiti da Dori (Burkina) il 3 luglio, i giovani hanno fatto scalo a Niamey (Niger), a Fada N’Gourma, Koupéla, Koudougou (Burkina), a Sikasso (Mali), a Bobo Dioulasso e a Ouagadougou, dove la marcia si è conclusa il 16 luglio.
Il gruppo che è passato di città in città spiega Gilbert Yandi Lompo, giurista e carovaniere, “si componeva di 52 persone di varia appartenenza religiosa e confessionale”. Gli obiettivi? “Far capire ai leader e ai giovani delle varie località che ognuno può fare la sua parte per costruire la pace; trasmettere l’esperienza dell’UFC nell’ambito del dialogo; fondare delle cellule dell’UFC partendo da quei giovani che hanno già partecipato, in questi anni, ai nostri stage di formazione”.

“La Carovana – dicono due giovani. Damien e Axel – è un’azione che ha permesso di far sentire un discorso diverso rispetto a quello della violenza e di formare un piccolo esercito per la pace”. “La maggioranza della popolazione – Gilbert ne è convinto – vede nel dialogo interreligioso uno strumento di coesione sociale, un bene fondamentale da preservare e promuovere”.
Ha commosso il messaggio del più importante capo tradizionale del Burkina, l’imperatore Mogho Baongo, che ha invitato i carovanieri (dopo un lungo incontro) a formare una rete nazionale di giovani dediti alla causa della pace. Anche il Ministro dei diritti umani ci ha tenuto a parlare coi giovani e ha delegato due persone ad accompagnarli per tutto il viaggio.
Effetti positivi ad ogni livello. “L’altro giorno – racconta François Ramde – ci hanno chiamato i responsabili del Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite. Vogliono saperne di più su quello che facciamo”.
La rete si sta espandendo davvero. “Abbiamo molti giovani – conclude Gilbert – impegnati per il dialogo per la pace. È un fatto che apre prospettive molto belle”.

Il dialogo possibile
Ad ogni tappa, negli incontri di sensibilizzazione, i giovani hanno mostrato il documentario “Il dialogo possibile”, che narra l’esperienza dell’UFC ed è stato realizzato in collaborazione col Pozzo di Giacobbe di Merano (col sostegno della Provincia autonoma di Bolzano e della Fondazione Cassa di Risparmio). “Le persone che hanno visto il film – dice Ramde – sono rimaste meravigliate nel conoscere una storia come questa. Ci ha dato modo di dimostrare che è veramente possibile comprendersi al di là delle differenze”.
Nel documento finale i giovani, guardando con preoccupazione a quanto accade in Nigeria, Niger, Mali ed Egitto, dichiarano tra l’altro “che noi siamo tutti differenti ma tutti fratelli, che la differenza è una fonte di arricchimento permanente da promuovere e che lo sviluppo del nostro caro Burkina Faso non si potrà fare senza un clima di pace”. Al Governo chiedono “di continuare a sostenere le iniziative della società civile a favore della pace” e di “rafforzare l’educazione ai diritti umani nelle scuole del Paese”.