Uomini della soglia

Vita Trentina – 7.7.2013

Bressanone – Ordinato sacerdote sabato scorso in cattedrale Massimiliano de Franceschi. Trentanove anni, ingegnere e ricercatore nel campo ambientale, ha trovato nel sacerdozio il modo per rendere concreta la sua “passione per l’umano” e il desiderio di mettersi più profondamente “al servizio delle donne e degli uomini di questo nostro tempo”. Gli abbiamo posto alcune domande guardando ad una Chiesa che, a Roma come a Bolzano-Bressanone, vive una fase di particolare speranza.

La Chiesa e i cristiani ci sono per annunciare una buona Notizia. Qual è, secondo lei, questa Notizia da annunciare agli uomini e alle donne di oggi, magari lontani da un’esperienza di fede cristiana ed ecclesiale?

“La buona Notizia che annunciamo da duemila anni consiste nel fatto che è possibile un’umanità, per così dire, ‘veramente umana’, cioè ‘altra’ rispetto a quella affaticata e stanca di cui sentiamo parlare troppo spesso. Questa è un’idea che ci permette di entrare in dialogo anche con chi si sente lontano dalla Chiesa così come la viviamo oggi. C’è con tutti una comune radice di umanità. Questa è una cosa bella che va annunciata con forza”.

Un tempo l’Alto Adige era terra di missionari, oggi è terra di missione. In questa situazione cosa cambia nel ruolo del prete?

“Secondo me questa situazione ci conferma che è urgente saper essere missionari anche ‘in casa propria’. Non solo per i preti, ma per tutti i battezzati. Certo per il prete la tensione resta quella tra l’essere riferimento presente in parrocchia e, appunto, missionario che va incontro alle persone che vivono il territorio affidatogli. A me personalmente piace l’immagine del prete come uomo ‘della soglia’, come Abramo alle querce di Mamre, custode (in senso positivo) dell’interno, ma tutto proteso a scorgere il viandante e a offrirgli accoglienza. Una soglia che di volta in volta si sposta concretamente lì dove più c’è bisogno”. 

Anche papa Francesco invita continuamente ad uscire da sé stessi. Che cosa significa in concreto per i cristiani del 2013?

“Significa non restare arroccati sulle proprie posizioni, ma approfondire le proprie motivazioni e portare agli altri la gioia che esse contengono. Bisogna essere estroversi, avere fantasia, coraggio, un pizzico di sana follia nel lasciare terreni noti, ma forse ormai sterili, e nell’andare incontro agli altri senza timori. Non una Chiesa in attesa, ma una Chiesa in cammino, sulle strade degli uomini là dove essi vivono”.

Ci prepariamo al sinodo diocesano. Quali le sembrano le sfide fondamentali, oggi, per la Chiesa di Bolzano-Bressanone?

“La sfida principale consiste nel far crescere una testimonianza credibile del fatto che è possibile un modo diverso di essere. Dobbiamo trovare soluzioni snelle, saper essere flessibili e fare scelte rapide in una società che evolve rapidamente. Trovare il modo di essere presenti con coerenza in tutti gli ambiti della società civile. E farlo con gioia. Vivere con gioia il proprio cristianesimo rende poi praticabili tanti altri cambiamenti anche a livello strutturale. Le risorse ci sono e sono tante”.

Lascia un commento