Mamma li turchi!

Vita Trentina – 9.6.2013

Axams/Bolzano – Estate 1683. La città di Vienna è assediata dall’esercito ottomano. Due mesi di ansia che si concludono con la cosiddetta “battaglia di Vienna”, condotta e vinta tra l’11 e il 12 settembre da un esercito “europeo” comandato dal re polacco Giovanni III (Jan Sobieski). La vicenda fu vissuta come una guerra di religione e come tale seguita con angoscia e partecipazione dalle potenze “cristiane” del Vecchio continente e dal papa Innocenzo XI. Altri tempi.

Cambiamo secolo e scenario. Primi di giugno del 1796. Le truppe di Napoleone Bonaparte progettano di invadere il Tirolo. I rappresentanti della contea sono riuniti a Bolzano e meditano sul da farsi. Anche in questo caso si profila una sorta di “guerra santa”. Il cattolico Tirolo si sente minacciato dalla furia iconoclasta della Revolution. L’abate di Stams Sebastian Stöckl suggerisce ai presenti di rivolgersi a colui che solo può preservare il Heiliges Land da una sicura sconfitta, ovvero al Padreterno in persona.

I cristiani della Vienna di fine ‘600 e della Bolzano di fine ‘700 hanno certo in mente quelle pagine veterotestamentarie che narrano di un Dio pronto a intervenire a difendere il suo popolo dall’aggressione del nemico. Oggi, dopo alcuni secoli di studi biblici e con l’affermarsi di un diverso approccio nei rapporti tra i popoli nell’ottica dell’interdipendenza, del dialogo e della pace, un simile atteggiamento sarebbe impensabile. Allora però la reazione spontanea fu quella di pregare: non per la pace (come faremmo e facciamo oggi), ma appunto per la sconfitta del “nemico”.

Nel giugno 1683 la popolazione del piccolo centro tirolese di Axams (nel distretto di Innsbruck) assistette per la prima volta alla messa in scena del dramma “Von den zwölf Söhnen Jakobs des Patriarchen” (Dei dodici figli del patriarca Giacobbe), detto poi “Axamer Josefnspiel”. Si tratta della storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe, la cui rettitudine e fiducia in Dio furono prese a modello per affrontare una situazione di grande incertezza. Il pezzo teatrale era stato scritto alcuni anni prima da due cittadini del villaggio, Josef Maurer e Hans Dollinger. In occasione della scampata invasione di Vienna i paesani fecero voto di ripetere la messa in scena ogni dieci anni. Ed è così che proprio in questi primi giorni di giugno del 2013 la tradizione si ripete, benché rivisitata nei contenuti e nell’ispirazione.

Anche a Bolzano, nel giugno 1796, si fece un voto per il “successo della difesa e della salvezza della patria”. Ogni anno, la domenica successiva al venerdì del Sacro Cuore, si sarebbe celebrata solennemente la ricorrenza. Per la prima volta ciò avvenne il 3 giugno di quello stesso anno. Il Tirolo, per qualche tempo, restò effettivamente preservato dalla catastrofe della guerra.

Queste due tradizioni, entrambe giunte ai giorni nostri, sono in qualche modo espressione della sindrome da confine di cui sempre soffrì il nostro Tirolo. Il confine va difeso e un qualche nemico è sempre alle porte. “Mamma li turchi”, si dice ancor oggi pure in Italia, con un’espressione di cui peraltro non si troverà traccia nelle Sacre Scritture.

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