L’Adige – 10.4.2013
Che la Südtiroler Volkspartei si trovasse di fronte a una crisi di transizione era evidente da alcuni anni. Dove potesse condurre la necessità di cambiare registro, questo era (ed è) meno prevedibile. Come tutti i cambiamenti politici, anche quelli che riguardano lo storico partito di raccolta dei sudtirolesi, non avviene per una spontanea propensione al cambiamento, ma a causa di fattori contingenti. In sostanza: se si vuole mantenere il consenso (e il potere), bisogna cambiare.
Quanto accade in questi ultimi giorni lascia sbigottiti gli osservatori esterni (e non solo). Il partito, guardando ad ottobre, indice le consultazioni primarie per la scelta del candidato alla successione di Durnwalder come presidente della Provincia. Si terranno il prossimo 21 aprile. Senza troppa convinzione si presenta il segretario del partito (nonché assessore alla Sanità) Richard Theiner. A sfidarlo Arno Kompatscher, giovane presidente del Consorzio dei Comuni e sindaco di Fié allo Sciliar. L’ex senatrice Helga Thaler Ausserhofer annuncia e poi ritira la sua candidatura. In extremis scende in campo l’assessore provinciale Elmar Pichler Rolle, già Obmann del partito, già vicesindaco di Bolzano. Per qualcuno una candidatura di disturbo con lo scopo di togliere voti a Kompatscher e portare acqua al mulino di Theiner. Pichler Rolle smentisce e si definisce piuttosto un candidato “indipendente”: “Sono convinto che il presidente della Provincia debba essere indipendente, senza impegni nei confronti di consorzi o di lobbies… Siamo diventati una regione ricca, ci sono molti interessi in gioco e bisogna lavorare ad un equilibrio tra questi interessi”.

“Molti interessi in gioco”, appunto. Ai primi di aprile, come una bomba, si diffonde la notizia della rinuncia di Theiner. La situazione sfiora il ridicolo. Theiner si dimette perché Kompatscher, in un post su Facebook, lo accusa di populismo nella gestione del caso SEL e paragona la sua proposta di lasciare l’energia ai comuni alle promesse preelettorali di Berlusconi sull’IMU. Apriti cielo. L’Obmann si dice profondamente ferito da quell’accostamento. Tuttavia ammette: le parole del suo sfidante sono state solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il vero motivo è la sconfessione delle sue idee nel campo delle concessioni energetiche (escludere SEL da ulteriori gare) ad opera di Luis Durnwalder.
“Siamo in un leggero caos”, commenta l’assessore Thomas Widmann. Durnwalder dichiara che non si sente affatto responsabile di quanto accaduto e Kompatscher chiede scusa per l’irriverente paragone. La base del partito è sconcertata. Non capisce come due candidati alla stessa carica possano alzare i toni dello scontro. Altri per fortuna si chiedono: non è forse logico che lo facciano (in fondo quella di Kompatscher è solo una battuta)? Alcuni vorrebbero rinviare le primarie auspicando la partecipazione di un maggior numero di candidati. Altri temono un conflitto tra segretario del partito e futuro presidente della Provincia. Già, perché Theiner si è ritirato da candidato alla presidenza, ma rimane pur sempre Obmann della Svp e parteciperà alle prossime elezioni provinciali. C’è chi sospetta che, temendo la sconfitta, abbia fatto un passo indietro. Come si quadra il cerchio? Nella lista di ottobre il primo posto spetterà al vincitore delle primarie di aprile, il secondo andrà in ogni caso all’Obmann, ovvero a Theiner. Il quale fa infine sapere: “Scuse accettate. Ciò che conta sarà vincere le elezioni”.
Non fa un po’ ridere tutto ciò? Chi ci capisce qualcosa è bravo. Forse ha ragione il vecchio Roland Riz nel dire che le primarie non fanno per la Svp, sono cose “da comunisti” (attenzione, Riz, rischia anche lei di essere paragonato a Berlusconi).
Ma torniamo ai fattori che conducono alla presente crisi della Svp. Da una parte, certamente, anche in Alto Adige soffia il vento dell’antipolitica, che può far guadagnare voti in particolar modo ai Freiheitlichen. Di qui la necessità di rinnovarsi e l’emergere del rottamatore (soft) Kompatscher (il Renzi nostrano). Poi l’imprevisto sopraggiungere dello scandalo SEL, che getta un’ombra cupa sul mito della buona amministrazione sudtirolese. Ma tutto ciò sarebbe ragionevolmente superabile se non fosse giunto ormai il momento di dare un degno erede a Luis Durnwalder. Il sistema Alto Adige (o Svp) scricchiola proprio perché esso è in realtà inseparabile dallo “stile Durnwalder”?
Secondo Arnold Sorg, il cui commento è pubblicato sulla prima pagina del Dolomiten di sabato scorso, “la Svp ha un problema”. In questi anni ha rinunciato ad esprimere idee, visioni e orientamenti. “Per troppo tempo il partito è rimasto all’ombra del governo provinciale. Per troppo tempo gli obiettivi non sono stati dettati dagli organismi di partito ma (per l’appunto) dal presidente della Provincia”. Risultato? “La Svp non sa che fare”. È un vero e proprio epitaffio al pragmatismo durnwalderiano. Se ai (primi) tempi di Magnago la Giunta provinciale era il partito, ora il partito è la Giunta provinciale. Secondo i consiglieri verdi Hans Heiss e Riccardo Dello Sbarba “per più di vent’anni, Durnwalder ha disciplinato e punito pressoché tutti i propri assessori e i possibili successori”. Anziché ritirarsi, come altri hanno fatto, “molto meglio sarebbe stato (per Theiner) affrontare prima di petto le divergenze con Durnwalder, per la necessaria (e già molto in ritardo!) democratizzazione del Sudtirolo, per una politica più pulita, trasparente e libera da clientelismi”. “Il candidato Kompatscher ha ora il compito di avviare una nuova politica”, “di cambiare lo stile di governo, spingere per più democrazia, lavoro di gruppo, trasparenza nelle decisioni, maggiore giustizia e meno supporto a cordate e lobbies”. In sostanza, dicono i Verdi, “dovrà prendere con forza le distanze dallo stile di guida e dalla politica del suo predecessore”.
Che la fine dell’era Durnwalder avrebbe provocato qualche terremoto era ampiamente prevedibile. Ma come si vede, non si tratta semplicemente di sostituire il titolare della massima carica provinciale. È il metodo di partecipazione e di consolidamento del consenso che, in Alto Adige come in Italia e in Europa, va ripensato. Un metodo, oltretutto, su cui si fonda un’intera comunità coi suoi rapporti economici, politici e sociali. Una realtà complessa, come quella altoatesina, se non altro per le questioni di convivenza interna e per le implicazioni internazionali.
La buona amministrazione da sola non è più sufficiente (tanto meno in presenza di scandali). È necessario andare oltre il pragmatismo autocratico, offrire prospettive di futuro capaci di coagulare legittimi interessi, di tutelare diritti individuali e di gruppo e di porre le basi non solo economiche, ma soprattutto ideali, del Sudtirolo casa comune.
A quanto pare il problema c’è e non è solo della Volkspartei.