Elezioni in Alto Adige

L’Adige – 26.2.2013

“Se la Svp potrà confermare i suoi tre deputati, Theiner sarà il prossimo governatore altoatesino, altrimenti sarà la prima vittima delle elezioni”. Così sentenziava la Tageszeitung alla vigilia delle elezioni. Ebbene in un Senato che è il grande punto interrogativo di questa tornata elettorale, un dato è certo: la Volkspartei (alleata a Bolzano col Pd) fa il pieno in tutti i collegi. Alla Camera supera la soglia regionale del 20 per cento stabilita affinché i voti dati ad un partito “delle minoranze linguistiche” possano tradursi in seggi. Richard Theiner non si dovrà dimettere. “Per la Svp – il suo commento a caldo – si tratta di un risultato molto buono, che è stato raggiunto perché siamo stati l’unico partito di lingua tedesca con un programma vero”. La buona affermazione del partito di raccolta è senza dubbio il risultato più significativo, uscito ieri dalle urne in Alto Adige. Col 44,17 per cento dei voti (alla Camera) la Svp conferma sostanzialmente la prestazione di cinque anni fa, quando aveva ottenuto il 44,3 per cento. Ciò non era affatto scontato per diversi motivi. Il primo: anche in Sudtirolo comincia a soffiare il vento, se non proprio dell’antipolitica, almeno quello dell’insofferenza verso chi occupa posizioni di potere. La lunga storia del partito che si identifica tout court con l’autonomia altoatesina era stata funestata negli ultimi mesi dallo scandalo Sel, legato alle carte false giocate in occasione dell’attribuzione delle concessioni per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica. Uno scivolone che aveva fatto pensare ad una possibile fuoriuscita di voti in favore delle opposizioni di lingua tedesca. Soprattutto, queste le previsioni, se ne sarebbero avvantaggiati i Freiheitlichen. Ma anche i Verdi altoatesini avevano scorto l’occasione per rilanciare il loro ruolo, tanto che Hans Heiss, lo “storico prestato alla politica”, aveva soprasseduto alla sua annunciata rinuncia ad un’eventuale candidatura in vista delle elezioni provinciali di fine ottobre. Allo scandalo che era costato il posto in Giunta e in Consiglio all’assessore Michl Laimer, si erano aggiunte ultimamente le indagini della magistratura contabile sulla gestione da parte del presidente Luis Durnwalder dell’ingente fondo riservato di sua competenza. Gli elettori svp però hanno creduto alla buona fede del Presidentissimo. Del resto pochi giorni prima del voto numerose realtà associative avevano formato addirittura un comitato, trasversale ai gruppi linguistici, per esprimere fiducia e ribadire la loro solidarietà a re Luis.

Nemmeno i vertici Svp ci credevano troppo, al successo. Sui manifesti elettorali campeggiava la scritta “Achtung! Autonomie in Gefahr”, ovvero “Attenzione! Autonomia in pericolo”. Il pericolo contingente veniva identificato col governo Monti che nei mesi scorsi era stati definito come quello peggiore, dopo Scelba, per l’autonomia altoatesina. Tuttavia il timore vero era rappresentato dai Freiheitlichen, per questo accusati a pochi giorni dal voto di mantenere contatti con gruppi neonazisti. Del resto il partito di Pius Leitner e di Ulli Mayr ha avuto una buona affermazione ma non ha sfondato. Con quasi il 16 per cento dei suffragi alla Camera e con un picco del 21,1 per cento nel collegio senatoriale di Bressanone e val Pusteria essi rappresentano la seconda forza politica della provincia, ma non hanno i numeri per impedire, a fine anno, la formazione di un governo forte a palazzo Widmann. Va tenuto presente che alle precedenti politiche l’Union für Südtirol, questa volta assente, ottenne il 4,2 per cento.

Fortemente indebolito il centrodestra italiano. Il Pdl scende dal 14,0 al 6,6 per cento. Altri partiti racimolano qualche briciola e la Lega resta al di sotto dell’uno per cento. Dopo decenni di opposizione senza prospettive, il voto altoatesino italiano prende ora nuove strade. I consensi che cinque anni fa andarono al Pd (16,2 per cento), ora si dividono tra la lista di Monti (6,48), Sel (5,2, con Florian Kronbichler candidato di punta) e Movimento 5 Stelle che, nel trend nazionale, ottiene un notevole 8,3 per cento.

Non è certo automatica la trasposizione del voto parlamentare in un ipotetico scenario di Consiglio provinciale. Dovessero confermarsi analoghe percentuali, con la Svp sotto il 50 per cento anche nella distribuzione dei seggi, sarebbe verosimile la riproposizione dell’alleanza Svp-Pd che governa attualmente la provincia e che ha avuto un’ottima affermazione nel risultato personale di Francesco Palermo, uscito eletto nel collegio senatoriale di Bolzano e Bassa Atesina con quasi il 52 per cento. Un simbolo, in qualche modo, Palermo, della direzione che potrà prendere l’Alto Adige del futuro.

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