Testimone della buona notizia

Vita Trentina – 10.2.2013

Innsbruck – Attraversando il centro storico, migliaia di persone raccolte in corteo hanno accompagnato, sabato scorso, Reinhold Stecher alla sepoltura, nella cripta del Duomo di San Giacomo. Il novantunenne vescovo emerito di Innsbruck si è spento martedì 29 per le conseguenze di un infarto.

La notizia della morte di Stecher è stata accolta con tristezza da tutta la Chiesa austriaca, ma anche al di qua del Brennero. Mons. Luigi Bressan ha subito comunicato la sua vicinanza al collega di Innsbruck Manfred Scheuer. “Ringrazio Dio – ha scritto – per tutti i doni che egli ha voluto elargire alle nostre diocesi attraverso il vescovo Reinhold, nel corso della sua vita lunga e feconda”.

Da Bolzano le parole di mons. Ivo Muser: “Già dai tempi dei miei studi universitari ad Innsbruck ero molto colpito dalle omelie del vescovo Reinhold Stecher, caratterizzate da uno stile ricco di contenuti e brillante nella retorica”. “Il Creatore ha donato al vescovo Reinhold Stecher molti talenti, tra i quali quello della parola e quello artistico. Egli era molto legato al Tirolo intero e, grazie ai molti suoi passaggi nella nostra terra, aveva stretto rapporti con molte persone”. Tanti, “anche al di fuori della cerchia della Chiesa, lo riconoscono come un testimone coerente e attendibile del Vangelo”.

Mons. Scheuer, nella sua omelia in occasione del funerale, ha ricordato l’impegno di Stecher per la riconciliazione tra cristiani ed ebrei. Un aspetto sul quale ha insistito anche mons. Muser, con particolare riferimento alla “sua presa di posizione riguardo Anderle di Rinn. Si tratta di un capitolo oscuro della nostra storia (vicenda analoga a quella del Simonino, ndr.), che il vescovo Reinhold Stecher ha rielaborato con molta lucidità e chiarezza, nonostante le molte critiche”.

Scheuer ha ricordato come il giovane Stecher fosse stato arrestato dalla Gestapo per “organizzazione di un pellegrinaggio”. Più tardi avrebbe molto insistito nel ricercare anche in una tradizione cristiana da purificare le radici dell’odio, il terreno di coltura dei pregiudizi, le tendenze a trovare un capro espiatorio, la ristrettezza degli orizzonti fino alle sciocchezze dell’orgoglio della razza e alle superstizioni. Un vescovo che ha condotto un’intensa vita di preghiera, le cui parole hanno sempre saputo stupire e le cui azioni hanno colpito per la solidarietà dimostrata ai poveri e agli svantaggiati. Mise in rilevo, ha detto Scheuer, la distanza esistente a volte tra i vescovi e la pastorale quotidiana, sottolineando la “strisciante spersonalizzazione” che può avvenire nella Chiesa. Si è detto favorevole all’ordinazione di “viri probati”, pur offrendo, con la sua vita, l’immagine di un vescovo che vive con gioia ed equilibrio la condizione del celibato.

Nel messaggio di Benedetto XVI la definizione di Stecher come di un “operaio nella vigna del Signore” impegnato a portare agli uomini la buona notizia dell’amore di Dio. “Servire e dare fiducia”, questo il motto episcopale, al quale, ha affermato l’arcivescovo di Salisburgo Alois Kothgasser, il vescovo Stecher si è sempre attenuto.

Lascia un commento