Donne nella Bibbia, una sfida per il presente

Proposta educativa – 1/2013

Rekha Chennattu è una biblista indiana. È la prima donna, in India, ad insegnare Nuovo Testamento in una struttura ecclesiastica di livello universitario, il Pontifical Institute of Philosophy and Religion di Pune. Ha partecipato, lo scorso ottobre, in qualità di “uditrice”, al Sinodo dei vescovi che si è interrogato sulle vie della “nuova evangelizzazione”. “Il Sinodo – leggiamo nelle Proposizioni finali – riconosce che oggi, le donne (laiche e religiose) assieme agli uomini contribuiscono alla riflessione teologica a tutti i livelli e condividono responsabilità pastorali in modi nuovi”. “Modi nuovi”, ma radicati in una storia che viene da molto lontano, suggeriscono gli studi biblici di Rekha. Ad esempio quelli sulla comunità da cui ha preso vita il Vangelo di Giovanni. “Tutte le donne nel vangelo di Giovanni hanno un ruolo positivo di leader: da Maria alla Samaritana, da Marta alla Maddalena. Sono presentate come modello per i discepoli. La prima persona che Gesù manda ad annunciare la Buona Notizia è Maria di Magdala. Penso che nella comunità di Giovanni le donne abbiano avuto un ruolo importante, che poi, man mano, si è perso”. “Nuova evangelizzazione” significa forse, oggi, riscoprire la pari dignità della donna, anche nella condivisione di ruoli di responsabilità?

Donne dell’Antico Testamento

“Le storie bibliche – spiega la religiosa indiana – affermano la piena umanità e la sacralità delle donne, in quanto create a immagine e somiglianza di Dio”. Fin dall’inizio “la storia della liberazione di Israele è segnata dalle azioni di donne coraggiose: la madre di Mosè, sua sorella Miriam, la figlia del faraone…” Rekha pronuncia due nomi non molto noti: Sifra e Pua. Sono le levatrici di cui narra il libro dell’Esodo. “Il re d’Egitto comandò loro di sopprimere tutti i bambini maschi nati da donne ebree”. Ma le due ostetriche “hanno il coraggio di disobbedire a quell’ordine”. Si rifiutano di farsi strumento di genocidio e salvano la vita di molti bambini. “Come il Mahatma Gandhi, queste persone coraggiose praticano il principio nonviolento della non-cooperazione, il rifiuto dell’oppressione da parte dell’altro, come il modo migliore per interrompere il ciclo di violenza”.

Altre figure nell’Antico Testamento? “Ad esempio Debora, nel libro dei Giudici. È ritratta come una personalità poliedrica e come un leader che sa il fatto suo. Parla a nome di Dio, dà consigli, ispira il lavoro di squadra, determina la liberazione dall’oppressione, stabilisce la giustizia e garantisce in tal modo il benessere del popolo”. Più di così… “Infatti. La sua leadership è molto efficace. Basti pensare che riesce a mettere d’accordo persone appartenenti a sei diverse tribù, il maggior numero di quante ne riuscì a riunire uno qualsiasi dei dodici giudici. Ciò è particolarmente significativo in quanto l’epoca è segnata da un sistema politico disordinato e da un individualismo estremo. Per questo le è dato l’onore di essere chiamata niente meno che Madre d’Israele”.

Le donne secondo Giovanni

Il Vangelo di Giovanni, abbiamo premesso, presenta le donne in modo positivo. Rekha Chennattu se ne è occupata a lungo, nei suoi studi. “Le donne, nel racconto, giocano un ruolo di primo piano: Maria, la madre di Gesù (cap. 2), la Samaritana (4), Marta e Maria (11-12) e Maria Maddalena (20)”. Fermiamoci qui sulla vicenda della Samaritana di cui parla Giovanni al capitolo 4. Una donna senza peli sulla lingua, sembrerebbe… “La Samaritana pone domande a Gesù in ogni momento della loro conversazione, presso il pozzo di Giacobbe. Mette in discussione le relazioni religiose tra giudei e samaritani ed il rapporto sociale tra uomini e donne. Ribatte a Gesù che le offre dell’acqua viva, lo mette alla prova, chiedendogli quale sia il vero luogo di culto, in riferimento alla controversia religiosa che contrapponeva pesantemente samaritani ed ebrei”. Insomma, sottolinea la biblista, “la donna samaritana è raffigurata come una che osa affrontare un profeta e discute con lui di questioni teologiche”.

La sua reazione, quando infine riconosce Gesù come il Messia, è anch’essa davvero notevole: “Abbandona la brocca e va in città a diffondere la buona notizia del suo incontro con il Messia. Diventa il modello del ‘discepolo maturo’”. Il popolo di Sicar infatti la prende sul serio. La Samaritana è il prototipo della donna mandata ad annunciare il Vangelo. Nel farlo abbatte le frontiere tra le persone. “All’inizio della storia non esistevano rapporti tra gli ebrei ed i samaritani, ma alla fine dell’episodio, essi sono diventati membri dell’unica comunità dell’alleanza. È un episodio che ci mette di fronte alla rottura di tutte le barriere”.

Maria, la Madre di Gesù (Luca 1)

“Nessuna lista delle donne della Bibbia, viste come operatrici efficaci di giustizia e di pace – prosegue Rekha – sarebbe completa senza la madre di Gesù. Maria è tradizionalmente raffigurata come una vergine senza peccato, scelta per essere la madre di Dio, modello di umiltà e dedizione disinteressata a Dio. Maria d’altra parte è però presentata anche come il paradigma della nostra universale ricerca di giustizia, uguaglianza e pienezza di vita”. È l’immagine, questa, data dal primo capitolo di Luca… “Sì, Maria vi è descritta come colei che viene riempita della potenza di Dio: l’angelo promette che lo Spirito Santo scenderà su di lei e che la potenza dell’Altissimo stenderà su di lei la sua ombra. Maria, da parte sua, definisce se stessa come ‘la serva del Signore’”. Che cosa vuol dire? “Questa espressione, lungi dall’essere sinonimo di ingenua sottomissione ed umiltà, è, al contrario, un titolo d’onore attribuito alle grandi figure della storia della salvezza: Abramo, Giacobbe, Mosè, Giosuè, Samuele, Davide e i profeti. Come loro, Maria è piena della potenza divina e la sua vita deve essere vista nel contesto dell’opera redentrice di Dio, che si realizza attraverso questi servi di Dio”.

Il Magnificat, spiega la biblista, va letto alla luce della tradizione che annovera i canti di vittoria di Mosè, Miriam, Debora, Anna, Davide e Giuditta. “Esso rivela un Dio che interviene per invertire l’ordine stabilito, disperdendo i superbi, rovesciando i potenti e rimandando i ricchi a mani vuote. Maria è qui la rappresentante del nuovo Israele, del nuovo popolo di Dio, e diventa così un agente dell’opera del Padre per la liberazione, la giustizia e la pienezza di vita, per tutti e per sempre”.

Queste storie di donne della Bibbia ci danno dunque un assaggio dell’effettivo potere creativo e della saggezza di donne che plasmano la tradizione e fanno la storia. Che cosa significa per noi oggi? “Le loro strategie di leadership sono una sfida a ristrutturare e ridefinire l’identità della Chiesa del terzo millennio. Il battesimo consente a tutti di partecipare alla missione della Chiesa e ai suoi ministeri. Nell’attuale contesto di sempre maggiore alienazione e di frammentazione a livello mondiale, un partenariato più dinamico tra uomini e donne e una leadership inclusiva possono rappresentare una grazia trasformatrice nella vita e nella missione della Chiesa”.

Rekha M. Chennattu appartiene alla congregazione delle Religiose dell’Assunzione, di cui è madre provinciale per la provincia indiana. È professore di Nuovo Testamento presso “Jnana-Deepa Vidyapeeth” (Pontificio Istituto di Filosofia e Religione) di Pune , in India. Si è diplomata all’Istituto Biblico di Roma ed ha svolto il dottorato all’Università Cattolica di Washington. Ha insegnato e tenuto lezioni in oltre venti Paesi di tutto il mondo. Ha studiato in particolare il Vangelo di Giovanni e pubblicato, tra l’altro, il libro Johannine Discipleship as a Covenant Relationship (2006).

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