Vita Trentina – 6.1.2013
Innsbruck – “Vita Trentina negli ultimi tempi ha scritto in modo sempre più aperto contro l’atteggiamento del partito democristiano nella politica regionale”. La frase è tratta da un documento “segreto”, redatto da un funzionario del Ministero degli Esteri austriaco il 23 marzo 1961, un mese dopo la nomina di mons. Joseph Gargitter ad amministratore apostolico di Trento. Evidentemente, in una fase acuta della crisi della prima Autonomia, la cosa ha risvolti internazionali. Il promemoria dà una descrizione impietosa della situazione creatasi nella diocesi di Trento a causa del perdurare della malattia del vescovo Carlo de Ferrari. Inizialmente si dice che la nomina di mons. Gargitter non ha motivazioni politiche, ma semplicemente intraecclesiali. Il vescovo titolare avrebbe di fatto ceduto il governo della diocesi “ai monsignori che lo circondano”, la qual cosa avrebbe effetti del tutto negativi. La lettera con cui papa Giovanni XXIII aveva sollecitato de Ferrari a dimettersi, non sarebbe stata neppure consegnata al presule, ma “sequestrata dai monsignori”. Per questo si sarebbe resa urgente un’opera di “pulizia dell’entourage dell’arcivescovo”. In altri termini la diocesi andava commissariata. Ma con chi, si chiede il funzionario ministeriale? Non certo pescando tra i citati monsignori, favorendo in tal modo la sussistente “cricca” (letteralmente: “Cliquenwirtschaft”, traducibile anche con “mafia”). Nemmeno fra i vescovi delle diocesi limitrofe, che non saprebbero come prendersi cura dei fedeli di lingua tedesca. Gargitter invece si sarebbe dimostrato competente “per la sua impostazione moderna e fedelmente ecclesiale, sia sul piano religioso che su quello amministrativo e politico”.
Molto critico rispetto ai “monsignori”, uno dei quali nel 1960 avrebbe chiesto allo stesso Gargitter di pronunciarsi contro la SVP e a favore della DC, il documento descrive i primi passi compiuti dall’amministratore apostolico: la conferma del vicario generale Guido Bortolameotti, la nomina di Bruno Vielmetti a provicario. Di quest’ultimo si dice: “Una personalità relativamente giovane, sui cinquant’anni, moderna, al di sopra di ogni sospetto sul piano religioso e politico, molto vicina a mons. Delugan”. Il direttore di questo settimanale è definito “un vecchio amico dell’Austria, che su ‘Vita Trentina’, finora invano, si è dato da fare contro la cricca e la politica menzognera nel Trentino e perciò si è inimicato grandemente il ceto finora dominante”.
Un certo provincialismo si registra peraltro anche a nord di Salorno. La prima reazione del presidente altoatesino Silvius Magnago (il 24 febbraio) alla nomina di Gargitter: “Poco propizio – afferma ad un incontro riservato – è che in tal modo si vada a sottolineare l’unità della Regione”.
Di quello stesso giorno, il 24 febbraio 1961, è una missiva del diplomatico austriaco Friedrich Hohenbühel, scritta dall’ambasciata austriaca presso la Santa Sede. Avute alcune confidenze da una “personalità della Segreteria di Stato” vaticana “che vuole rimanere anonima”, egli spiega così i motivi della chiamata di Gargitter. Date le condizioni di salute di de Ferrari, Roma avrebbe ritenuto opportuna la scelta di un successore. I vescovi delle diocesi limitrofe, interrogati in merito, avrebbero proposto Gargitter come soluzione provvisoria. Il vescovo di Bressanone, dice il documento, è noto per essere in grado di farsi carico allo stesso modo “delle esigenze pastorali di tedeschi e di italiani”. Quando fu nominato vescovo, rivela Hohenbühel, Gargitter ebbe il favore dell’entourage “tedesco” di papa Pio XII, del Governo italiano (“che vedeva in lui un uomo di centro”) e del Vaticano in generale che voleva “evitare in ogni modo la nomina di un secondo ‘vescovo nazista’, come si riteneva essere il suo predecessore, Geisler”. In buona sostanza, spiega Hohenbühel, “oggi come allora Gargitter è rifiutato a causa del suo atteggiamento” equanime, solo “dai circoli radicali di entrambe le parti”.
L’anonimo confidente del diplomatico austriaco sostiene infine che con la nomina dell’amministratore apostolico il Vaticano “non ha inteso compiere un atto politico nell’una o nell’altra direzione”. Il paradosso, se vogliamo, sta proprio in questo: il rimanere super partes, riuscendo ad ascoltare e rappresentare i giusti diritti di tutti, fece sì che l’azione pastorale di Gargitter avesse spesso una positiva ricaduta anche e soprattutto a livello politico.

Mons. Joseph Gargitter fu nominato amministratore apostolico di Trento il 10 febbraio 1961.
I documenti citati sono contenuti nei volumi della serie “Akten zur Südtirol-Politik 1959-1969” (StudienVerlag), curati da Rolf Steininger, direttore dell’Istituto di Storia contemporanea dell’Università enipontana.