Rischio Sudtirolo in fuga dalla Svp…

L’Adige – 23.12.2012

L’inattesa retromarcia di Hans Heiss, rispetto ad una sua nuova candidatura tra le file degli eredi di Langer, alle prossime elezioni provinciali, è un indizio che parla da sé. Il momento, viene da dire, è “storico”. E forse nessuno meglio di uno studioso della nostra storia può interpretare una realtà in così rapido mutamento.

Hans Heiss, alla seconda legislatura in consiglio provinciale a Bolzano, ha compiuto sessant’anni da poche settimane. I suoi amici, colleghi, estimatori gli hanno dedicato un volume di oltre seicento pagine, curato da Hannes Obermair, Stephanie Risse e Carlo Romeo, intitolato “Cittadini innanzi tutto” (in tedesco “Regionale Zivilgesellschaft in Bewegung”, ovvero “società civile regionale in movimento”). Raccoglie trenta saggi che spaziano dalla politica alla storiografia, dall’antropologia all’economia. Tutte cose “serie” che hanno poco a che spartire con la politica urlata (e con le bugie in confezione natalizia) dei nostri talk show.

Ebbene, ai primi di settembre di quest’anno Heiss scrive una lettera ad “amiche e amici”, a “compagne e compagni di tante battaglie”, in cui comunica la decisione di non voler raccogliere, nell’autunno 2013, la nuova sfida elettorale. Si tenga presente che Heiss non è un politico in senso stretto, ma non rappresenta neppure l’antipolitica, non è un “tecnico”, ma un uomo di variegata cultura “dato in prestito alla politica”. A supporto della decisione di ritirarsi quattro “fondamentali motivi”. In primo luogo il richiamo della sua vocazione originaria: “Come storico voglio tornare a impegnarmi fino in fondo in progetti importanti e creare qualcosa che resti nel tempo”. Secondo: “Non sono un politico di professione, ma uno che ha prestato un servizio civile molto ben pagato”. Più complesso il terzo punto: “L’attuale situazione di crisi richiede un agire politico motivato e professionale e la capacità di entrare rapidamente in argomenti complessi. La necessaria elaborazione di una via per la nostra terra diversa dalla ‘Piena autonomia’, come dalla secessione o dallo ‘Stato libero’, richiede un impegno totale, per il quale sono richieste nuove idee e nuove persone”. Infine: i Verdi devono poter riflettere sul proprio ruolo e hanno bisogno di forze giovani, ben sapendo che “senza i Verdi non è neppure immaginabile un Sudtirolo aperto al mondo, senza clientelismo politico o vaneggiamenti secessionisti”. Riflessioni, queste, datate 3 settembre.

Cosa cambia dunque, in poche settimane, tanto da indurre Hans Heiss a disfare una valigia già bell’e pronta e ad annunciare l’intenzione di restare in campo? Anche qui quattro motivi di fondo. “Ogni giorno per strada – ci dice lui stesso – mi fermano parecchie persone, tra cui molti sconosciuti per chiedere insistentemente che io rimanga in politica: poiché l’impolitico Heiss sembra loro affidabile”. Secondo, un po’ di “nuova vocazione”: “Ho scoperto che la politica mi ha contagiato in modo abbastanza sensibile”. Più in profondità: “Per i Grünen/Verdi/Verc la presenza e la mia immagine borghese-liberal offre un buon effetto complementare rispetto alle posizioni eco-sociali tout court”. Ma ecco la ragione più forte: la vicenda Sel, “il più grande scandalo politico dell’Alto Adige da vari decenni, con una Svp in netto calo e molti voti in libera uscita. Un sistema, che sembrava inamovibile è entrato in una crisi profonda, dalla quale possono trarre profitto soprattutto le destre patriottiche tedesche, in primis i Freiheitlichen”. Gli ha fatto eco proprio Luis Durnwalder, l’altra sera, ricevendo i rappresentanti della stampa locale: “Purtroppo lo scandalo Sel ci ha segnato profondamente – ha detto –, tanto profondamente da fare allontanare i sudtirolesi dalla politica che oggi come non mai ha bisogno di nuovi programmi e nuove teste”.

Oggi in Alto Adige la sensazione è questa: è stato annunciato un terremoto, ma nessuno sa esattamente come, quando e dove colpirà. Nel dubbio alcuni corrono ai ripari, altri si preparano al saccheggio, altri ancora si addestrano ad un intervento di protezione civile.

La Svp, per cominciare a riallacciare un dialogo coi propri iscritti, ha fissato per il 6 gennaio le primarie di partito. Chissà cosa porterà la Befana. Intanto la senatrice Helga Thaler Außerhofer, che rappresenta a Roma la Sammelpartei dal 1992, ha fatto sapere a mezzo stampa di volersi fare da parte. Non gradisce, così pare, la scelta della dirigenza di uscire dall’opportunismo della Blockfreiheit, per imboccare la via di un’alleanza più organica col centrosinistra. La strada è così spianata alla candidatura di Hans Berger, attualmente assessore all’agricoltura, che Durnwalder giudica, rispetto alla Thaler, “più capace di comunicare con la base”.

Lo scenario che si può ipotizzare, seguendo i pensieri di Heiss, vede dunque una Svp ridimensionata (sotto il 50 per cento, cosa che apre nuove prospettive anche ai suoi alleati italiani), alla sua destra i Freiheitlichen in forte crescita, alla sinistra il Verdi, entrambi raggruppamenti la cui identità è in fase di ridefinizione. I Freiheilichen fino a qualche giorno fa proponevano alla Svp addirittura liste comuni per la Camera dei Deputati. Un invito che l’Obmann Theiner ha respinto al mittente, mettendone in luce l’incoerenza e dichiarando che “la nostra unica misura era ed è l’autonomia. Come ci difendiamo dalle forze politiche che vogliono ridurre i nostri diritti, così vogliamo cercare dei partner che siano disposti a sviluppare insieme a noi le competenze autonomistiche”. Perciò i Freiheitlichen (che in sede locale interpretano istanze che a livello nazionale sono rappresentate dalla Lega, da Grillo e così via, tra egoismi etnocentrici e antipolitica) si presenteranno per conto loro e nel programma avranno niente meno che la realizzazione del “Freistaat Südtirol” (“Vogliamo salvare l’Alto Adige e non l’Italia”).

I Verdi, il cui appeal è apparso in questi anni un poco in calo, puntano ad un ruolo di “sentinella”. Intendono raccogliere (con i voti svp in uscita libera) il bisogno di legalità e di partecipazione, facendosi portavoce, per dirla ancora con Heiss, delle “persone impegnate con coraggio e onestà in una società troppo spesso arrendevole e a volte comprata, frenata dalla paura, dal monopolio dell’informazione e dalla divisione etnica”.

I soggetti in campo sono anche altri: dall’economia all’informazione (in particolare il Dolomiten), dall’associazionismo (più o meno patriottico) alla società civile in senso lato. Tutti sono in stato d’allerta. Ma ci sarà davvero l’annunciato terremoto?

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