L’Adige – 18.10.2012
A causa dell’energia si fanno guerre. Non è materia con cui scherzare. Questa constatazione rende ancora più inquietanti i risvolti dello scandalo nel quale l’amministrazione provinciale altoatesina rischia di essere trascinata dal “caso Laimer”. Il processo di fronte ai giudici è ancora in corso, però sembra appurato che nella gara per l’assegnazione delle concessioni idroelettriche, l’assessore competente abbia manipolato le carte in modo da favorire SEL (Società ELettrica altoatesina, ovvero Südtiroler ELektrizitätsaktiengesellschaft) e perciò la Provincia stessa, che ne è il principale azionista (il 93,88% delle quote della SEL Spa è di proprietà della Provincia Autonoma di Bolzano, mentre il restante 6,12% è della SELFIN Srl, federazione di 102 Comuni e 4 Comunità comprensoriali).
Lunedì scorso il procuratore Guido Rispoli, che finora aveva indagato soltanto su una delle concessioni, ha esteso l’accusa ad altre undici gare ed ha ampliato il capo d’imputazione, aggiungendo l’ipotesi della truffa a quelle di abuso in atti d’ufficio, turbativa d’asta e violazione del segreto d’ufficio. Il procedimento, che oltre Laimer (che si è dimesso a suo tempo da assessore ed ora anche da consigliere provinciale) coinvolge l’ex direttore generale di SEL, Maximilian Rainer, difficilmente potrà chiudersi con un patteggiamento, come era sembrato possibile fino alla settimana scorsa.

Ora la spada di Damocle pende non solo sulla testa degli imputati, ma anche sulla titolarità delle concessioni idroelettriche. “La cosa peggiore per l’interesse pubblico – scrivono i Verdi in una nota – è che all’orizzonte si affaccia la perdita di tutte le grandi concessioni ex ENEL. Noi cittadini e contribuenti corriamo il rischio – attraverso la Provincia – di essere chiamati a coprire enormi perdite, oggi non esattamente quantificabili, ma comunque non inferiori a 500 milioni di euro”.
Nella bufera, più in generale, è la classe politica altoatesina che fa capo al partito di maggioranza (finora) assoluta, almeno in termini di seggi. A proposito del caso concreto si è parlato in questi giorni di “sistema Durnwalder”, “sistema SVP” o “sistema Alto Adige”. A seconda dei punti di vista.
Tutti, in questo momento, si affrettano a chiarire che non ne sapevano nulla. L’unico ad ammettere di aver truccato le carte è l’ex assessore Laimer. Però, dice, “non ho agito nel mio interesse, non ho avuto alcun vantaggio personale”. È stato “un eccesso di zelo”, spiega “nel voler salvaguardare a tutti i costi gli interessi della Provincia”.
La verità è che il partito è in subbuglio. Manca un anno alle elezioni e la prospettiva concreta di perdere la tradizionale maggioranza assoluta ora appare una quasi certezza. Fino a pochi giorni fa Durnwalder dichiarava: “Se le accuse fossero fondate sarebbe una catastrofe”. Gli faceva eco l’Obmann Theiner: “Se fossero fondate sarebbe un fatto drammatico”. Le accuse, a quanto pare, sono fondate. “Così – dichiara il segretario provinciale Achammer – non si può certo fare rotta verso l’anno elettorale 2013”.
La Giunta provinciale, assicura Laimer, “non sapeva nulla”. E le sue dimissioni servono proprio a questo: affinché “la SVP rimanga fuori tiro”. I vertici del partito si mostrano sconcertati. Theiner ammette di trovarsi nel “punto più basso” del suo mandato di Obmann. Chiede che sia “fatta chiarezza senza riserve, senza se e senza ma”, poiché “la gran parte dei sudtirolesi sa che nei comuni, nei comprensori e in Provincia si amministra in modo trasparente e corretto”. Il più duro di tutti è Elmar Pichler Rolle, capogruppo in Consiglio provinciale. “Non esiste nessun ‘sistema Edelweiss’ – ribadisce – e la responsabilità politica è tutta di Durnwalder”. “Soprattutto l’energia in Alto Adige è assoluto appannaggio del capo (Chefsache). Lo sa tutta la provincia. È il presidente che ha deciso la strategia in tutta la questione dell’energia”. E ha nominato direttamente lui i responsabili del settore che oggi sono incriminati. “L’errore cardinale in questa decisione strategica – prosegue Pichler Rolle – è stato che al tempo stesso si è assunto il ruolo del giocatore e quello dell’arbitro. Questo in definitiva è stato il peccato originale…” Prosegue: “Nella vicenda il partito non ha avuto alcuna possibilità di assumere un ruolo attivo” e “Durnwalder ha deciso tutto da solo”.
L’ultimo comunicato della Giunta respinge ogni corresponsabilità. “È vero che si devono a Luis Durnwalder le trattative concluse con successo con i colossi dell’energia Enel e Edison. Da questo però arrivare a dedurre che il Presidente o la Giunta fossero informati su tutti i passi dell’iter amministrativo delle prescritte procedure è sicuramente superficiale e del tutto falso”. E ancora: “Chi oggi vuole coinvolgere il Presidente o gli Assessori nello scandalo della manipolazione delle gare, denota una mancanza di conoscenza delle procedure amministrative e di correttezza. Chi cerca di trarre vantaggio politico da queste accuse senza fondamento danneggia non solo le istituzioni democratiche, ma anche tutto il territorio”.
Il quotidiano Dolomiten, che segue passo passo la vicenda, ha pubblicato in modo del tutto inusuale l’editoriale del direttore responsabile del settimanale FF, Kurt Zimmermann, nel quale si legge: “Chiedo solo che Durnwalder faccia ciò che dovrebbe essere ovvio in una delle maggiori crisi della politica sudtirolese”, ovvero “non defilarsi”.
Al di là degli aspetti giudiziari (e premesso che il caso non è equiparabile con gli scandali esplosi in altre regioni italiane), la situazione che si è creata solleva pesanti interrogativi in merito alla gestione del potere e delle risorse in Provincia di Bolzano. Una prima questione è relativa all’opportunità di avere sempre e comunque la gestione diretta di tutto, costi quel che costi. Se in determinati settori vanno indette gare pubbliche è proprio perché si vogliono evitare i monopoli. Un secondo punto riguarda la difficoltà, da parte del centralismo provinciale, di condividere responsabilità con altre istanze. L’aberrazione cui assistiamo è quella che vede la Provincia, rispetto alle concessioni elettriche, nel ruolo di concorrente e di arbitro. Evidentemente la “divisione dei poteri” deve poter avere un senso anche in Alto Adige.
Al di là delle conseguenze sul bilancio e sull’economia locale, un ultimo punto su cui riflettere è questo: se l’attuale maggioranza politica dovesse (probabilmente no) finire travolta da questo o da un altro scandalo, quale sarebbe l’alternativa? Il sistema, così come è stato pensato, non prevede affatto una possibile (auspicabile?) alternanza. Questo sì, a lungo andare, “danneggia le istituzioni democratiche”.