L’Adige – 23.4.2012
A Bolzano la città non si spacca certo per l’adunata degli alpini. Se ci sono divisioni e diverse sensibilità, queste precedono e seguiranno l’evento. Del resto basta un minimo di conoscenza della natura umana e dalle sue proiezioni sul piano sociale ed urbano per sapere che ogni città è attraversata da confini, spesso impercettibili. Essi emergono all’improvviso, in relazione a situazioni contingenti, ad avvenimenti imprevisti, ma ci sono già. Saperlo è una risorsa in più. Aiuta a vivere.
Venire a Bolzano e stupirsi che ci siano differenti modi di sentire a seconda delle appartenenze culturali è come entrare in un ospedale e meravigliarsi della presenza dei malati. Più difficile è accorgersi della sofferenza umana fuori dal nosocomio, oppure dei muri che dividono uomo da uomo in ogni contesto sociale.

L’Alto Adige del 2012 ha gli anticorpi per reggere – sempre se si resta sul piano di un confronto libero e democratico – a qualsiasi polemica o confronto. Gli altoatesini o sudtirolesi convivono quasi quotidianamente con provocazioni di ogni tipo e passano buona parte della loro vita a spiegare lo “specifico sudtirolese” agli ospiti e agli osservatori di tutta Europa: dovrebbe essere una pacifica adunata degli alpini a mettere in crisi questa consolidata realtà? Tanto più che, come ha annunciato il presidente dell’ANA Corrado Perona, il motto del secondo weekend di maggio sarà “amicizia, fratellanza, responsabilità per una Patria migliore”. Solo belle parole? Lo vedremo presto. Mentre Perona parlava, Durnwalder annunciava che lui, all’adunata, ci sarà. Per chi ha orecchi per intendere, è già una risposta molto esplicita. L’assessore provinciale Florian Mussner, membro (assieme al collega Christian Tommasini) del comitato organizzatore, sorrideva compiaciuto al saluto in ladino del sindaco Spagnolli, il giorno dell’apertura della mostra “Alpini. Un racconto contemporaneo. Ein aktueller Bericht”. Il generale comandante delle Truppe Alpine Alberto Primicerj si aggirava tra oggetti e immagini chiacchierando in perfetto tedesco con la sua signora (di Amburgo). E il sindaco di Bressanone Albert Pürgstaller sedeva contento in prima fila all’inaugurazione della stessa esposizione nella sua città. Alle pareti del circolo ufficiali, riaperto per l’occasione, le foto ritraevano il primo maresciallo Ewald Beikircher, istruttore di alpinismo, i “veci” del gruppo di Terlano che, guidati dal giovane Dietmar Alber, quando si trovano mangiano pastasciutta e parlano tra loro ora il dialetto sudtirolese ora quello trentino-altoatesino, la sede immensa del gruppo di Silandro che, presieduto da Erich Grassl, conta tra le sue file una grande maggioranza di venostani germanofoni. Gli autori della mostra hanno evitato, per non dare l’idea di una forzatura, di esporre l’immagine degli alpini bolzanini che, a fianco degli Schützen, trasportano a spalle la statua della Vergine per le vie della città capoluogo o quelle delle cerimonie di commemorazione dei caduti che, ai primi di novembre, uniscono penne nere e cappelli piumati. Ma c’erano, quelle foto. Tutto questo per dire che se da un lato è vero che l’adunata è un evento che si tinge di bianco-rosso-verde, è altrettanto vero che gli alpini in Alto Adige sono una realtà complessa, da guardare con occhi abituati a riconoscere la complessità.
Di questo mondo variegato fanno certamente parte anche coloro che vivono schiavi dell’“eterno ieri”, (il “nemico invisibile” che ci portiamo dentro, come scrive Schiller). “Gli uni puntano a rinfocolare l’orgoglio nazionale italiano, enfatizzando il ruolo svolto dagli alpini nella ‘conquista’ di questa terra; gli altri il sentimento dell’ingiustizia storica subita dalle popolazioni di lingua tedesca con l’annessione all’Italia”. Lo hanno scritto alcuni giorni fa in una lettera aperta gli intellettuali che fanno capo a Manifesto 2019. Proseguono: “Entrambi vedono nell’adunata una ghiotta occasione per avvelenare gli animi e rinsaldare la rivalità che ancora condiziona i rapporti tra i maggiori gruppi linguistici dell’Alto Adige/Südtirol. Questo pericolo va evitato, affinché anche a Bolzano l’adunata rimanga ciò che vuole essere: un incontro all’insegna dell’amicizia, della solidarietà e del rispetto”. Concludono: “L’adunata nazionale degli alpini a Bolzano ci espone al rischio di un ritorno di fiamma del conflitto etnico. Se sapremo controllare i comportamenti, le parole e i toni, essa ci consentirà invece di fare un passo verso una convivenza più produttiva per tutti”.
La sfida, ha detto il vescovo Muser in riferimento all’adunata e alla marcia degli Schützen della settimana passata, consiste oggi nel considerare la convivenza tra diversi come “un arricchimento” e nel capire che le diversità in fin dei conti uniscono anziché dividere. Lo stesso Durnwalder, che nel 2009 aveva opposto il suo risoluto e inappellabile “nein” all’adunata, per evitare sovrapposizioni con le celebrazioni hoferiane, nell’illustrare ora i motivi della sua adesione convinta, ha detto che “oggi siamo (in Alto Adige) in una ‘piccola Europa’, nella quale convivono in armonia e rispetto reciproco lingue e culture diverse”.
Nessun problema dunque? Ma nient’affatto. Molti problemi. Però con la consapevolezza della loro esistenza e con la voglia, da parte dei più, di affrontarli e di evitare derive nazionalistiche. Una delle questioni aperte rimane quella di comunicare anche all’esterno quell’immagine di Alto Adige che pian paino sta prendendo forma in modo trasversale tra i gruppi linguistici (la “piccola Europa”, appunto).
Il sindaco di Bolzano in questi giorni ha provato a spiegare il Sudtirolo ai lettori della rivista L’Alpino, con queste parole: “Bolzano, lo ha voluto la Storia, è italiana ma anche un po’ tedesca, capoluogo di un territorio dove il tedesco è la lingua più parlata. Ciò da un lato genera sospetto nel resto dell’Italia, dall’altro obbliga noi amministratori a tener conto di mentalità e modi di pensare diversi. Molti miei concittadini, pur di cittadinanza italiana, non si sentono appartenenti alla nostra Nazione. Una situazione difficile da capire, per chi non è di qui, ma che merita rispetto. Bolzano è il più avanzato laboratorio di convivenza etnica d’Europa.
La grande sfida dell’adunata è dimostrare all’Europa ed al mondo, che guardano a questa terra con particolare interesse, che oggi è possibile stare insieme, tutti, oltre le barriere linguistiche e culturali, nel nome dei valori alpini, quelli dei nostri padri: la Patria, la famiglia, il lavoro, l’impegno per gli altri, l’attenzione per il territorio, la cura delle tradizioni, l’amicizia, gli orizzonti aperti. Valori internazionali. Valori veri”. Che altro aggiungere?