Ripetizioni simboliche

L’Adige – 21.2.2012

I pregiudizi producono scelte politiche e le scelte politiche perpetuano i pregiudizi. Letta in questa prospettiva l’adunata nazionale degli Alpini che si terrà in maggio a Bolzano rappresenta una classica “storia altoatesina”.

Come è noto la prima data proposta per l’evento fu il 2009. Sarebbe stato il sessantesimo anniversario dell’adunata precedente, quella del 1949. Tuttavia quando il sindaco di Bolzano Spagnolli ed il presidente della sezione ANA Scafariello incontrarono Durnwalder (2007) per discuterne, il Landeshauptmann espose gentilmente le ragioni del suo no. Volle al contempo sottolineare la massima stima nei confronti degli Alpini, “una presenza preziosa, che da anni collabora con la Provincia, come dimostra soprattutto l’eccellente livello di interventi nel settore della protezione civile. I nostri rapporti sono sempre stati ottimi e sono convinto – disse Durnwalder – che resteranno tali anche in futuro”.

Ma allora quali i motivi del diniego? “Per tutto il 2009 sono stati messi in cantiere, e questo già da anni, numerosi eventi celebrativi del bicentenario dell’insurrezione del Tirolo e si vogliono evitare sovrapposizioni”, spiegò Durnwalder.

Per quanto valide potessero essere le preoccupazioni di carattere pratico, nell’immaginario collettivo, per lo più inespresso, questa motivazione ha avuto l’effetto semantico di contrapporre Andreas Hofer agli Alpini e, di conseguenza (corto circuito) i cappelli piumati alle penne nere e via di seguito. Si è alimentato così, dunque, l’antico quanto inconsistente pregiudizio. Un frammento di quella che Claus Gatterer definì “inimicizia ereditaria”. È come se Durnwalder avesse detto: anniversario di Hofer, festa “tedesca”, adunata degli Alpini, “festa italiana”. Naturalmente, come per tutti gli stereotipi, c’è in tutto ciò un fondo di verità che nessuno vuole negare. Ma forse da quel poco di vero si deve trarre una verità un po’ più completa. Meglio: un po’ più complessa.

Può fare persino sorridere la constatazione che Giuseppe Perrucchetti, l’ideatore del corpo degli Alpini, ebbe parole di ammirazione per Hofer. Nel suo “saggio di geografia militare” intitolato “Il Tirolo”, descrivendo la val Passiria, scrisse che “essa fu teatro importante e per un certo tempo il ridotto nelle operazioni dell’eroico Andrea Hofer contro i Francesi e Bavaresi nel 1809”. Basterebbe questa frase a giustificare una riflessione comune sul comune passato di una terra che si trova, da sempre, legata strettamente alle (e in certo qual modo vittima delle) bizzarre vicende internazionali.

Così per evitare la sovrapposizione con le celebrazioni hoferiane, l’adunata è slittata a questo 2012, anno dell’Autonomia, nel quale si ricordano l’entrata in vigore del secondo Statuto e la chiusura formale della vertenza con l’Austria (con il rilascio della quietanza liberatoria).

Perfetto, vertenza chiusa, pace fatta? No, un momento: “storia altoatesina” significa anche storia mal digerita. Ai primi di febbraio il “portavoce per l’Alto Adige” dei Freiheitlichen austriaci Werner Neubauer si è espresso in tal senso: “Finché gli Alpini non prenderanno le distanze dal loro passato fascista e dai crudeli crimini di guerra in Africa, una marcia degli Alpini a Bolzano sarà avvertita da tutti i sinceri democratici come un’aperta provocazione”. Alle parole del “sincero democratico” Neubauer fa seguito una lettera aperta, sottoscritta da alcuni altoatesini vicini a Süd-Tiroler Freiheit. Il passaggio centrale è questo: “L’Italia ci ha dichiarato la guerra nel maggio del 1915 per impossessarsi della parte meridionale del Tirolo, alla quale non aveva nessun diritto. Gli Alpini, che hanno svolto un ruolo importante in questa aggressione, sono entrati come conquistatori nella nostra terra e si sono comportati come tali”. Si dice anche: “Conosciamo e stimiamo il lavoro volontario che viene svolto per la comunità da ex-Alpini, ad esempio nel campo del soccorso alpino e delle catastrofi naturali”. Tuttavia, la conclusione: “Organizzare l’adunata nazionale degli Alpini a Bolzano viene visto dalla nostra gente come una ripetizione simbolica dell’aggressione del 1915”.

Il tema della “ripetizione simbolica” è illuminante. Offre una chiave di lettura efficace per cogliere il senso di “polemiche antistoriche a contenuto storico”. Infatti corrisponde a verità ciò che si dice: che il primo conflitto mondiale fu una guerra di aggressione (una “inutile strage”) e che le avventure coloniali non sono accettabili politicamente né moralmente. Giusto. Meno vero, forse, che gli Alpini si siano comportati in Alto Adige “da conquistatori”. Stranamente, poi, in queste ricostruzioni storiche manca spesso il riferimento alla seconda guerra mondiale, quando gli Alpini (anche in questo caso loro malgrado), combatterono fino al settembre 1943 fianco a fianco ai militari del Terzo Reich (secondo la “lettera aperta” la campagna di Russia sarebbe stata “iniziata dall’Italia”), per un’avventura bellica ancora peggiore delle precedenti (per i motivi, per i personaggi coinvolti, per gli effetti). E che dopo il 1943 molti di coloro che sfuggirono ai campi di prigionia d’oltre Brennero si unirono alle file della Resistenza.

Il fatto è che tutto ciò, più o meno ovunque, è materia da libri di storia. Di per sé ha poco a che fare con lo spirito di festa che caratterizza un’adunata nazionale delle penne nere o col presente di questo ramo dell’esercito italiano.

Ecco dunque alcuni aspetti del retroterra politico dell’adunata 2012. I vertici del governo provinciale del Sudtirolo ne sono consapevoli: non è la stessa cosa tenere l’incontro a Bolzano piuttosto che a Bassano, a Torino oppure a Trento. “È importante – ha detto Durnwalder ai primi di dicembre 2011, incontrando i rappresentanti dell’ANA – che l’adunata nazionale sia e resti sempre una festa delle persone e una festa degli Alpini, senza lasciare spazio alle strumentalizzazioni politiche e alle provocazioni da qualsiasi parte provengano”. Tanto più che essa potrà avere “una positiva ricaduta anche sull’economia e sul turismo della città”.

L’assessorato provinciale alla cultura italiana già da mesi lavora ad una lettura e ad una presentazione storicizzata della presenza degli Alpini in Alto Adige, da proporre in chiave “culturale”. Il che significa: come momento di comunicazione e di crescita. Il Comune di Bolzano, benché assorbito dalle questioni logistiche, segue attentamente anche i dettagli dai risvolti più controversi. I vertici delle Truppe Alpine e dell’ANA, infine, operano da tempo ispirandosi al motto degli artiglieri da montagna “tasi e tira”, ovvero senza raccogliere le provocazioni.

Evitare le strumentalizzazioni, dice Durnwalder. Ma trecentomila persone si muoveranno all’interno di una cristalleria, quella altoatesina, fatta di memorie distorte, di monumenti da depotenziare, di “ripetizioni simboliche” (e chi più ne ha più ne metta). Alcune sbavature sono da mettere in conto. Tuttavia l’evento (e tutto ciò che lo precede) è certamente destinato a mettere in evidenza più che le contraddizioni degli Alpini, quelle della realtà altoatesina di cui pure gli Alpini fanno parte. È questo, paradossalmente, uno dei motivi per i quali l’adunata di maggio, comunque la si pensi, potrà essere un’occasione quanto mai opportuna per fare qualche passo in avanti.

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