GMG a Madrid

Alto Adige – 20.8.2011

La Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid si avvia al suo momento più intenso, la domenica conclusiva. Centinaia di migliaia di giovani sono confluiti da tutto il mondo nella capitale spagnola, tra questi anche un bel gruppo di altoatesini. C’è chi guarda con diffidenza a questo tipo di eventi, chi critica apertamente e chi contesta. Ma anche chi si interroga sui motivi che spingono un tale numero di ragazzi ad intraprendere l’itinerario che li conduce alla Gmg. Il bisogno di stare insieme? Di divertirsi? Di esprimere un comune modo di sentire? O semplicemente la voglia di viaggiare e di incontrare coetanei d’ogni parte del pianeta? Forse un po’ di tutto questo. Certo che oggi, volendo, ci sono mille altri modi per vagabondare e mescolarsi ad altra gente. Per divertirsi e fare baldoria. Allora perché proprio Madrid? Perché proprio un evento certamente gioioso, ma soprattutto serio rispetto ai contenuti?

“Sono qui – ha detto il papa scendendo dall’aereo – per incontrarmi con migliaia di giovani di tutto il mondo, cattolici, interessati a Cristo o in cerca della verità che dà un senso genuino alla propria esistenza”. Interessante: non solo “cattolici” e “interessati a Cristo” ma anche “in cerca della verità”. In altri termini, non un evento pensato per rinsaldare una particolare identità o un’appartenenza, ma per porre domande e cercare risposte.

Difficile credere che i ragazzi si siano mossi semplicemente “per ascoltare il papa”. Per farlo non mancano certo le occasioni, anche restando comodamente in poltrona. La differenza sta forse nella volontà di mettersi in cammino. Di seguire un percorso. Di darsi una direzione. È questo che rende la Gmg un evento che può avere delle conseguenze. Anche per la comunità di Bolzano-Bressanone e l’Alto Adige.

Innanzitutto a Madrid si pongono questioni che non riguardano la chiesa in modo specifico ma che interessano il mondo giovanile in generale e perciò anche quello degli adulti. Il papa, nel suo primo saluto, esorta ad edificare la propria vita “sulla ferma roccia”, mostrando in tal modo “un’alternativa valida a tanti che si sono lasciati andare nella vita, perché le fondamenta della propria esistenza erano inconsistenti. A tanti che si accontentano di seguire le correnti di moda, si rifugiano nell’interesse immediato, dimenticando la giustizia vera, o si rifugiano nelle proprie opinioni invece di cercare la verità senza aggettivi”. E aggiunge: “Sì, ci sono molti che, credendosi degli dei, pensano di non aver bisogno di radici, né di fondamenti che non siano essi stessi. Desidererebbero decidere solo da sé ciò che è verità o no, ciò che è bene o male, giusto e ingiusto; decidere chi è degno di vivere o può essere sacrificato sull’altare di altre prospettive; fare in ogni istante un passo a caso, senza una rotta prefissata, facendosi guidare dall’impulso del momento. Queste tentazioni sono sempre in agguato. È importante non soccombere ad esse, perché, in realtà, conducono a qualcosa di evanescente, come un’esistenza senza orizzonti…”

Queste parole sono una fotografia fedele di una vita che i sociologi definiscono “liquida”, di una società plasmata, nell’interesse di poche caste privilegiate, in modo tale che, pur avendo l’impressione di essere libero, l’individuo sia vincolato alla necessità di consumare, anziché di essere, di possedere, anziché di spendersi per gli altri e per il bene comune.

I giovani sono a caccia di “esperienze”. Tuttavia spesso si tratta di belle parentesi. Chiusa una se ne apre un’altra, ma senza un filo conduttore ed una direzione da seguire. Senza memoria. Senza senso, in definitiva. L’esperienza diviene positiva e costruisce “sulla roccia” quando è la tappa di un cammino. Se la Gmg rappresenta una simile tappa, allora anche i ragazzi altoatesini che vi partecipano da protagonisti potranno riproporre nelle loro comunità quella sana inquietudine che li ha portati ad essere, a Madrid, cercatori di verità. Porsi domande sul senso delle cose, cercare relazioni significative e solidali. Già questo sarebbe un contributo impagabile nell’affrontare quella piatta quotidianità che non ha un passato, non sa immaginarsi il futuro e percepisce il presente come una scatola vuota da riempire di volta in volta di contenuti effimeri.

“Vi sono parole che servono solamente per intrattenere e passano come il vento”, ha detto Benedetto XVI. Ve ne sono altre che restano e che sono capaci di dare senso autentico alla vita e di portare a scelte radicali. Malgrado la crisi che non è certo un fatto solo economico-finanziario. I giovani lo sanno bene, o per lo meno ne hanno viva intuizione.

Lascia un commento