Etica della responsabilità

L’Adige – 4.12.2010

“Sono convinto che noi – gli intellettuali – siamo colpevoli di quasi tutte le miserie, perché combattiamo troppo poco per l’onestà intellettuale”. Il presidente della Libera Università di Bolzano Konrad Bergmeister (LUB) cita Karl Popper per spiegare la sua originale proposta, avanzata in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico: introdurre l’etica come materia obbligatoria in tutti i corsi di studio.

Pochi giorni dopo i tre assessori alla scuola (tedesca, italiana, ladina) del Sudtirolo, nel presentare il primo volume di storia “condivisa” realizzato in comune per gli istituti dei diversi gruppi linguistici, ammettono che quando la storiografia si muove sulla base dei criteri offerti dalla scienza, “gli esiti del lavoro congiunto testimoniano che il punto di vista degli storici concorda al di là dei gruppi linguistici”.

Due episodi che appartengono ad uno stesso scenario, quello che richiede a gran voce il recupero di una stretta relazione tra scienza e etica. Tra essere e dover essere. Tra l’osservare la realtà e il camminare in una certa direzione. Sul confine questa relazione è quanto mai evidente. La frontiera non si accontenta mai di essere descritta: vuole essere superata. Oppure chiusa, per chi preferisce.

Il presidente della LUB Bergmeister sostiene che l’Università altoatesina rappresenta un trait d’union fra le tradizioni locali ed il mondo, un collegamento fra la scienza e la sua attuazione concreta. E che essa, l’Università, dà un contributo importante allo sviluppo di una società sudtirolese che sia aperta e capace di senso critico. È a questo proposito che egli tira in ballo gli intellettuali, la comunità accademica, la quale deve essere a sua volta aperta, disposta ad imparare, a divenire un modello per le future generazioni.

Come si può vedere, ci siamo già addentrati nel campo dell’etica. L’ateneo ha una mission particolare, misurata sul territorio per il quale opera e gli accademici hanno doveri che precedono e vanno oltre la semplice attività scientifica e l’insegnamento?

L’intellettuale ha un suo ruolo specifico e “autonomo”, certo, ma non è avulso dalla realtà. È invece corresponsabile di quanto avviene attorno a sé. La nostra società attuale in tutte le sue componenti ha il potere di decidere sulle chances di quella futura. Per questo motivo le possibilità che ci sono date vanno messe a frutto tutte quante, per sviluppare il potenziale dell’Università che deve essere sviluppata nella sua globalità, continua Bergmeister. E poi cita le quattro virtù cardinali, note fin dai tempi di Platone, interpretandole alla luce del presente. “Prudenza” significa che le competenze devono poter essere valutate dall’esterno, sul piano internazionale; “giustizia” che la competenza e la responsabilità sociale devono essere vissute dapprima nella stessa comunità universitaria; “fortezza” che le decisioni intelligenti vanno attuate con senso di responsabilità; “temperanza” vuole dire conoscere i propri limiti e agire con umiltà.

Infine cita Max Weber per dire che le virtù che sono richieste alla politica valgono tali e quali per il mondo accademico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza. Passione nel senso di una dedizione appassionata alla “causa”; senso di responsabilità al servizio di questa causa; lungimiranza, ovvero la giusta distanza tra le cose e gli uomini. Ecco spiegato il senso della proposta di introdurre l’etica tra le materie obbligatorie per chi studia all’Università.

Fa eco a Bergmeister il rettore Walter Lorenz. La presente crisi economica, dice in sostanza, lascia emergere meglio i valori non propriamente economici. Anche le risorse spirituali e intellettuali dell’uomo, dice, sono risorse che hanno un grande valore. Anzi sono le più importanti che abbiamo. Tra queste, in Alto Adige, il plurilinguismo ed il poter essere partecipi di molte culture. È coniugando storia, etica e ricerca scientifica che l’Università di Bolzano, come ogni Università, diviene un luogo di innovazione e sviluppo nel quale si raccolgono via via le forze migliori della società per mettersi al servizio della società stessa.

Certo che sul pianeta del “tutto è relativo”, nella società della prestazione e della produzione e nell’Alto Adige del pragmatismo spinto, questi sembrano discorsi d’altri tempi. Mentre la cronaca (non solo italiana) propone una realtà in cui l’etica viene irrisa dai comportamenti di chi dovrebbe agire col senso della massima responsabilità, questa presa di coscienza da parte del locale mondo accademico ci riporta invece coi piedi per terra.

Naturalmente non si tratta di vincolare la scienza o la politica ad una morale partigiana, né di vegliare su di esse coi toni della sacra inquisizione. Molto più semplicemente significa ammettere che ogni nostra azione, soprattutto in situazioni delicate e “di confine”, ha conseguenze sulla vita degli altri, quella di oggi e quella di domani. Il recupero dell’etica della responsabilità? È un “ritorno ala futuro” quanto mai necessario.

Lascia un commento