Proposta educativa – 2-2010
Noi e il mondo che ci circonda: relazione difficile? I giorni che viviamo ci impongono due atteggiamenti per collocarci in questo rapporto.
Il primo consiste nell’aggrapparsi ad una presunta identità culturale ed etnica. Lo scopo è distinguersi dagli “altri”, da coloro che – così ci dicono – insidiano i nostri “valori” e le nostre “radici”. Chiamiamo questo modo di porsi: “la difesa”.
Il secondo atteggiamento è quello di chi imposta la sua vita in modo del tutto disancorato dal luogo in cui effettivamente si trova. Chatta con l’“amico” di New York, di Londra o di Berlino, si dichiara cittadino del mondo, ha la sensazione di essere ovunque, mentre non si trova davvero in nessun posto. Chiamiamo questo comportamento: “la fuga”.

Se ci si trova “in difesa” o “in fuga”, si manca del coraggio di guardare in faccia le persone in carne e ossa che si incontrano sulla propria strada, né ci si vede allo specchio per quello che si è veramente: uomini e donne “qui ed ora”.
Ma non perdiamoci d’animo, c’è una via d’uscita. Si chiama “appartenenza responsabile”. Questo modo d’essere deriva dalla convinzione che nessuno è qui per caso. Cioè: se io vivo in questo luogo, con queste persone, in questa comunità, tutto ciò non è un caso. Semmai è una proposta, un invito, un messaggio. Non certo una condanna. Nessuno mi obbliga a restare inchiodato lì dove sono. Sono libero di scegliere. Ma proprio questa libertà mi rende responsabile. Scegliendo sono chiamato ad essere “leale”, fedele alla mia scelta.
“Appartenenza responsabile” significa riconoscersi parte attiva del contesto umano che si estende intorno a noi nel tempo e nello spazio. Nel tempo, perché la nostra presenza è anche un’eredità: possiamo dare quanto altri ci hanno trasmesso. A nostra volta siamo responsabili di fronte a chi verrà dopo di noi. Nello spazio, perché la vita è fatta di relazioni. Le nostre scelte e non-scelte influenzano sempre chi ci vive accanto, ci guarda e dipende almeno un poco da noi.
L’“appartenenza responsabile” non è una scelta teorica o ideologica: vuole dire amare concretamente, provare autentico affetto per la nostra città e per chi la abita. Significa sentire “nostalgia” (ancor prima che “senso di colpa”) quando il nostro impegno viene meno.
Il primo dovere pratico legato all’“appartenenza responsabile” si riassume in una parola: “esserci”. Per amare la propria realtà e per poter avere in essa un ruolo creativo, bisogna innanzitutto “esserci”. Essere presenti.
Riconoscersi appartenenti ad una comunità (civile, ecclesiale) è il primo passo, assolutamente indispensabile, per poter partecipare attivamente e responsabilmente alla sua storia. Per renderla un po’ migliore.