Vita Trentina – 30.5.2010
Si è spento a Bolzano Silvius Magnago, uno dei padri, forse il più significativo, dell’autonomia regionale. Aveva 96 anni. Il presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder lo ha definito “il Sudtirolo” tout court (“uno dei politici più capaci della Mitteleuropa”), il vescovo Karl Golser “un grande politico che ha contribuito in modo decisivo alle sorti dell’Alto Adige e ha scritto la storia della regione” e “un cristiano sincero che ha sempre avuto a cuore la Chiesa e il bene dei fedeli”.
Magnago nacque a Merano nel febbraio del 1914. Nella “città sul confine”, centro turistico internazionale allora in piena espansione, alla vigilia inconsapevole della fine di un’epoca. Pochi mesi dopo sarebbe scoppiata la guerra che avrebbe segnato il tramonto dell’impero multinazionale asburgico e con esso dell’antico Tirolo.
Figlio di padre italiano e di madre di lingua tedesca, Magnago incarna già nella sua biografia le contraddizioni che caratterizzano ogni confine, con la necessità insopprimibile di conciliare identità e diversità. Crebbe in una situazione di transizione politica e maturò sotto una dittatura che calpestava diritti e libertà. Nel 1939, come la maggior parte dei sudtirolesi di lingua tedesca, optò per la cittadinanza germanica. Arruolato nella Wehrmacht, combatté in Russia dove, gravemente ferito, perse una gamba.
Il ritorno in patria fu per lui come un risveglio. Conobbe finalmente quella libertà che, come ripeteva sovente, imparò man mano ad apprezzare fino a ritenerla un aspetto irrinunciabile dell’impegno sociale e politico. “Dio mi aveva preservato dalla morte”, raccontava, “ora mi sentivo in dovere di dare il mio contributo al bene della mia terra e della mia gente. E a coinvolgere in questo la mia generazione”. Ecco lo spunto del suo impegno che lo portò alla militanza nella Südtiroler Volkspartei e a ricoprire via via ruoli di primo piano: vicesindaco di Bolzano (dal 1948 al 1952), poi presidente del Consiglio provinciale altoatesino, Obmann della Svp (dal 1957 al 1991), presidente della Giunta provinciale di Bolzano (dal 1960 al 1989).
La dirittura morale e il carisma di Magnago si espressero in particolare in due eventi fondamentali della nostra storia. Il primo è l’adunata di Castel Firmiano. La prima autonomia era già entrata in crisi. A Bolzano si contestava in particolare il fatto che essa fosse sbilanciata sulla regione a scapito delle province, cosa che metteva in minoranza il gruppo di lingua tedesca. Da poco l’Austria aveva potuto intervenire direttamente nella questione, nel suo ruolo di cofirmataria dell’accordo tra i ministri Gruber e Degasperi del 1946. Nel novembre 1957 oltre trentamila persone si raccolsero nel maniero che ora ospita il museo della montagna di Reinhold Messner e lanciarono lo slogan del “Los von Trient” (“Via da Trento”), ovvero la richiesta di una nuova autonomia distribuita sulle due province. Se l’adunata non degenerò in atti di violenza fu per la fermezza di Magnago.

Il secondo momento cruciale fu il congresso della Svp, chiamato ad approvare le norme del “Pacchetto” che avrebbero dato concretezza al secondo statuto di autonomia, elaborate dopo una lunga e delicata trattativa nel pieno della stagione degli attentati. Era il novembre del 1969. Magnago la spuntò per un soffio.
Seguirono i lunghi e controversi anni dell’attuazione dell’autonomia e della sua gestione. Non mancarono motivi di tensione tra i gruppi linguistici e tra Trento e Bolzano. Ma ormai era chiaro che ogni opzione di ricorso alla violenza sarebbe stata perdente e che la convivenza pacifica sarebbe dovuta comunque essere il frutto della politica, del dialogo e del compromesso. Che ciò sia merito, tra altri, di Silvius Magnago è un dato ormai da tutti condiviso.