Vita Trentina – 10.1.2010
Gli animali della fattoria hanno deciso di riunirsi in assemblea per discutere dei loro problemi. È la prima volta che lo fanno e non sanno da che parte cominciare.
Si sono sistemati tutti quanti sull’aia e formano un cerchio variopinto. Qualcuno sta in piedi, altri si sono messi comodi e aspettano che il primo prenda la parola.
C’è un silenzio imbarazzante.
Ad un tratto s’ode uno scomposto battere di ali. È il gallo Peppino che è saltato sullo steccato. Da vero equilibrista percorre per intero il palo superiore, poi si ferma e si dà un’occhiata tutt’attorno.
Si sa come ai galli piaccia primeggiare. Così Peppino, datosi col becco una sistemata al piumaggio marrone, bianco e nero, stende il collo e si prepara ad arringare la folla.
– Visto che nessuno parla, ve la dico io una cosa. Ogni assemblea che si rispetti comincia con l’issabandiera.
– L’issaché? – chiede perplessa l’oca Santina.
– L’issabandiera, oca! Ban-di-e-ra! Capito? Bisogna issare la bandiera.

L’oca Santina fa cenno di aver afferrato il concetto muovendo piano la testa e tutti gli altri fanno “sì sì”, guardandosi compiaciuti a destra e a sinistra.
– Che bello, che bello – si infiamma Otto il paperotto – La bandiera, la bandiera…
– Ma… gallo Peppino – interviene ora quel paciocco del cagnone Bernardo – toglimi una curiosità: da quando in qua possediamo una bandiera?
– E’ vero – fa il puledro Settimio – l’unica cosa che finora si è vista sventolare al vento è la mia bionda criniera.
Settimio socchiude gli occhi e scrollando la testa muove i lunghi crini che gli coprono la fronte. E’ un vero vanesio.
Il gallo Peppino allarga un poco le ali per mantenersi in equilibrio sull’asta dello steccato. Poi si volta scuro in volto e ammette:
– Ehm… Sì, è vero, non ce l’abbiamo mica una bandiera…
Ci pensa un attimo e si prova a produrre uno sguardo severo: – È proprio una vergogna! Come abbiamo potuto arrivare fin qui, noi, senza disporre di una bandiera? E comunque: che popolo siamo, se non abbiamo neppure un vessillo, uno stendardo, un…?
– Ragazzi, calma, è un problema che si può tranquillamente risolvere – si inserisce quel furbo di topo Mauro. – Se, come mi pare di aver capito, non abbiamo una bandiera, allora è sufficiente che ne facciamo una.
– Geniale – batte le ali Peppino, anche se il gatto Carletto non è troppo d’accordo nel dare immediatamente ragione a un roditore.
– Geniale, davvero geniale – miagola il micio – e chi, tra noi, sarebbe capace di tessere una bandiera?
I convenuti si guardano l’un l’altro con aria interrogativa: già, chi è capace? Tutto sembra ingarbugliarsi di nuovo.
Gli animali della fattoria non sanno come aggirare l’ostacolo. Nel silenzio imbarazzato si forma un piccolo crocchio di passerotti che confabulano tra loro cinguettando sottovoce.
– Noi possiamo procurare la stoffa adatta a confezionare la bandiera – dice infine uno degli uccellini.
– Ah sì? – sbotta Peppino con una smorfia di disgusto. Non ci vuole credere che un volatile così piccolo debba venire ad insegnare qualche cosa a lui, grande e grosso com’è.
– Sì, sì – replicano i passeri. E indicano con le ali i fili dello stenditoio. – Aspetteremo che la padrona venga fuori a stendere le lenzuola al sole e poi, quando lei sarà intenta nelle faccende domestiche, noi zitti zitti sfileremo un lenzuolo e così avremo la stoffa per la nostra bandiera.
Persino il gallo Peppino è costretto ad ammettere che si tratta di una buona idea. Se non altro, è l’unica proposta ad essere saltata fuori.
A questo punto, Bernardo, il cane, piomba d’un balzo in mezzo al cerchio e chiede: – E come sarà la nostra bandiera? Di che colore? Con quali disegni?
– Oh, questo è l’ultimo dei nostri problemi – taglia corto Peppino –; per il momento l’assemblea è sciolta. Ci ritroveremo domani e ognuno dirà la sua su come deve essere la nostra nuova bandiera.
Fino a tarda sera nelle stalle e sui prati c’è un unico argomento di discussione. Si può bene immaginare quale sia: la bandiera degli animali della cascina.
Il giorno dopo, di primo mattino, sono tutti già sull’aia, pronti a presentare i propri progetti. Presiede il convegno il gallo Peppino, ritto sullo steccato a dominare la situazione.
– Siete fortunati, popolo della fattoria, questa notte mi è venuta una splendida idea – dice con tronfia soddisfazione – sulla nostra bandiera ci sarà disegnata una bella cresta di gallo rossa.
Ma la reazione è tutt’altro che entusiastica.
– Buuu! Buuu! – rispondono in coro gli animali.
Prima di ogni altro prende la parola Settimio, il puledro vanitoso:
– Ha ha ha! Cresta di gallo… Se ci dev’essere un’immagine, che ci sia una fluente chioma d’oro. – E scuote la testa tutto pieno di sé.
– Buuu! Buuu! – fanno gli altri.
Si fa avanti uno dei piccoli uccelletti:
– Chi ha sfilato il lenzuolo dal filo dello stenditoio? Noialtri. Naturalmente non chiediamo nulla in cambio. Lo abbiamo fatto per il bene della comunità, si capisce. In ogni caso, se ritenete, sulla bandiera potrebbe anche starci un’ala di passero…
– Buuu! Buuu! – rispondono gli animali.
E subito si scatena la bagarre. Si mettono a parlare tutti insieme. Una chiede che sul drappo venga disegnata una piuma d’oca, un altro propone l’orecchio di un cane, altri la coda dell’asino, un corno di mucca, oppure un ferro di cavallo, o il becco di un merlo…
Non c’è verso di trovare un accordo. Peppino, che dovrebbe guidare l’assemblea, ha un bel daffare a mantenere l’ordine, finché non stordisce tutti con un possente “chicchirichì”.
– Dato che non troviamo un’immagine che vada bene a tutti – dice il gallo, che ogni tanto riesce anche ad essere saggio – forse è meglio… che la nostra bandiera sia semplicemente fatta di colori, niente figure.
– Bravo, bravo – gridano gli altri.
– E dal momento che avete scartato la mia idea della cresta rossa, togliamo la cresta e lasciamo il rosso. – conclude il gallo.
– Buuu! Buuu! – rispondono in coro tutti gli altri.
Di nuovo esplode una battaglia di proposte. L’oca vuole la bandiera gialla come il suo becco, al topo piacerebbe ispirarla al grigio della sua coda o, al limite, al grigio-marrone dei peli della sua pancia. La mucca la vorrebbe pezzata, la coccinella a pois, il maiale rosa… L’ape è indecisa: non sa se preferirla gialla e nera come il suo corpo oppure trasparente come le sue ali.
Nessuno ha intenzione di mollare, nessuno si arrende. Ognuno sventola i suoi colori in un turbinio carnevalesco. Otto il paperotto, cui sta per venire il mal di testa, si è tratto in disparte e nell’osservare quella scena da fuori, forse ha trovato la soluzione. Va a recuperare il lenzuolo, ne ricava un pezzo lungo un metro che lega in cima ad un ramo di nocciolo.
Brandendo quell’asta, si muove ondeggiante verso l’occhio del ciclone.
Al vedere quella bandiera la tempesta si placa all’improvviso.
Il bianco, anche se non sembra, contiene tutti i colori.
Nella fattoria torna la pace.
In mezzo all’aia sventola bandiera bianca.
***
Ai primi di un anno che comincia ci si scambia gli auguri e sempre si tratta di auguri di pace. Che sia un anno di pace, ci diciamo l’un l’altro. Sappiamo bene ciò che vogliamo, ma non conosciamo i modi per raggiungere la meta. Chiamati in causa, spesso, siamo i primi a dimenticarci dei buoni propositi e ad anteporre le nostre ambizioni e le nostre identità un po’ fasulle a ciò che si chiama “bene comune”. Invece è solo il lavoro per il bene di tutti e di ciascuno che aiuta davvero a costruire la pace.
Il fatto di cui si narra avvenne in campagna, in un luogo non molto distante dal paese di Guardachestrano.