Crocifisso segno di contraddizione

Alto Adige – 6.11.2009

Personalmente non sono d’accordo con chi vuole togliere a tutti i costi il crocifisso dai luoghi pubblici. Ma non sono d’accordo nemmeno con chi vuole imporne la presenza. Contraddizioni? Sì e no. Quando si parla di simboli legati alle tradizioni religiose il discorso si fa subito complesso. Nulla è tutto bianco o tutto nero. Laicità, in questo caso, vorrebbe dire prendere atto di questa complessità che oggi è in ogni cosa, in ogni scelta, in ogni comportamento.

In primo luogo mi riesce difficile capire che cosa possa fare di male il crocifisso in sé. È la rappresentazione di una tensione universale, quella dell’uomo che vorrebbe entrare in comunicazione con l’Origine di tutte le cose. Una tensione che si risolve in tragedia, quella dell’apparente incomunicabilità tra gli uomini e tra l’uomo e il suo Creatore. Una tragedia che però prelude alla speranza, sempre universale, di una vita che abbia senso e che perciò sia proiettata nell’eternità.

Il crocifisso non è segno di oscurantismo, ma è una delle massime espressioni della libertà umana. L’umanità, secondo la tradizione cristiana, è talmente libera davanti a Dio da poterlo rifiutare, respingere, uccidere, crocifiggere. Un Dio, per così dire, “più laico” di molti Stati poiché, pur potendo farlo, non impone se stesso e nemmeno il suo amore per l’uomo. L’umanità resta libera di accogliere o rifiutare.

Tuttavia il crocifisso è anche elemento della nostra cultura. Facciamo bene a ricordarcelo, come giustamente possiamo insistere sul fatto che l’Europa non sarebbe pensabile, nella sua evoluzione storica fino ai giorni nostri, senza il contributo essenziale e basilare delle tradizioni cristiane. Però dobbiamo essere anche consapevoli del fatto che se consideriamo il crocifisso elemento di una cultura, esso, come simbolo, perde la sua universalità, almeno nella percezione di chi appartiene ad altre tradizioni culturali.

Non mi riferisco qui agli anticlericali incalliti i quali per mestiere devono essere per forza contro il papa, i preti, le tonache, le chiese, il Natale ed i simboli cristiani. Queste persone spesso sono integraliste tanto quanto i fondamentalisti religiosi e non hanno nulla di autenticamente laico. Penso invece ai molti che semplicemente non condividono la fede cristiana, non appartengono ad una chiesa, provengono da altre culture e tradizioni. Li si incontra, grazie a Dio, ogni giorno e ovunque.

È difficile sostenere che la croce sia sempre stata un elemento simbolico dalla valenza universale. Forse nelle intenzioni, ma non nei fatti. Spesso, nella storia, la croce è stata usata (abusata, diciamo pure) per dividere, per sopraffare, per imporre la propria cultura, la propria religione. Non per sottolineare la comunanza di tutto il genere umano, ma per sottolineare le differenze. Non serve risalire alle crociate, per rendersene conto, ciò avviene anche oggi ogni volta che si brandisce la croce come simbolo identitario nel senso deteriore del termine.

Personalmente ritengo che se davvero il crocifisso è percepito da qualcuno come un’imposizione sia meglio toglierlo. Il messaggio (molto alto, molto delicato) che esso esprime ne risulterebbe inquinato. Secondo la tradizione cristiana Dio non si è fatto uomo per marcare un territorio, ma per annunciare la verità universale secondo cui solo l’amore dà senso alla vita. E i cristiani sono chiamati a trasmettere questa notizia non appendendo crocifissi qua e là, ma testimoniandola con la loro stessa esistenza. Diventando essi stessi dei crocifissi. Una domanda da porsi: come mai il crocifisso appeso al muro è mal tollerato da qualcuno, mentre la vita dei cristiani non è più capace di essere segno di contraddizione nel mondo e nella società?

Detto tutto questo, togliere un simbolo è sempre un passo molto azzardato. Varrebbe piuttosto la pena di lavorare per aprire spazi anche ad altre immagini, nelle quali possano identificarsi gli appartenenti ad altre culture e che al tempo stesso possano fungere da elementi di comunicazione tra tradizioni differenti. La laicità dovrebbe portare alla tolleranza e alla valorizzazione delle differenze, anziché ad una omologazione grigia e uniforme, del tutto incapace di esprimere qualcosa di costruttivo.

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