QuiMedia – 7.2009
L’11 luglio ricorre il 65° anniversario della tragica morte di Richard Reitsamer. Nato nel 1901 a Friburgo, in Germania, da una famiglia salisburghese, fu meranese di adozione. In riva al Passirio infatti il padre aveva trovato lavoro in una tipografia. Richard invece faceva il bracciante agricolo a servizio di questo o quel contadino.
Nel 1939, di fronte all’Opzione, Reitsamer decise di scegliere la cittadinanza italiana. Ciononostante nel 1944, dopo l’occupazione nazista, ricevette la cartolina precetto per l’esercito del Reich. Fu la sua mancata riposta a questa chiamata a condurlo al patibolo nel giro di pochi mesi. Don Giovanni Nicolli, allora cappellano del carcere di Bolzano, raccontò così le ultime ore di Richard. “Sapevo – scrisse nel suo diario – che Reitsamer era in carcere da qualche mese, quale renitente alla leva, ma non avevo mai giudicato il suo caso grave. Un giorno però al Tribunale Speciale vengo a sapere che se il Reitsamer non avesse cambiato idea, le cose sarebbero andate assai male per lui. Lo avvicinai per sapere chiara la sua situazione. Egli mi dice: ‘Ho ricevuto la cartolina precetto per presentarmi alla leva militare, ma io non ci sono andato, nemmeno al seconda volta e neppure la terza quando i gendarmi mi hanno portato di viva forza. Ho protestato e non mi sono lasciato visitare, dicendo come il Papa che con la pace c’è tutto da guadagnare e con la guerra tutto da perdere. Io non voglio quindi in nessun modo presentarmi alla guerra e neppure al servizio militare…’”.
Reitsamer andò dunque al processo, venne condannato e rifiutò di chiedere la grazia. Al suo avvocato disse: “So benissimo cosa sto rischiando, ma da cattolico credente io non combatterò per Hitler. Per me è una questione di coscienza”.

La mattina dell’11 luglio 1944 Richard perdonò i suoi giustizieri prima di essere fucilato. Il cadavere fu sepolto in una fossa del cimitero di Bolzano. La sua tomba oggi non esiste più.