Alto Adige – 12.4.2009
La Pasqua contiene un messaggio di grande attualità sia per chi crede che per chi non crede. La morte infatti è un’esperienza destinata a tutti. Colpisce ognuno e non fa differenze. Non solo la morte intesa come il consumarsi di una vita in modo piú o meno traumatico. Ciò che piú si sperimenta nella quotidianità è la violenza che distrugge ciò che vive, ciò che è bello, ciò che produce buoni frutti. Ognuno di noi conosce certamente qualche persona tragicamente incapace di gioire del bene degli altri, dei loro successi, della loro capacità di amare e di instaurare relazioni positive. A volte queste persone si consumano in una emotività malata, fatta di odio, di invidie e di sofferenza. Nel peggiore dei casi esse si danno da fare per rompere ciò che gli altri hanno messo faticosamente in piedi, nel distruggere ciò che altri hanno costruito con passione, nel seminare veleni, nel confondere la verità con la menzogna. Purtroppo (per loro stessi e per tutti gli altri) ci sono persone fatte cosí. I motivi del loro agire rimangono spesso un tragico mistero.
Il messaggio della Pasqua è che dopo la morte rinasce la vita. Ovvero che la distruzione, l’odio, il male, la menzogna non sono destinati ad avere l’ultima parola.

Non è forse vero che molti di noi, soprattutto i piú giovani, fanno fatica ad avere fiducia nel proprio futuro e nel futuro della società nella quale vivono? D’altra parte quale fiducia dovrebbero mai avere? Basta accendere la televisione e seguire un telegiornale, molte volte, per avere del mondo un’immagine del tutto negativa, fatta quasi unicamente di eventi luttuosi, di aggressioni, di male parole e litigi. Ciò che segue alla nausea è spesso la disperazione. Questa non-speranza si manifesta nel disimpegno e nella mancata assunzione di responsabilità. Chi ce lo fa fare infatti di impegnarci in un mondo che appare tutto sbagliato, tutto corrotto, tutto marcio?
Il messaggio della Pasqua è radicalmente diverso. Parla di una persona che dà la sua vita per gli altri al di là di ogni ragionevolezza. Che ispira il suo agire solamente al volere il bene altrui senza cercare il proprio interesse. Che risponde alla violenza che conduce alla morte con la mitezza della verità. L’Innocente per eccellenza è dapprima accolto trionfalmente, poi messo in stato d’accusa e infine condannato a morte.
Ma la buona notizia della Pasqua è che la morte in definitiva soccombe, inghiottita dal vuoto che la produce. Che l’amore (anche quando pare assurdo e irragionevole) è destinato ad avere la meglio sull’odio. E che la verità prima o poi trionfa sulla menzogna, anche su quella prodotta “a fin di bene”. Certo tutto ciò non accade adesso. Ma è destinato ad accadere. Ed è proprio questa la speranza autentica: la certezza che il bene – al di là di ogni apparenza – sarà sempre e comunque piú forte di qualsiasi male. E’ questa convinzione che produce fiducia nel futuro dell’uomo e riporta all’impegno e alla responsabilità.
Buona Pasqua.