Pace e testimonianza

Alto Adige – 9.3.2009

In un periodo storico nel quale i rapporti tra storia e religione, tra politica e fede non sono sempre chiari, lineari e condivisi, l’impostazione pastorale del nuovo vescovo Karl Golser offre alcuni motivi di positiva riflessione.

Dai discorsi fatti domenica, dalle parole pronunciate nel corso della cerimonia di consacrazione episcopale nel Duomo di Bressanone, si ricavano almeno due indicazioni chiare e forti. La prima è rivolta a chi si professa cristiano, la seconda è un impegno di fronte a tutta la comunità di questa terra che, credente o non credente, guarda comunque ad un vescovo come ad una voce autorevole al servizio del bene comune.

Ai cristiani mons. Golser propone una chiesa che non si senta minacciata e che non sia prigioniera della paura (“…se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”), ma che invece sia pronta alla testimonianza come un servizio al mondo. “Non dobbiamo avere paura del futuro della nostra fede”, dice. È già una risposta a tutti coloro che si calano nelle trincee per difendere ciò che – se c’è vera fede – non ha certo bisogno di essere difeso.

La fede cristiana non è dunque vista come un’arma da brandire nel nome di un’identità da contrapporre ad altri modi di essere, ma come un servizio per tutti gli uomini. Certo, non tutti gli uomini e le donne sono chiamati alla fede (e non tutti alla fede cristiana), però tutti i cristiani sono chiamati alla testimonianza, cioè a prendere sul serio la propria fede e a vivere con coerenza gli insegnamenti del Vangelo. Lo stile del cristiano nel mondo sarà dunque quello della testimonianza e non quello dell’autoaffermazione più o meno violenta.

Uno dei servizi più importanti che la fede ed i cristiani possono offrire alla comunità nel suo complesso è la fiducia. L’uomo di fede che ripone tutta la sua fiducia in Cristo, ha anche fiducia nell’uomo e nel futuro dell’umanità. Non si perde d’animo perché non fonda la sua azione unicamente sulle proprie capacità, sempre limitate.

La fiducia nell’uomo e nel futuro è il contributo originale dei cristiani alla pace. Ed ecco l’altro punto che si annuncia centrale nell’episcopato di Golser: la pace. “La pace significa carità, rispetto dei diritti di ognuno, e non solamente rispetto, ma impegno concreto affinché questi diritti vengano salvaguardati”. Una pace concreta, dunque, che affonda le sue radici nella quotidianità dei cittadini di questa terra e nella storia di questi ultimi decenni. Tutti hanno capito che il nuovo vescovo intende operare in continuità ideale con chi lo ha preceduto. Il bisogno di pace e le necessità del dialogo sono stati sottolineati anche dal presidente Durnwalder che ha parlato, dopo il rito, “a nome dei tre gruppi linguistici”, ma anche “delle altre confessioni religiose”. Un particolare curioso, se vogliamo, che però testimonia il fatto che a tutti i livelli ormai ci si rende conto che anche la specificità altoatesina va letta in relazione con un mondo plurale sul piano linguistico, culturale e religioso.

Una pace concreta, quella proposta da Golser, che richiede l’impegno di tutti, che è frutto della giustizia “ed ancora di più della carità”, ovvero di una relazione positiva tra le persone. E’ quando le persone si prendono sul serio tra loro, sempre nel rispetto delle differenze, che nasce la speranza nel futuro e l’idea che si possa cambiare in meglio.

Queste alcune idee di fondo, quando nei prossimi mesi ed anni saranno coniugate alla realtà altoatesina, non mancheranno di dare quelle indicazioni che molti si attendono dal vescovo e dalla chiesa locale. Alla comunità cristiana oggi si chiede una parola di saggezza, quando necessario una posizione ferma, tanto più autorevole se le parole che essa pronuncia sono dettate non dalla paura, ma dall’amore gratuito.

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