Se guardi tra le stelle

Testo[1]: Paolo Valente
Musica: Marcello Fera

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Mentre sali nel silenzio della sera
ti domandi, senza luna, tra le spine
chi ha tracciato e a cosa serve una frontiera,
cosa c’è di là del passo, oltre il confine.

Ma se guardi tra le stelle della notte,
non vedrai steccati, solo l’infinito.
Non c’è l’eco delle guerre, delle lotte;
spade e lance sono ferro arrugginito.

Tu correvi e ti seguivano coi cani,
ladro d’anima di fumi e di liquori.
Dimostravi inconsistente il vecchio mito
di un confine che divide ciò che è unito.

Tu fuggivi dalla falsa convinzione
di un paese con un “dentro” e con un “fuori”,
di “stranieri”, di “vicini” e di “lontani”.
di un confine che separa le persone.

Mentre arranchi sui sentieri della sera
vuoi sapere, senza luna, tra le spine
chi ha tracciato e a cosa serve la frontiera,
cosa c’è di là del passo, oltre il confine.

La canzone

Il contrabbandiere sale sulla montagna per sentieri impervi e cerca di raggiungere e varcare la frontiera. Nel salire e nel ridiscendere si rende conto che il confine è al tempo stesso una sfida della natura e una creazione umana. Nel passarlo da clandestino dimostra la sua reale inconsistenza, il suo essere frutto di un’ideologia che crea divisioni fittizie.

Il confine

Il confine è un dettaglio senza il quale il Tirolo non avrebbe senso. La “Terra tra i monti” si raccoglie fin dall’antichità attorno alla frontiera. Parte di qua, parte di là. In un certo senso essa presuppone l’esistenza di uno spartiacque e al tempo stesso lo varca, va oltre, nega l’impossibilità fisica di superarlo.

Il confine è una sfida perenne. È creazione della malizia umana e fenomeno naturale. Unisce persone e culture e le separa nel medesimo istante. È il luogo della contraddizione, così come lo è una porta che può essere aperta oppure chiusa. Può mettere in comunicazione oppure tagliare fuori.

Può essere, se aperta, simbolo di accoglienza, oppure, se chiusa, segno inequivocabile del rifiuto. Fin da tempi immemorabili La “Terra tra i monti” è stata luogo di scontro e di incontro. Prima tra i popoli della Rezia. Poi tra reti e romani. Quindi tra romani, franchi, longobardi e bavari. Tra conti e dinastie che guardavano ad Oriente, ad Occidente, a Settentrione e a Mezzogiorno. Vi si sono incontrati e scontrati imperatori, re, principi e vescovi. La frontiera è stata varcata in un senso o nell’altro da toscani, bavaresi, veneti e boemi. La cresta del confine è stata battuta dai venti della Riforma e della Controriforma. In questa terra hanno trovato una patria il romanico, il gotico, il barocco. Vi sono giunti francesi, austriaci e italiani. Vi sono immigrate persone dal Vorarlberg, dalla valle del Reno, dal Trentino, dal Vicentino, dalla Svizzera e dal Bellunese, dal Salisburghese, dalla Baviera e dalla Lombardia. Il confine fu una volta il fiume, un’altra la montagna, un’altra la lingua parlata oppure una riga curva tracciata sulla carta. Il confine è un punto interrogativo. Una domanda alla quale ogni generazione di tirolesi è chiamata a dare una sua originale risposta.

L’autore

Paolo Valente, detto “Bill”, è nato a Merano dove vive. Scrittore, giornalista, ha svolto numerose ricerche sulla storia della sua terra plurilingue, portandone in luce alcuni aspetti nascosti o rimossi. In ambito narrativo ha pubblicato Il maestro di Cordés (Bolzano 1997/2010), L’orchetto volante (Trento 2001), Di là del passo (Bolzano 2003), La città sul confine (OGE, Milano 2006) due raccolte di favole africane: La papaia di Senan (Bologna 2006), Racconti del vento (Milano 2007), due di favole sudamericane, Colorin colorado (Milano 2008), Il sole è mio padre (Bologna 2010).


[1] Pubblicato in TIROLERLAND wie bist du …? TIROLO come sei …?, Pro Vita Alpina, 2009

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