Alto Adige – 6.12.2008
Ieri, mentre per i piccoli arrivava il vescovo Nicolò, per i grandi è giunto improvvisamente il vescovo Karl. Sarà un vescovo “per i grandi” nel senso che certamente costringerà gli adulti in generale e la classe dirigente in particolare a confrontarsi seriamente con le proprie responsabilità.
La missione del vescovo Golser si riassume nel motto episcopale che ha scelto: Cristo nostra Pace.
La pace è da sempre al centro delle riflessioni teologiche di don Golser, delle sue pubblicazioni, delle sue lezioni. Ora è arrivato il momento di applicare questi principi ad una realtà concreta che ha davvero bisogno di pace: l’Alto Adige. Il nuovo presule ha citato la lettera di Paolo agli Efesini (capitolo 2): “…ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia…” In continuità col suo predecessore (che aveva scelto il motto “syn”, “insieme”), egli si propone di abbattere i muri tra i gruppi linguistici che popolano questa terra. Non solo tra tedeschi, italiani e ladini, ma anche tra questi e i portatori di nuove culture che negli ultimi decenni sono entrati a far parte della nostra variegata realtà. “Non siete più stranieri né ospiti”, dice il passo di san Paolo da lui citato.
Golser è già stato definito “uomo del dialogo e della mediazione”. Sì, certo, ma “uomo del dialogo” non vuol dire che egli sarà accomodante. Le sfide cui ci troviamo di fronte a livello planetario sono talmente di vasta portata che c’è davvero poco spazio per i compromessi. Ad esempio non si tratterà tanto di conciliare l’economia con l’ambiente, quanto piuttosto di rifondare i principi dell’agire economico nel rispetto dell’ambiente. E non si tratta di conciliare le esigenze della politica con quelle della giustizia e della pace, quanto piuttosto di affermare con chiarezza che la politica non è “a-morale” e diventa “immorale” se sacrifica il bene comune agli interessi di gruppo e di partito.

Più che a dialogare (che va sempre bene), mi pare che Golser sia venuto a mettere i puntini sulle “i”. E arriva in un momento opportuno, proprio quando lo scenario politico e sociale altoatesino si trova in una fase di ripensamento e di disorientamento. Decenni di pragmatismo e, per certi versi, di cinismo rispetto ai valori, hanno fatto perdere di vista le basi ideali della convivenza umana. Un vescovo esperto nel settore dell’etica potrà davvero richiamare tutti ad una riflessione costante su ciò che conta davvero in politica e nella società. Potrà insistere, dall’alto del suo ruolo, sui principi fondanti dell’agire umano.
In secondo luogo il nuovo vescovo ha richiamato all’identità cristiani. Tuttavia meglio non cadere nell’equivoco. Non si è trattato di evocare l’“identità” nel senso della rivendicazione, quanto piuttosto nel segno della testimonianza. Credo che il nuovo vescovo abbia voluto dire ai cristiani di questa terra: guardate che della nostra identità cristiana fa parte il senso di responsabilità per il bene comune, per la salvaguardia del creato, per la giustizia, la convivenza e la pace. Cioè: non possiamo dirci cristiani e poi non assumerci questo ruolo di corresponsabilità. Identità intesa non come arma “contro qualcuno”, ma come servizio alla collettività e alla storia umana.
Il vescovo Karl Golser, per motivi anagrafici, ha davanti a sé solo dieci anni di episcopato. Anche per questo viene da pensare che userà questo tempo prezioso, che però passa veloce, per ricondurre (o tentare di ricondurre) questa terra a riscoprire alcuni valori essenziali, primo fra tutti quello della pace autentica, quella che si basa sul riconoscimento dell’altro, sul rispetto e la valorizzazione delle diversità, sulla pari dignità di persone e culture.
Karl Golser
Pace, giustizia, salvaguardia dell’ambiente. Questi tre ampi settori di intervento e di riflessione caratterizzano più di ogni altra cosa la figura del nuovo vescovo Karl Golser e al tempo stesso rappresentano un elemento di continuità rispetto al suo predecessore Wilhelm Egger.
Karl Golser è nato a Cermes, alle porte di Merano, nel maggio del 1943, in piena seconda guerra mondiale. E forse questo suo essere in qualche modo “figlio della guerra” è ciò che lo ha spinto alla ricerca dei principi, degli strumenti e dei segni della pace. “Cristo nostra Pace” è il motto che il nuovo vescovo di Bolzano-Bressanone farà incidere sui propri stemmi. La risposta agli interrogativi sulla pace infatti il giovane Golser la trovò proprio nella figura di Cristo, cui decise di dedicare la propria vita per intero. Intrapresi gli studi teologici (a Roma, a Bruxelles, a Innsbruck), fu ordinato sacerdote a Roma nell’ottobre del 1968. La sua formazione comprende la teologia morale, la teologia pastorale e la filosofia.
Per pochi anni lavorò in parrocchia, come cooperatore, prima a Caldaro, poi a Merano. Nel 1977 tornò a Roma come collaboratore presso la Congregazione per la dottrina della fede. L’anno successivo, dopo la breve parentesi di papa Lucani, Giovanni Paolo II sarebbe succeduto a Paolo VI e Joseph Ratzinger sarebbe divenuto prefetto proprio di quel dicastero vaticano. A quel tempo risale dunque la conoscenza tra i due uomini di Chiesa, Golser e Ratzinger. Un rapporto che certamente non è estraneo alla nomina resa nota ieri. “Si tratta – ha rivelato il nuovo vescovo – di un espresso desiderio del papa”.
Tornato nel 1982 nella Terra tra i monti, Golser fu prima curato e poi parroco di Sarnes (fino al 1991), e nello stesso tempo cominciò ad insegnare stabilmente teologia morale allo Studio Teologico Accademico di Bressanone. Nel 1986 pare essere stato tra i candidati alla successione al vescovo Gargitter. Fu invece nominato Wilhelm Egger, anch’egli proveniente da ambiti accademici, anche se con interessi rivolti, fino ad allora, a settori diversi (in particolare la Bibbia).
Dal 1988 al 2008 Karl Golser (dal 1991 canonico del Duomo di Bressanone) fu più volte decano e prodecano dello Studio Teologico Accademico. E’ membro di commissioni e associazioni, tiene lezioni alla Libera Università di Bolzano.
Dal 1994 è direttore dell’Istituto per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, voluto dal vescovo Egger come contributo della Chiesa locale alla riflessioni su temi che riguardano fortemente una terra come l’Alto Adige.
La conseguenza delle azioni umane sulla convivenza civile e sull’ambiente è al centro dei suoi studi e delle sue pubblicazioni. Infatti, come dice lui stesso, “ogni campo dove noi agiamo liberamente, riguarda la morale. La moralità retta non è altro che l’impegno di agire responsabilmente, di fare ciò che è qui ed ora giusto, ciò che corrisponde alla mia coscienza rettamente formata”.
Gli interessi e le competenze di Karl Golser spaziano dalla bioetica all’ecologia, dallo sviluppo sostenibile ai nuovi stili di vita, dal traffico ai problemi energetici, dai fondamenti della pace ai principi della democrazia. Ha vasta pratica di incontri ecumenici e di dialogo tra le culture. Conosce bene il tedesco e l’italiano e si ripromette di approfondire il ladino.
La sua ambizione è da sempre quella di mettere in comunicazione culture e visioni diverse, di abbattere muri e, nello stesso tempo, di cercare i punti fermi necessario ad ogni uomo per vivere pienamente la propria vita. Il suo si prospetta come un episcopato breve (tra dieci anni scadrà il suo incarico per motivi di età) ma intenso e proficuo.