QuiMedia – 11.2008
Merano come tutto l’Alto Adige non rinuncia ad “accendersi” per il Natale. Luci ed ambiente avvolgono i cittadini ed i molti turisti per trascinarli nel clima delle festività più sentite. La situazione economica tuttavia non consente molti voli pindarici: feste e regali si preannunciano in tono minore. Ma forse non tutto il male viene per nuocere: l’occasione potrebbe essere colta per recuperare la vera dimensione del Natale.
Duemila anni fa, secondo quanto raccontano i Vangeli, non c’erano lampadine né addobbi né festeggiamenti di sorta. Il primo Natale passò anzi completamente sotto silenzio. I suoi protagonisti non vennero riconosciuti per quello che erano, non si trovò posto per loro nell’albergo e quello che in seguito sarebbe stato invocato come il Re del Cielo vide la luce in una stalla, riscaldato dal fiato umido delle bestie. Fu accolto solo da alcuni pastori, gli unici ad accorgersi che stava succedendo, con quella nascita, qualcosa di veramente straordinario.
In un certo senso il “tono minore” cui ci costringe la crisi economica è la dimensione più autentica del Natale. Di solito troppe cose, man mano che si avvicinano i giorni centrali delle feste d’inverno, distraggono dalla vera essenza della catena di eventi di cui si fa memoria.
Il Natale contiene un messaggio forte sia per chi crede che per chi fa fatica a credere. Chi crede vi riconosce il modo che Dio ha scelto per comunicare con l’uomo: da pari a pari, bussando con discrezione alla porta, correndo anche il rischio – così frequente – del rifiuto.

Chi non crede, chi fa fatica a credere e chi appartiene ad altre tradizioni religiose, comunque potrà scorgere più facilmente in un Natale celebrato “in tono minore” una parola di speranza e di incoraggiamento. Non è nelle identità urlate o difese spada alla mano che si possono cogliere elementi di verità.
Il fatto che Dio abbia scelto di entrare in comunicazione con l’umanità manifestandosi come un bambino indifeso, povero e rifiutato può aiutare a riflettere, proprio a Natale, su ciò che davvero conta nella relazione con gli altri: non le apparenze, i fasti, l’esibizione di ricchezza e potere, quanto piuttosto l’apertura all’incontro, al dialogo, all’ascolto e, in definitiva, la disponibilità a mettersi nei panni degli altri.