Sfide attuali per Benedetto XVI

Alto Adige – 27.7.2008

“Qui è tutto così bello, vedere queste montagne è vedere un po’ il Creatore stesso”. Così Benedetto XVI due anni fa in valle d’Aosta. Forse non sarà un papa montanaro come il suo predecessore, tuttavia anch’egli sembra avere un occhio di riguardo per la bellezza delle montagne e per le questioni ambientali. “Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l’umanità”, ha detto qualche giorno fa ai giovani riuniti a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù. Ha sottolineato che l’impegno in difesa dell’ambiente deve mettere al primo posto la vita e la dignità dell’uomo, considerato da Dio come “vertice del creato”. “Le ferite che segnano la superficie della terra: l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo” non devono farci perdere di vista che “non solo l’ambiente naturale, ma anche quello sociale, ha le sue cicatrici; ferite che stanno a indicare che qualcosa non è a posto. Anche qui possiamo incontrare un veleno che minaccia di corrodere ciò che è buono e distorcere lo scopo per il quale siamo stati creati”.

Gli stessi diritti umani sono “natura”, ha detto papa Ratzinger di fronte all’assemblea generale dell’Onu lo scorso aprile. I diritti umani “sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà”. “Rimuovere i diritti umani da questo contesto – ha affermato – significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti”. Ha invitato “a raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari”. Perciò, ha sottolineato, “i diritti umani debbono essere rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori”. “Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità – ha detto il Papa – i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale”.

Ecco uno dei timori che Joseph Ratzinger esprime fin da prima dell’inizio del suo pontificato, quello del “relativismo” etico, cioè quell’atteggiamento che non permette più di distinguere il bene dal male. Allo stesso tempo c’è però l’invito a non assolutizzare le posizioni in campo politico e ad un dialogo tre le diverse tradizioni religiose.

Non c’è dubbio che la sfida epocale è proprio questa, quella delle relazioni tra le religioni, spesso condizionate pesantemente da questioni geopolitiche e dal cosiddetto conflitto tra le civiltà. C’è ancora nell’aria, malgrado le rettifiche successive, l’eco delle parole pronunciate da Benedetto XVI, “da professore”, a Ratisbona. Le reazioni a quel discorso sono sintomatiche di una situazione in cui, da ogni parte, manca l’abitudine al dialogo e alla comunicazione. Forse l’Alto Adige, regione di frontiera, luogo di incontro e di scontro, potrà offrire al pontefice nuovi stimoli? Anche qui, del resto, sono attuali i temi della laicità e del ruolo politico-sociale della comunità cristiana.

Pure in Australia il papa ha incontrato i rappresentanti delle altre religioni, in particolare dell’ebraismo e dell’Islam. E ai giovani confluiti a Sydney da ogni parte del mondo, ha lasciato il suo messaggio di prudente speranza: “Cari amici – ha detto loro –, la vita non è governata dalla sorte, non è casuale. La vostra personale esistenza è stata voluta da Dio, benedetta da lui e ad essa è stato dato uno scopo! La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze, per quanto utili molti di tali eventi possano essere. È una ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia. Non lasciatevi ingannare da quanti vedono in voi semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità”.

La verità è l’obiettivo ultimo, dunque. Qualcuno l’ha paragonata, la verità, alla cima di una montagna (tanto per tornare al tema iniziale…). Si arriva tutti lì, alla fine, pur percorrendo fino all’ultimo strade diverse.

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