L’orso di Benedetto

Alto Adige – 27.7.2008

C’è un filo sottile, lungo oltre un millennio, che lega l’esperienza religiosa del nuovo papa, Joseph Ratzinger, a questa terra altoatesina. Egli infatti è, in un certo senso, l’erede di una tradizione che affonda le sue radici nell’alto Medioevo e prima ancora, quando la spinta evangelizzatrice verso la Baviera fu fecondata dalla presenza di uomini che ebbero uno stretto legame anche con l’Alto Adige. La storia, per molti versi, si fa leggenda. È il caso della figura di san Valentino (non quello degli innamorati), noto come vescovo e missionario della Rezia. Siamo nel quinto secolo, negli ultimi decenni dell’impero romano. Valentino, originario dei Paesi Bassi, è consacrato vescovo e per tre volte si avventura tra le genti di Passavia, sul Danubio, per portarvi la buona Novella. Respinto a più riprese, si ritira nel Meranese, dove allora sorgeva, arroccato là dove ora si erge il castel San Zeno, il cosiddetto castrum Maiense, l’antica Maia, progenitrice dell’attuale Merano. Morto dopo il 470, Valentino viene sepolto nella cappella di San Zeno dove riposa per oltre due secoli e mezzo. Nel 739, si racconta, i longobardi ne riesumano i resti, li trasferiscono a Trento e poi, venticinque anni dopo, nel duomo di Santo Stefano a Passavia, dove sono custoditi tuttora. Valentino è patrono di quella diocesi, la stessa dove è nato, 78 anni fa, Joseph Ratzinger.

Ma in quei medesimi anni, nell’ottavo secolo, un altro personaggio faceva tappa a Maia. San Corbiniano, nato presso Parigi intorno al 690, figlio di un franco e di una donna di stirpe romanza o forse irlandese, si è dato alla vita contemplativa, fondando una piccola comunità che segue, come pare, la regola di san Benedetto (Benedetto, appunto, come il nome del nuovo papa). Essendosi diffusa la sua fama di santo, incerto sul da farsi, Corbiniano si reca per due volte a Roma per chiedere lumi al papa. Il pontefice lo ordina sacerdote e lo consacra vescovo, mandandolo prima nelle Gallie e poi tra i baiuvari (i bavaresi). Egli è considerato, in certo qual modo, il primo vescovo di Frisinga, diocesi in verità fondata da san Bonifacio solo nel 739. Essa, oggi, venera Corbiniano tra i suoi patroni e porta il nome di diocesi di Monaco-Frisinga. Ratzinger ne è stato arcivescovo dal 1977 al 1982.

Le vicende di san Corbiniano sono narrate da Arbeone, suo terzo successore a Frisinga. Ebbene Arbeone, appartenente ad una nobile famiglia baiuvara, pare fosse nativo proprio di Maia. Corbiniano, racconta Arbeone, tornando dal suo secondo viaggio a Roma, giunge al castrum Maiense ed è fermato dalla guardia baiuvara. E’ costretto a trattenersi nella zona in attesa del portaordini del duca. Ne approfitta per visitare la conca meranese e i suoi dintorni e, confessa Arebone, se ne innamora. Prega sulla tomba di Valentino e fa erigere una chiesa in un luogo appartato detto Cainina (probabilmente l’attuale Caines). Tornato a Frisinga, avvicinandosi il tempo della sua dipartita (intorno al 730), Corbiniano esprime la sua volontà di essere sepolto nel castrum Majense, a fianco di san Valentino. Il desiderio viene esaudito. Sarà però proprio Arbeone, divenuto vescovo nel 764, contravvenendo alla sua volontà, a far traslare la salma nell’attuale duomo di Frisinga, dove essa tuttora riposa.

È certo che papa Benedetto XVI conosce bene la storia-leggenda del suo predecessore (a Monaco-Frisinga) san Corbiniano. Nel suo stemma di vescovo (e poi di papa), infatti, accanto ad altri simboli ha fatto inserire un orso e ciò in riferimento ad un episodio narrato nella storia del santo. Un giorno, varcando le nostre montagne diretto alla vecchia capitale, il cavallo da soma di Corbiniano sarebbe stato aggredito e sbranato da un orso. Il santo avrebbe dunque ordinato alla bestia di caricarsi della soma e di trasportarla fino a Roma. A questo proposito Ratzinger ha scritto così in un suo libro autobiografico: “Cosa potrei raccontare di più e di più preciso sui miei anni come vescovo? Di Corbiniano si racconta che a Roma restituì la libertà all’orso. Se questo se ne sia andato in Abruzzo o abbia fatto ritorno sulle Alpi, alla leggenda non interessa. Intanto io ho portato il mio bagaglio a Roma e ormai da diversi anni cammino col mio carico per le strade della Città Eterna. Quando sarò lasciato libero, non lo so, ma so che anche per me vale: Sono divenuto una bestia da soma, e proprio così io sono vicino a te”.

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