La rana

Alto Adige – 29.5.2008

Mi viene in mente la rana di Fedro. Volendo essere grande come il bue, aveva cominciato a gonfiarsi. Malgrado le altre rane scuotessero la testa, aveva continuato a riempirsi d’aria fino a scoppiare. La polemica attorno al ranocchio crocifisso è in buona parte specchio della nostra vanità e del nulla che si materializza in ogni campo della nostra vita quotidiana.

Innanzitutto queste provocazioni hanno sempre lo scopo di attirare l’attenzione. Non è dunque molto saggio cadere nella trappola. In questi casi il silenzio vale più dell’oro. Anche la rana di Fedro avrà attirato su di sé l’attenzione (però non l’ammirazione) dei presenti. Ma alla fine tutto ciò che ne resta sono solo alcuni brandelli di pelle di rana (e forse un bue che se la ride).

Cionondimeno tutta la vicenda ha il pregio di far riflettere almeno su tre questioni.

La prima riguarda proprio la croce e la crocifissione. Qual è oggi il significato di questo simbolo e di quell’evento? La croce è forse diventata un’arma da brandire contro altri? O una bandiera da esibire per sottolineare la propria identità ovvero per distinguersi? Quel ranocchio verde obbliga, volenti o nolenti, cristiani e non cristiani, ad interrogarsi sul messaggio della croce per noi oggi. Si presume che lo stesso artista, Martin Kippenberger, si sia posto queste stesse domande. Non sarebbe meglio dunque entrare in dialogo con quell’opera d’arte? Lo chiedo a chi ha allestito l’esposizione in quel modo e ai visitatori che si sono scandalizzati.

Un secondo punto, altrettanto delicato, riguarda il ruolo delle religioni e dei loro simboli nell’attuale momento storico. Non ci si può nascondere il fatto che a volte l’uso maldestro di immagini sacre abbia portato non solo a polemiche, ma a spargimenti di sangue. O comunque a fomentare il pregiudizio, l’odio e l’intolleranza. E’ facile far parlare di sé mettendo alla berlina simboli ed elementi religiosi che appartengono all’intimità della fede della gente. E’ davvero molto facile e proprio per questo, spesso, semplicemente sciocco e vile, soprattutto quando l’obiettivo finale sono profitto e visibilità.

Tuttavia non dimentichiamo che spesso sono gli stessi buoni cristiani (o gli appartenenti ad altre comunità religiose) a “pronunciare il nome di Dio invano”. A farsi scudo dei propri simboli, ad imporli agli altri in modo più o meno manifesto. Di più: a nascondere il proprio vuoto dietro alle immagini dell’Assoluto. Non per nulla alcune tradizioni religiose vietano di farsi immagini di Dio o anche di pronunciarne il nome. Paradossalmente proprio l’arte moderna – che “è di per sé provocatoria”, come scrive il Consiglio pastorale diocesano – può aiutare a dare alle cose il loro giusto peso. A far cadere le maschere. Nessuno oggi crede che l’arte debba essere celebrativa. Essa, quando è animata da un autentico spirito di ricerca (e non risponde a logiche di mercato) può e deve essere dissacrante. Ovvero ha la capacità di togliere quella patina di sacro a ciò che sacro non è.

La comunità cristiana locale fa bene ad intervenire nel dibattito. E’ segno di democrazia e, a onor del vero, non mi pare che né il vescovo né il consiglio pastorale abbiano chiesto la rimozione dell’opera. L’auspicio “che il Museion diventi un luogo in cui arte, cultura e religione possano dialogare in modo costruttivo e rispettoso” può essere certo condiviso da tutti. E sarebbe bello poter contare su simili tempestivi interventi anche per molte altre questioni che interpellano non solo la sensibilità, ma soprattutto la coscienza del cristiano e del cittadino: il persistente rifiuto di chi è diverso, la negazione pratica della libertà di culto, la strumentalizzazione politica della religione, i frequenti atteggiamenti etnocentrici e nazionalisti, la progressiva distruzione dell’ambiente, l’arroganza del potere e del denaro, il disprezzo di fatto della vita, l’abuso di alcol da parte dei giovani, la violenza, la fame, la povertà cronica, l’irresponsabilità di questa generazione verso le generazioni future. Immagini quotidiane di un’umanità crocifissa. Tutti argomenti attuali ed urgenti, possibili momenti di dialogo tra arte, cultura e religione.

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