Il confine

Alto Adige – 29.3.2008

Dieci anni fa, il 1° aprile 1998, si alzava per sempre la sbarra ai valichi di confine tra Italia e Austria. Ciò avveniva in esecuzione degli accordi di Schengen che, risalenti al 1985, impegnano i Paesi aderenti a sopprimere ogni controllo sulle persone alle frontiere. Si trattava di un nuovo passo nella direzione dell’unità europea e al tempo stesso rivestiva un forte valore simbolico nei rapporti tra Austria e Italia, due nazioni affette, secondo la nota definizione di Gatterer, da “inimicizia ereditaria”.

Nel 1946, a Parigi, i ministri Gruber e Degasperi avevano voluto provare a dare avvio alla soluzione pacifica della “questione altoatesina” col famoso Accordo. Il loro era da un lato un atto di fiducia nei confronti delle popolazioni interessate (altoatesini e trentini), dall’altro un atto di fede e di speranza nell’Europa nascente. Solo nel contesto di un’Europa solidale e incamminata sulla via dell’unità si sarebbe potuto scommettere sul futuro della convivenza tra gruppi linguistici e culturali diversi non solo nel Sudtirolo ma in varie altre regioni del continente. Degasperi e Gruber avevano visto giusto. Quella sbarra che si è alzata al Brennero il 1° aprile di dieci anni fa ha dato loro ragione.

Tuttavia un confine non si abolisce con un accordo, con una legge o con un trattato. Non parlo qui delle frontiere tra Stati. Parlo del confine inteso come dimensione necessaria ai rapporti tra le persone e le culture. Come luogo per molti versi “privilegiato”. Il confine è il luogo della contraddizione. Allo stesso tempo linea che separa e tratto che unisce. Nel medesimo istante il luogo del contatto e quello della frattura. È fantasia e pur sempre realtà. Creazione umana eppure, almeno in certi casi, un limite imposto dalla natura.

La frontiera è elemento necessario alla spiegazione di questa terra. L’abitante più antico e più illustre dell’Alto Adige (tra quelli a noi conosciuti) non è forse un “uomo del confine”? Non è uno che, avendo voluto disperatamente gettare la sua sorte al di là del confine, invece muore proprio su quel confine, colpito alle spalle da chissà chi. Ed è curioso osservare come dopo oltre cinquemila anni il suo corpo mummificato sarà conteso dai due stati confinanti.

Il confine è il luogo dove si creano, si incontrano e si confondono le identità, dove scoppiano le contraddizioni, dove è necessario lavorare ogni giorno per favorire la comunicazione e per scacciare i fantasmi del pregiudizio e dell’odio. È sul confine che fioriscono i nazionalismi, l’odio etnico, il razzismo, l’antisemitismo. Ed è là che la gente, le culture, le idee si incontrano e si fecondano le une le altre.

Il confine è un luogo che inquieta e non lascia tranquilli.

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