Il papa torna a casa

Alto Adige – 7.3.2008

“È un uomo che ama molto la nostra terra e lo inviteremo ancora a trascorrere le sue vacanze da noi”. Detto fatto. Queste parole sono state pronunciate dal vescovo di Bolzano-Bressanone Wilhelm Egger nel 2005, all’indomani dell’elezione a papa del cardinale Joseph Ratzinger. Fin dalla sua nomina ad arcivescovo di Monaco-Frisinga, nel lontano 1977, l’attuale pontefice ha trascorso spesso le sue brevi vacanze presso il seminario di Bressanone. Per questo, innanzitutto, il suo sarà un ritorno. Ma egli in Alto Adige è di casa anche per altre circostanze. Innanzitutto, non dimentichiamolo, pure lui ha radici alpine. Nato e vissuto in Baviera, cioè al di là dei monti, i suoi nonni sarebbero addirittura originari delle nostre valli. L’altro aspetto che rende questo ambiente a lui familiare è l’uso delle due lingue italiana e tedesca. Ecco, ancora una volta l’Alto Adige ha l’occasione di riscoprire la sua vocazione a punto di incontro tra mondo germanico e mondo latino, tra Sud e Nord. Del resto la comunicazione tra diverse identità (culturali, religiose…) è una delle questioni che più occupano le riflessioni del papa, soprattutto da qualche anno a questa parte. Ne parlerà certamente, in agosto, col suo vecchio amico, il vescovo Egger. Che Ratzinger lo stimi è fuori dubbio. E’ solo di qualche settimana fa la notizia della nomina del vescovo di Bolzano-Bressanone a segretario particolare del sinodo dei vescovi che si terrà in ottobre ed avrà per argomento “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Un tema, a pensarci bene, che unisce i rispettivi carismi di Egger e Ratzinger: l’uno votato allo studio della Bibbia, l’altro ad individuare ed a preservare l’identità della Chiesa e ad indicare le strade della sua missione, prima come docente, poi come vescovo, ancora come responsabile della Congregazione per la dottrina della fede ed infine come successore di Pietro. I due ex professori avranno tante cose da dirsi. Tanto più che la diocesi di Bolzano-Bressanone – proprio per il suo essere “ponte” – è la porta attraverso la quale i fermenti d’Oltralpe (Germania e Austria) arrivano in Italia.

“All’inizio del conclave – dichiarò a suo tempo mons. Egger – egli ha sottolineato l’importanza che la fede mantenga il suo volto inconfondibile anche in un mondo secolarizzato, segnato fortemente dal pensiero debole. Il dialogo ecumenico ed interreligioso può infatti procedere spedito se gli interlocutori sono consapevoli della propria identità”. “Identità e dialogo” è uno dei punti cardine scelti dal vescovo altoatesino nell’affrontare la realtà di una diocesi che ha bisogno di unità pur nel rispetto delle differenze.

Non sono solo motivi ideali quelli che uniscono Benedetto XVI all’Alto Adige. Proprio a Bressanone, nel 1977, Ratzinger conobbe personalmente colui che, un anno dopo, sarebbe diventato papa col nome di Giovanni Paolo I. Racconta lui stesso: “Durante le vacanze estive del ’77, ad agosto, mi trovavo nel seminario diocesano di Bressanone e Albino Luciani venne a farmi visita. L’Alto Adige fa parte della regione ecclesiastica del Triveneto e lui, che era un uomo di una squisita gentilezza, come patriarca di Venezia si sentì quasi in obbligo di recarsi a trovare questo suo giovane confratello. Mi sentivo indegno di una tale visita. In quella occasione ho avuto modo di ammirare la sua grande semplicità, e anche la sua grande cultura. Mi raccontò che conosceva bene quei luoghi, dove da bambino era venuto con la mamma in pellegrinaggio al santuario di Pietralba, un monastero di Serviti di lingua italiana a mille metri di quota, molto visitato dai fedeli del Veneto. Luciani aveva tanti bei ricordi di quei luoghi e anche per questo era contento di tornare a Bressanone”.

Si può infine, pensando a ciò che accomuna papa Ratzinger alla nostra terra, non citare l’orso di Corbiniano? San Corbiniano (VII-VIII secolo), considerato una sorta di fondatore della diocesi di Frisinga (di cui appunto è stato  vescovo Ratzinger dal 1977 al 1981), soggiornò a lungo nella zona di Merano dove fu anche sepolto. Secondo la leggenda un giorno, mentre il santo si recava verso Roma e si trovava proprio sulle Alpi, un orso sbranò il suo mulo. Allora Corbiniano ordinò al plantigrado di caricarsi dei suoi bagagli e di accompagnarlo fino a Roma. Ratzinger, nel raccontare questo episodio nella sua autobiografia, confessa di identificarsi nell’orso, più che nel santo. L’orso di Corbiniano infatti campeggia ancora oggi sul suo stemma di papa. La bestia, come lui, era stata costretta suo malgrado ad andare fino a Roma e aveva avuto il privilegio di servire un uomo santo. Commentava lo stesso Ratzinger: “Di Corbiniano si racconta che a Roma restituì la libertà all’orso. Se questo se ne sia andato in Abruzzo o abbia fatto ritorno sulle Alpi, alla leggenda non interessa. Intanto io ho portato il mio bagaglio a Roma e ormai da diversi anni cammino col mio carico per le strade della Città Eterna. Quando sarò lasciato libero, non lo so…” Ora invece lo sa: non sarà “lasciato libero” mai. Però qualche giorno di tranquillità tra le nostre montagne se lo vuole pur concedere. E chissà che per l’occasione, dal 28 luglio all’11 agosto, non saranno lasciati in pace anche gli orsi.

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