Il “giardino delle religioni”

Alto Adige – 4.9.2007

L’iniziativa è originale, persino temeraria. In ogni caso non scontata, per quanto essa risponda, a modo suo, ad un’urgenza più che mai reale. Il cosiddetto “giardino delle religioni”, da poche settimane inaugurato a Bolzano, presso il ponte Loreto, si propone come un’iniziativa “sulla strada del dialogo”. Ciò che sorprende positivamente è che non si tratta dell’idea di qualche mente bella ma isolata. La proposta arriva da uno dei settori più vitali e rappresentativi della chiesa locale, ovvero dalle associazioni e dai movimenti dei laici cattolici. Il Giardino scaturisce dalla collaborazione tra la Consulta dei laici e del Katholisches Forum della diocesi di Bolzano-Bressanone con i “rappresentanti delle principali religioni del mondo presenti in Alto Adige”, nella fattispecie buddhismo, cristianesimo, induismo, islam ed ebraismo. Il Giardino si presenta come “uno spazio nel verde, il primo in Italia, dedicato all’incontro e al dialogo interreligioso, ma anche un luogo sereno aperto a tutti”. L’invito è a conoscere le tradizioni religiose nella loro specificità: “Ognuna di loro parla attraverso un’importante parola della sua origine, un simbolo e un albero di importanza fondamentale per la propria tradizione, che sono posti lungo il percorso centrale negli spazi dedicati a ciascuna religione. Il percorso termina in un ampio cerchio, luogo d’incontro per tutte le religioni, dove anche le singole preghiere saranno riunite in un’unica tavola, davanti alla quale si potrà sedere in meditazione, in preghiera o semplicemente godendosi la serenità del luogo, all’ombra della pergola che verrà piantata”.

Non so se il luogo sia stato scelto a caso. In ogni caso si tratta di un punto significativo per la memoria della città. Innanzitutto per la presenza del ponte, di per sé già un simbolo di comunicazione e dialogo. Non un ponte qualsiasi, del resto. Noto come “ponte dell’Isarco”, esso cominciò ad essere chiamato ponte Loreto quando nei suoi pressi fu costruita la cappella di Maria di Loreto. Questa chiesetta non era l’unico elemento sacro legato al ponte. Nelle sue vicinanze c’era anche una cappella con una bella statua di S. Giovanni Nepomuceno, protettore, appunto, contro le inondazioni. Dopo la ricostruzione del 1906 la statua venne collocata al centro del ponte, finché non fu distrutta durante i bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

Molti secoli fa, presso il ponte, oltre l’Isarco, sorgeva un’“ospizio” per accogliere i viandanti. Una struttura destinata ad ospitare l’“altro” eretta nel 1202, posta sulla strada che dal Nord porta al Sud, verso Roma e verso il Mediterraneo. Nel 1218 l’ospitale ai piedi del Virgolo fu distrutto la prima volta da una piena dell’Isarco, ma in breve ricostruito.

Non sono, quel ponte e quell’ospizio, una sorta di icona (storicamente reale) del dialogo ecumenico ed interreligioso? Chi costruisce un ponte sa già, fin da principio, che esso forse non potrà resistere alla furia della corrente. Bisognerà prima o poi ricostruirlo. Sarà necessario rinforzarlo di continuo. E l’ospizio posto di là del fiume, fuori le mura della città? Quasi che la società non voglia farsi contaminare dai portatori di tradizioni e culture diverse?

La sfida del dialogo tra le religioni, inutile ribadirlo, è tra quelle fondamentali per il secolo appena iniziato. Ed è curioso constatare che le religioni stesse possono essere da un lato pretesto di scontro (soprattutto quando si rivendicano primogeniture, radici esclusive, privilegi e così via), dall’altro possono invece (devono?) condurre l’umanità “sulla strada del dialogo”.

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