La lepre e la iena

Vita Trentina – 11.2.2007

Il mio racconto rotola rotola, rallenta e si ferma alle porte di un villaggio. In quel luogo per molto ma molto tempo uomini e animali vissero tutti insieme. Persino le bestie selvagge. Anzi: gli animali domestici e quelli feroci erano amici. Come ad esempio Sabi, la lepre, e Orou Prouka, la iena.

Me ecco che cosa capitò un bel giorno. Quell’anno la stagione delle piogge era stata quanto mai abbondante. Aveva piovuto più del solito ed i torrenti erano pieni di acqua. Perciò le due amiche, la lepre e la iena, decisero di andare insieme a pescare. L’idea era ottima: in quei giorni i fiumi pullulavano di pesci, gamberi e di altri esseri acquatici.

La mattina Dakara, il gallo, prese a cantare come suo solito le lodi del sole, il signore del giorno. A quell’ora le due amiche si erano messe in strada da un pezzo e avevano già lanciato, lanciato e rilanciato le loro reti dentro le acque placide e gonfie del fiume. Gettavano le reti e le ritraevano a riva strapiene di pesci. Con tutto quello che pescarono riempirono tre panieri. Proprio tre grandi cesti traboccanti di pesce. A questo punto, sedendosi al bordo del fiume per riposarsi un poco, Sabi, la lepre, disse alla sua compagna Orou Prouka:

– Direi che per oggi può bastare così. Lasciamo qualcosa anche per domani…

Anche la iena uscì dal fiume e si scrollò l’acqua di dosso. Ora si trattava di dividersi quanto avevano pescato. Tutti sanno che la lepre è un animale furbo, molto furbo. Quando può prendere per il naso qualcuno lo fa senza tanti scrupoli. La iena invece non è affatto intelligente, anche se si dà volentieri l’aria di essere la prima della classe. Disse dunque la lepre alla sua compagna iena, con voce mielosa:

– Prendi pure tu tutto il pesce di oggi. Io mi accontenterò dei sei panieri che pescheremo domani.

Orou Prouka rimase un attimo interdetta e poi, senza riflettere troppo, rispose:

– Ah no, non dirlo nemmeno per scherzo. Preferisco prenderli io i sei panieri di domani.

Fu così che Sabi, la lepre, si mostrò soddisfatta dei tre canestri di pesce pescato quel giorno. Quando le due compagne arrivarono a casa, i tre cesti pieni finirono diritti nella dispensa della lepre.

Come d’accordo, l’indomani le due amiche ripartirono di buona lena per la pesca senza nemmeno aspettare che il gallo intonasse le sue prime note a lode del signore del giorno. Giunte al fiume lanciarono, lanciarono e rilanciarono le loro reti. Ed anche questa volta, benché l’acqua cominciasse un po’ a calare, presero una gran quantità di pesce. Ma proprio tanto. Riempirono sei grandi panieri. E si ripeté la stessa scena del giorno precedente. Appena le due comari uscirono dalle acque, Sabi gridò ad Orou Prouka:

– Che cosa ti avevo detto, amica mia? Ecco i sei canestri. Ti spettano. Però è chiaro che i dodici panieri di grosse carpe sono per me…

– Quali dodici panieri? – chiese la iena.

– Ma quelli del pesce che potremmo pescare domani! – rispose la lepre, strizzando l’occhio a chissachì. Sabi, parlando, usava il tono di chi sta dicendo la cosa più logica del mondo.

La iena tacque per alcuni istanti. Magari un poco a fatica, però i conti li sapeva fare anche lei. Dodici panieri erano sempre più dei tre panieri del giorno prima e di questi sei messi assieme. “Dodici panieri, dodici panieri”, continuava a ripetere tra sé e sé. Infine disse:

– Non se ne parla nemmeno. Questi sei cesti tienili tu. Io invece prenderò i dodici panieri di domani.

Fu così che Sabi, la lepre, ottenne anche quella sera tutto il pesce pescato.

Giorno dopo giorno, intanto, le acque del fiume si abbassavano vistosamente ed anche i pesci che le popolavano erano ormai destinati a diminuire.

La terza giornata di pesca le due amiche sguazzarono nell’acqua dal sorgere al calare del sole. Ma il raccolto questa volta fu davvero magro. Altro che dodici panieri! Solo qualche piccolo pesciolino. Quando infine uscirono dall’acqua la lepre, mostrandosi molto dispiaciuta, disse alla iena:

– Prendi pure tu i pesciolini. Io, lungo il sentiero, avrò da caricare alcuni fasci di fieno. Mi accontenterò di quelli. Li venderò per ricavarne un po’ di denaro.

Al sentire queste parole, Orou Prouka, credendosi furba come la lepre, ci pensò un poco e poi disse:

– Niente affatto. I pesciolini li tieni tu ed io prenderò il fieno.

– Come vuoi – fece la lepre.

La iena raccolse i fasci di fieno lungo il sentiero, ma arrivata al villaggio non riuscì a smerciarne nemmeno uno.

A questo punto si lasciò sopraffare dalla rabbia, buttò tutto per aria ed il fieno finì nel fuoco. Ci mise poco ad incendiarsi. Non solo: in men che non si dica tutto il villaggio era in fiamme. Il re diede subito ordine di arrestare Orou Prouka. Alla iena allora non rimase altro che la fuga. Scappò lontano, lontano e ancora lontano dalle capanne incendiate. E’ a partire da quel momento che la iena vive nella brousse e non ha più nulla a che fare con la gente del villaggio. Ancora oggi teme che il re voglia farla acchiappare.

Gli anziani, quando narrano questa storia, dicono sempre che è da sciocchi mettersi a fare i furbi con i furbi. Aggiungono che è sempre meglio sapersi accontentare del poco che si ha oggi, senza attendersi chissà cosa domani, solo per avidità.

Il mio racconto rotola via e torna là dove un tempo scorreva un grande fiume.

(Questa favola è stata poi pubblicata nel libro: Paolo Valente, Racconti del vento, ed. San Paolo, Milano 2007)

La brousse

La brousse è una specie di boscaglia che si trova in Africa, soprattutto nei paesi tropicali. E’ composta di alberi non molto alti, di cespugli ed arbusti di ogni tipo e di erba che si secca una volta finita la stagione delle piogge.

La lepre e la iena

Nelle favole africane la lepre è sempre l’animale più furbo di tutti. Si prende gioco degli altri e per questo gli animali, giustamente, diffidano di lei.

La iena è un animale che si crede intelligente e pretende di essere il primo di tutti. In realtà cade molto facilmente nel tranello teso dalla lepre.

Si tratta dunque, in entrambi i casi, di personaggi della serie “meglio perderli che trovarli”.

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