Vita Trentina – 21.1.2007
Il mio racconto vola, gira nell’aria e va a posarsi sulla soglia della povera capanna di un boscaiolo chiamato Toborogo.
Toborogo, bisogna dirlo, amava molto il suo mestiere, ma quell’attività non gli consentiva di vivere se non nella miseria. Passava tutta la sua giornata nella foresta. Tagliava piante e cespugli. Legava poi delle fascine che infine portava al mercato e vendeva agli abitanti dei villaggi. Ma tutta questa fatica non era sufficiente a garantirgli una vita dignitosa.
Una sera, mentre stava tornando a casa bello stanco per il duro lavoro, fu fermato all’improvviso da una voce misteriosa:
– Toborogo! Toborogo!
– Chi mi chiama? – domandò l’uomo colto di sorpresa.
– Povero boscaiolo! Guarda come sei conciato!
– Chi sei? – ripeté Toborogo guardandosi intorno senza vedere anima viva.
– Sono il genio della foresta. Ti osservo ogni giorno andare al lavoro e voglio ringraziarti perché tieni in ordine il bosco: porti via i rami secchi, tagli gli alberi di troppo… Ma tu, guarda come sei povero! Ho proprio pietà di te e voglio aiutarti.
– Aiutarmi? – fece il boscaiolo – Magari!
E la voce segreta proseguì cambiando un poco di tono:
– Amico boscaiolo, se io adesso ti aiuto fino al punto di cambiarti la vita, tu saprai essere riconoscente? Sarai capace di dire grazie?
– Ma certamente – rispose Toborogo guardandosi intorno senza vedere ancora nessuno. – Certo che sarò riconoscente… – ripeté emettendo un sospiro. E la voce riprese:
– D’accordo. Ti prendo in parola.
Come per incanto sul sentiero del boscaiolo apparvero cinque uova bianche, grosse e lucide.
– Vedi le cinque uova? – chiese il genio. – Quando arriverai nella grande boscaglia romperai un uovo dopo l’altro. Vedrai realizzarsi cose davvero meravigliose. Non puoi nemmeno immaginare. Però tutto questo ad una sola condizione: in segno di riconoscenza ogni anno tu dovrai portarmi qui, in questo preciso punto della foresta, un po’ d’olio di palma e dei fagioli.
Il boscaiolo promise senza fare storie. Che cosa erano poi un po’ d’olio di palma e dei fagioli…? Disse di sì e si allontanò con le cinque uova.
Arrivato nella grande boscaglia, Toborogo, così come aveva ordinato di fare il genio della foresta, ruppe il primo uovo. Ed ecco che d’un tratto la boscaglia non era più un territorio incolto e selvatico, ma un grande, un immenso campo coltivato. Vi cresceva ogni ben di Dio, tra cui fagioli in abbondanza e delle belle palme da olio.
Il boscaiolo guardò meravigliato quanto era apparso. Poi, obbedendo alle istruzioni della voce, ruppe il secondo uovo. All’improvviso tra i prati coltivati si aprirono delle strade e lungo le strade sorsero delle magnifiche case. Queste abitazioni si riempirono di donne, uomini e bambini quando Toborogo, che ancora non credeva ai suoi occhi, fece cadere a terra il terzo uovo.
Ma non era finita. Come il boscaiolo ruppe le altre due uova, dapprima scaturirono dalla terra arida fiumi e torrenti che andarono a bagnare tutta la regione rendendola fertile. Poi comparve ogni sorta di bestie. Gli animali domestici si fermarono docili nei cortili delle case, gli animali selvatici, tra i quali una grande quantità di antilopi e gazzelle, presero a scorrazzare nella savana.
Neanche a dirlo, Toborogo fu acclamato da tutti re di quel paese fantastico e fu condotto nella casa più sontuosa. Gruppi di servitori lo trasportavano di qua e di là, lo rifornivano di cibi succulenti, di vestiti preziosi e di ogni altra cosa egli potesse desiderare. In men che non si dica Toborogo aveva dimenticato la sua misera vita di prima.
Purtroppo però scordò anche qualcos’altro. Infatti quando i suoi sudditi lo conducevano a spalla attraverso il suo regno, egli passò e ripassò più volte sul luogo dove aveva sentito la voce del genio. Ma non fece più caso a ciò che aveva promesso. E quando un anno fu passato lui non portò affatto al genio l’olio di palma e nemmeno i fagioli. Neanche quando fu trascorso un secondo anno il re boscaiolo tenne fede agli impegni presi.
Ecco che una sera, dopo una grande festa, il re si avventurò tutto solo per il sentiero, con l’intenzione, facendo quattro passi, di digerire meglio la cena. Il silenzio della foresta fu rotto all’improvviso da un richiamo. Ed il tono non annunciava nulla di buono.
– Toborogo! Toborogo! – urlava la voce.
– Chi sei? Chi mi cerca? – diceva il re guardandosi intorno spaesato.
– Sono quello che da due anni sta aspettando un po’ d’olio di palma ed i fagioli che tu hai promesso!
A questo punto fu tutto chiaro. Era il genio della foresta. Toborogo, che ora aveva recuperato la memoria, abbassò la testa. Nel farlo vide che sul sentiero c’erano cinque uova rotte e restò come paralizzato.
Il primo uovo si ricompose e quando fu chiuso gli animali domestici, la selvaggina, gli uccelli… tutto era scomparso. Il secondo uovo recuperò la forma originaria e in quel mentre i fiumi ed i torrenti si seccarono. Il terzo uovo inghiottì tutta la popolazione che aveva vissuto nelle abitazioni lungo le strade. Come si ricompose il quarto, quelle case meravigliose crollarono su se stesse facendo un gran baccano, si sbriciolarono e tornarono ad essere terra arida. Col chiudersi del quinto uovo il campo coltivato ridivenne una boscaglia incolta e selvaggia. Ora il genio disse al boscaiolo:
– Io ti ho colmato di beni, ma tu non hai saputo essere riconoscente. Non ti sarebbe costato nulla. Riprendi dunque la tua ascia che avevi deposto due anni fa e guadagnati da vivere col tuo lavoro.
Fu così che per non essere stato capace di dire nemmeno “grazie”, Toborogo si ritrovò più povero e sfortunato di prima.
Il mio racconto se ne va pure lui, rotola via e si perde tra i cespugli della boscaglia.
(Questa favola è stata poi pubblicata nel libro: Paolo Valente, Racconti del vento, ed. San Paolo, Milano 2007)

La palma da olio
La palma da olio è originaria dell’Africa ma si trova anche in Asia ed in America. È alta fino a 30 metri. Produce dei frutti sferici che crescono a grappoli: hanno un nocciolo duro e una polpa morbida da cui si ricava un olio rosso, molto usato per l’alimentazione.