In tre sul sentiero

Vita Trentina – 14.1.2007

Il mio racconto vola e vola, si infila tra le colline e va a posarsi sulle povere capanne di un villaggio accoccolato ai piedi della montagna. Lassù, ai tempi degli antenati dei nonni dei nostri padri, viveva un mercante vecchio, molto vecchio. Il suo nome era Sere-Sorou che significa “pazienza”. Quest’uomo vecchio molto vecchio aveva molta pazienza e aveva un figlio, Gabaki, che si era chiamato così poiché era benvoluto da tutti. Possedeva anche un asino.

Come impiegava il suo tempo l’anziano mercante? Assieme al figlio ed al somaro, egli andava di villaggio in villaggio per vendere i prodotti del raccolto di quei suoi compaesani che lavoravano la terra. Partivano molto presto la mattina, i tre, non appena il cielo cominciava a sbiancarsi, e camminavano e camminavano. A volte stavano lontani da casa per giorni, per settimane. E camminavano. Ora era di nuovo tempo di rimettersi in viaggio.

Quel giorno il vecchio mercante, come s’accorse della luce dell’alba, preparò la sua mercanzia. Caricò l’asino di tutto ciò che si andava a collocare sul mercato di un villaggio situato a mezza giornata di marcia. Quando il bagaglio fu legato stretto, Sere-Sorou e Gabaki imboccarono il sentiero e, passo dopo passo, presero a marciare dietro il ciuco.

Avevano percorso solo un primo tratto della via, quando s’imbatterono in un gruppo di contadini, tutti con la zappetta sulla spalla. Al vedere il vecchio mercante e suo figlio seguire la bestia, gli agricoltori presero a gridare tutti in coro e dissero:

– Come vi salta in mente di andar dietro a piedi ad un così bel somaro? Montategli in groppa, ché gli asini sono fatti apposta per portare i pesi. Non si è mai vista gente come voi che preferisce consumarsi i piedi piuttosto che dar fastidi alle bestie!

Né il vecchio né il giovane, per la verità, erano stanchi di camminare. Del resto avevano percorso solo poca strada. E comunque tutti i bagagli erano già sulla groppa dell’asino. Ma se poi quei contadini avessero avuto davvero ragione? Nel dubbio, quasi senza pensarci, il vecchio molto vecchio fermò il somaro e ordinò a suo figlio Gabaki di montarci a cavalcioni. Continuarono così il loro itinerario. L’anziano mercante seguiva ora il somaro sul quale gravava la merce da portare al mercato e sul quale sedeva ora pure il giovane Gabaki, ragazzo benvoluto da tutti.

Proseguivano tranquillamente in questo modo. Attraversarono un podere, poi una piccola foresta, la boscaglia e ancora un campo coltivato. Fu lì che incontrarono una squadra di donne, le quali se ne tornavano dalla foresta con grosse fascine di rami sulla testa. Procedevano in fila ed in silenzio, le donne, ma appena videro il ragazzo sull’asino ed il vecchio a piedi, non seppero trattenere l’indignazione.

– Non ti vergogni – dissero – giovane come sei? Costringi il tuo vecchio padre a faticare mentre tu ti fai trasportare dal somaro…?

Allora il vecchio molto vecchio fermò nuovamente la bestia e pregò il figlio di scendere. Salì lui sull’asino e sistemati in questo modo ripresero la loro strada.

Procedettero ancora un poco e Gabaki era persino contento di potersi sgranchire finalmente le gambe. Tuttavia gli intoppi non erano finiti. Non lontano dal luogo dell’ultima sosta, ecco un grande baobab alla cui ombra riposava un gruppetto di uomini. Questi, visti avvicinarsi i nostri tre amici, li guardarono esterrefatti e poi, in maniera da essere sentiti chiaramente, commentarono ad alta voce:

– Non si capisce come quel vecchio possa fare una cosa simile… L’asino riesce a malapena a muoversi sotto il peso della sua soma e lui, per non fare la fatica di camminare, ci monta sopra… E per giunta lascia a terra il più giovane dei suoi figli… Forse ha paura di consumarsi i piedi…

E scuotevano la testa, dandosi ragione l’uno con l’altro.

A questo punto il vecchio Sere-Sorou sorrise, scese definitivamente dall’asino e disse a suo figlio Gabaki:

– Qualunque cosa tu farai ci sarà sempre qualcuno che pretende di avere un insegnamento da darti. Va bene ascoltare tutti, e farlo con grande pazienza, ma alla fine bisogna saper vedere con i propri occhi qual è il modo migliore di agire.

E proseguirono verso il mercato, l’asino davanti, il vecchio ed il ragazzo dietro, in fila sul sentiero, così come quando erano partiti.

Il mio racconto finisce qui, fila via veloce perché lo aspetta la povera capanna di un boscaiolo.

(Questa favola è stata poi pubblicata nel libro: Paolo Valente, Racconti del vento, ed. San Paolo, Milano 2007)

Il Benin

Queste favole si raccontano in Benin, un piccolo Paese dell’Africa occidentale. Il Benin è stretto tra la Nigeria ed il Togo e si affaccia sul golfo di Guinea. La capitale si chiama Porto Novo, ma la città più importante è Cotonou. I beninesi sono oggi più di sette milioni. Il Benin un tempo era una colonia della Francia (e si chiamava Dahomey), ma è indipendente ormai dal 1960. Però la lingua ufficiale è ancora il francese. Le lingue locali sono oltre 40 e corrispondono ai molti gruppi etnici che abitano il Paese.

Circa la metà dei beninesi professa le cosiddette religioni tradizionali. Gli altri sono cristiani o musulmani.

Il Benin è uno dei Paesi più poveri del mondo. Le risorse naturali sono molto limitate, e questa in parte è una fortuna perché nessuno fa la guerra per accaparrarsele, come avviene altrove. La gente coltiva cotone, mais, manioca, igname, fagioli, palma da olio e da cocco e arachidi. La vita media supera di poco i 50 anni. Solo un terzo dei beninesi sa leggere e scrivere. Ogni cento bambini che nascono, nove non ce la fanno a sopravvivere. Molte persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile.

Però i beninesi sono un popolo che sorride e che insegna anche a noi ad apprezzare la vita.

Il baobab

Il baobab è un albero dalla forma strana che cresce in Africa, in Australia e in Madagascar. Può essere alto fino a trenta metri ed il diametro del tronco, in casi eccezionali, supera addirittura i dieci metri. Le foglie ed i frutti sono usati come nutrimento o per la produzione di medicinali tradizionali.

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